LA JUVE DEI “PUPPANTI”: LINEA VERDE CON MONTICO STACCHINI E VAVASSORI

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I DUE FAVOLOSI QUADRIENNI DI UNGHERIA E BRASILE LE PIU’ FORTI DI TUTTI I TEMPI

GUGLIEMO STABILE “EL FILTRADOR” VENI, VIDI, VICI MA PER UNA SOLA PARTITA

STORIA DELLA LEGA SUD (1921-1926) QUANDO A TORRE ANNUNZIATA IL GENOA VINSE IL NONO SCUDETTO

a cura di FRANCO ASTENGO

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La Targa posta a Torre Annunziata a ricordo della finale del campionato 1923 – 24, nono scudetto del Genoa. Tra il 1921 – 22 e 1925 – 26 l’organizzazione del calcio italiano fu gestita, attraverso la Federazione, tra due Leghe separate al Nord e al Sud, con la finale scudetto giocata tra le due squadre vincitrici dei rispettivi raggruppamenti. Siccome esisteva all’epoca un forte divario tecnico le finali Nord – Sud sono state misconosciute mentre le finali della Lega Nord considerate la vera finalissima per lo scudetto. La riscoperta della targa sopra riportata ha, in una qualche misura, squarciato il velo e ci è parso il caso di riscoprire le vicende delle squadre meridionali dell’epoca.

LA LEGA SUD
Stagione 1921-22
La Lega Sud si costituisce a Napoli il 21 agosto 1921. La sede fu posta a Roma. Ecco il verbale dell’atto costitutivo.

“Ieri, in una vecchia sala del Circolo Militare si sono riuniti numerosi rappresentati di tutte le più quotate Associazioni calcistiche del Centro e del Mezzogiorno d’Italia per costituire la Lega del Sud risaputa ovunque come la maggiore necessità per le nostre regioni. E la Lega del Sud è stata ufficialmente costituita per volontà di uomini ed all’infuori di qualsiasi partigianeria pro o contro la Federazione del Calcio. Così costituita la Lega, forte della sua forza, cercherà presso i due gruppi dissidenti del Settentrione tutti i miglioramenti che più le converranno. Numerosi sono intervenuti, anche, i rappresentanti di Puglia che hanno ottenuto una bella affermazione.
La seduta si è aperta alle ore 10:45 sotto la presidenza dell’avv. Tonetti e segretari Sidoti e Argento. Dopo l’invito del Presidente, i rappresentanti porgono le deleghe. Dopo breve discussione sull’accettazione di alcune deleghe assume la presidenza del Congresso il sig. De Binse ed al posto di segretario siede Martino del Pro Napoli. Il presidente saluta i congressisti, passa la parola a Tonetti che rifà la storia delle trattative condotte a Torino presso le Società Maggiori e le Società Minori. Per alcune inesattezze riscontrate nel discorso Tonetti, Della Pace, della Federazione del Calcio, qui convenuto con delega di una Società laziale, chiarisce domandando le colpe imputate alla Federazione sui vecchi dirigenti di questa che l’attuale Federazione, con alla testa un uomo che risponde al nome di Lombardi che tutti ammirano, è pronta, e non da ora e quando risponde ai giusti desideri delle Società del Centro e del Mezzogiorno, pur di evitare una dolorosa secessione.
Si passa quindi, a discutere in linea di massima il regolamento e lo Statuto e Curatolo si trattiene prevemente sulla necessità che nel Regolamento Campionati non venga inclusa la obbligatorietà del campo chiuso. Poscia si viene alla votazione del primo Consiglio Direttivo per l’anno in corso 1921-22. Dopo la distribuzione delle schede si sospende la seduta per un quarto d’ora. Si procede quindi allo scrutinio che da la seguente votazione: Votanti 45. Presidente Tonetti con voti 25; vicepresidente Del Pezzo con voti 24; segretario Sidoti con voti 45; cassiere Cintia con voti 23 […].”

“Dopo la votazione la seduta è stata tolta alle ore 15, ed i congressisti sono andati a spasso.
Con un attività encomiabile, il Consiglio della Lega ha tenuto la sua prima seduta. Sono state trattate diverse questioni di catattere urgente. Al presidente Tonetti è stato dato l’incarico di condurre le trattative nel Settentrione. Per il giorno 11 settembre prossimo è stata fissata la costituzione dei diversi Comitati Regionali ed in Puglia è stato delegato il rappresentante Argento a presiedere quella formazione. I nostri lettori ricorderanno che alla vigilia dell’Assemblea della Federazione del Calcio, il nostro presentò, sul nostro Corriere, un progetto per la disputa del Campionato in cui chiedeva che il Campionato venisse svolto per regioni e con gli incontri tra le squadre vincenti di ogni regione. Siamo ora lieti di comunicare che il progetto Curatolo verrà adottato dalla Lega.[…]”

La Lega Sud aderì alla CCI invece che alla FIGC. Alle critiche per questa decisione fu risposto:

“Chiacchiere sopra chiacchiere e tutte senza fondamento ha sollevato la costituita Lega del Sud. La si accusa, paradosso enorme ed che solo può fare chi non è al corrente degli avvenimenti, di essersi costituita sotto la protezione delle 24 società dissidenti della Federazione Italiana Giuoco Calcio.
Ciò non è esatto: prova più evidente e lampante ne sia il fatto che lo stesso egregio presidente della Federazione del Calcio, Avvocato Lombardi, fece pervenire in seno al Congresso di Napoli un suo telegramma bene augurante alla futura fortuna della costituenda Lega.
Conosceranno, fino ad ora, questo particolare, i signori che hanno gridato contro la Lega? Certamente no; e noi crediamo che abbian fatto molto male a gridare poggiandosi su proprie deduzioni da proprie arbitrarie ipotesi. Il fatto è questo: la Lega del Sud si è costituita, estranea ad ogni sentimento pro e contro la Federazione del Calcio; ora, tutte le associazioni calcistiche centro-meridionali, forti della salda compagine che le unisce nella Lega reclamano i propri diritti da tanto tempo disconosciuti. Perciò, non avendo essi particolaristici interessi, e reclamando solo le migliori garanzie per le società centro-meridionali, dovrebbe avere l’appoggio incondizionato, almeno per ora, di tutti gli sportivi disinteressati. Così noi intendiamo si possa servire con lealtà la santa causa dell’incremento del giuoco del calcio in Puglia.
Nel Consiglio della Lega sono anche entrati a far parte alcuni elementi attaccatissimi alla Federazione del Calcio, come Muré, Bayon, simpatico ed apprezzato organizzatore napoletano che in seno all’Assemblea di Torino aderì al gruppo delle società minori ed ancora oggi trovasi in cordialissimi rapporti con l’Avvocato Lombardi; Curatolo che in ossequio al mandato affidatogli dal Liberty FC credette non vi fosse dissonanza aderendo alla costituzione della Lega del Sud le di cui finalità sono in perfetta coerenza con l’ordine del giorno votato dal Comitato delle Società Baresi. Ed ancora: il fatto che il Consiglio della Lega, nella sua prima seduta, dava mandato al proprio presidente, cav. Avv. Felice Tonetti di condurre le trattative nel Settentrione, rivolgendosi, anche, alle Società maggiori per conoscere quali intendimenti hanno per la costituita Lega giacché le minori si erano già espresse attraverso la stessa Federazione con la proposta dell’avv. Lombardi e per bocca del Consigliere Della Pace, sta appunto a dimostrare che nessun vincolo esiste fra la Lega del Sud ed il gruppo delle 24 società dissidenti che non hanno in alcun modo partecipato al Congresso di Napoli, dove, invece, intervenne il signor Della Pace, consigliere della Federazione del Calcio, che oggi è uno dei maggiori esponenti e che ha stretto sincera amicizia col nostro Curatolo, e che ancora ha votato in favore della costituzione della Lega.
Con la costituita Lega, e solo così, la nostra fiorente regione è stata portata alla medesima sistema del Lazio e della Campania: avrà il suo Campionato di prima categoria e di qualificazione: saranno, a cura della Lega, organizzati tornei di propaganda e calate di grandi squadre del Settentrione senza alcun onere finanziario da parte delle nostre Società. Ed è bene ricordare che l’avvocato Borgino, che prese le difese dei nostri clubs a Torino, apparteneva ed appartiene proprio al gruppo delle 24 società dissidenti, unitamente all’avvocato Lombardi, che invece, è l’esponente del gruppo delle società minori.
Questi uomini, adunque, hanno entrambi a cuore le sorti della nostra regione similmente a quelli che oggi hanno compiuto la costituzione della Lega.
Si grida al caos, ai tradimenti: niente di tutto questo; crede qualche società di disinteressarsi di questo movimento? Faccia pure: momento preme sulle coscienze degli individui che ne reggono le sorti. La responsabilità sarà loro se domani saranno escluse da qualsiasi progresso e costrette a mettersi da parte per dare il passo a chi meglio comprende lo sport.”

Ben presto furono costituiti cinque comitati regionali: campano, laziale, pugliese, siciliano e marchigiano. I cinque campioni regionali si sarebbero sfidati nella fase finale ad eliminazione diretta della Lega Sud. Giunsero in Finale i romani della Fortitudo e i campani della Puteolana: prevalsero i romani per 2-0, laureandosi così Campioni del Sud e qualificandosi alla Finalissima per lo scudetto, persa poi contro la Pro Vercelli (0-3 a Roma e 2-5 a Vercelli).

Finalissima

Roma
11 giugno 1922
Fortitudo clip_image004 0 – 3 clip_image005 Pro Vercelli  
 
  Marcatori clip_image007 35’ Rampini
clip_image007[1] s.t.’ Ceria
clip_image007[2] 86’ Gay

Vercelli
18 giugno 1922
Pro Vercelli clip_image005[1] 5 – 2 clip_image008 Fortitudo  
 
Gay clip_image007[3] 9’
Ardissone clip_image007[4] 17’, Ardissone clip_image007[5] 87’
Rampini clip_image007[6] 76’, Rampini clip_image007[7] 85’
Marcatori clip_image007[8] 35’ Canestrelli
clip_image007[9] 78’ Alessandrini

1922-23
Con la riunificazione tra FIGC e CCI, la FIGC decise di mantenere la Lega Sud istituita sotto l’egida della CCI e ad essa affidò l’organizzazione dei tornei nel Sud Italia, che rimasero a livello regionale. Le migliori due dei Campionati regionali di Campania, Lazio e Puglia, a cui si aggiungono i Campioni di Marche e Sicilia, si sarebbero contese il titolo di Campioni dell’Italia Centro-Meridionale nella fase finale del torneo gestito direttamente dalla Lega Sud. In Finale giunsero i romani della Lazio e i campani del Savoia di Torre Annunziata: prevalsero i romani (4-1 e 3-3), che persero poi la Finalissima per lo scudetto contro il Genoa (1-4 a Genova e 0-2 a Roma).

Finalissima

Genova
15 luglio 1923
clip_image010 Genoa 4 – 1 clip_image012 Lazio Stadio Via del Piano

Arbitro: Bertazzoni (Modena)
 
Catto clip_image007[10] 15’
Mariani clip_image007[11] 38’
Barbieri clip_image007[12] 41’ (Rig.)
Santamaria clip_image007[13] 47’ (Rig.)
Marcatori clip_image007[14] 87’ Filippi

Roma
22 luglio 1923
clip_image012[1] Lazio 0 – 2 clip_image010[1] Genoa Stadio della Rondinella (10 000 spett.)

Arbitro: Venegoni (Legnano)
 
  Marcatori clip_image007[15] 21’ Santamaria
clip_image007[16] 42’ Catto

1923-24
Anche nella stagione 1923-24 i tornei nel Sud Italia rimangono a livello regionale. Le migliori due dei Campionati regionali di Campania, Lazio e Puglia, a cui si aggiungono i Campioni di Marche e Sicilia, si sarebbero contese il titolo di Campioni dell’Italia Centro-Meridionale nella fase finale del torneo gestito direttamente dalla Lega Sud. La condizione del calcio meridionale continuava ad essere poco rosea comparata con quello ben più evoluto sviluppatosi nel Settentrione, come lamentato in un articolo pubblicato nella Gazzetta del Mezzogiorno del 27 novembre 1923.

“Da ultimo parlerò del campionato e dirò subito che se vogliamo giungere ad essere rapidamente pari agli squadroni del Nord occorre istituire subito il campionato interregionale, ridurre senza pietà il numero delle squadre di Prima Divisione e risolvere la questione dei campi.
E’ doloroso e porterà con sé gravi sacrifici finanziari, ma è necessario che le società si provvedano di campi propri, ben cintati e muniti di comode tribune. Gli attuali campi sono degni appena della Seconda e della Terza Divisione.
E più ancora occorre ridurre il numero delle squadre, selezionarle, affinarle e irrobustirle con i continui incontri interregionali. Ne guadagnerà la Prima Divisione che diverrà più forte e pari a quella della Lega Nord: ne guadagnerà ancora la Seconda Divisione che acquisterà di combattività e di importanza e che diverrà vera, rude scuola per meritarsi la Prima Divisione”.

Assai controverso fu l’esito del Girone A di Semifinale. Questo girone fu vinto dal Savoia, ma l’Ideale sporse reclamo per la partita del 1 giugno contro gli oplontini, rinviata per l’indisponibilità del campo del Savoia per una manifestazione militare, e rinviata al 22 giugno. Il Savoia vinse sul campo l’incontro per 7-1, ma l’Ideale sporse reclamo al direttorio federale di Torino, chiedendo la vittoria a tavolino per la mancata disputa dell’incontro del 1 giugno, essendo a loro dire il Savoia reo di non aver provveduto a cercare un altro campo dove disputare l’incontro e chiedendo che la negligenza del Savoia nella mancata ricerca di un campo alternativo equivalesse al rifiuto di scendere in campo e pertanto dare forfait.

Il 6 luglio il ricorso fu accolto scombussolando la classifica. Questo il racconto del cronista:

“Demmo ieri, in una corrispondenza da Roma, la notizia che il Direttorio Nazionale della FIGC aveva respinto il reclamo dell’Ideale, avverso il deliberato della Lega Sud che – in seguito al mancato incontro con il Savoia il 1 giugno – non aveva accordato il forfait della squadra di Torre Annunziata a favore di quella di Bari, e aveva ordinato che il match si effettuasse sul campo Oncino.
Sta di fatto, invece, che il Direttorio, nella riunione di venerdì sera a Torino, dopo aver preso visione dell’elaborato incarto preparato dall’Ideale, a dimostrare la sua perfetta regolarità della sua posizione – decideva l’accoglimento del reclamo stesso, e dichiarava vincente l’Ideale, che è venuta così ad avvantaggiarsi di due punti nella classifica delle semifinali.
In seguito a questa vittoria tanto la squadra barese quanto il Lazio contano sette punti in classifica, per modo che – per ottenere la vincente del girone B – sarà giuocata una partita di qualificazione.
L’incontro avverrà oggi in campo neutro, e cioè ad Ancona, alla cui volta i nero-verdi son partiti ieri mattina.
Viene così ad aver fine quel movimento… sedizioso creatosi in questi giorni a Napoli dove, dopo aver preparate le giustificazioni pel mancato incontro del primo giugno, si era preparato l’ambiente per influenzare la Federazione di Torino, secondo una lunga corrispondenza da Napoli alla Gazzetta dello Sport, che lo stesso giornale ha opportunatamente commentato”.

Il 15 luglio 1924 La Gazzetta del Mezzogiorno pubblicò il Comunicato Ufficiale del direttorio federale:

“Riteniamo far cosa grata ai lettori riproducendo il comunicato ufficiale con cui il Direttorio della FIGC accoglie il reclamo della US Ideale in merito al mancato incontro del 1 giugno col Savoia di Torre Annunziata, e che ha provocato le dimissioni della Lega del Sud.
Le ragioni che hanno consigliato l’accoglimento del reclamo sono così chiare e potenti a favore della Società barese, che speriamo che la stampa napoletana e quella romana – fuse in un commovente accordo in questa bisogna – vogliano farsene capaci.
Ecco quindi la parte del comunicato che riguarda il reclamo in questione:
Reclamo US Ideale-Bari (gara Savoia-Ideale non effettuatasi il 1 giugno 1924) – in riferimento alle circostanze di fatti emergenti dalla minuta documentazione relativa alla mancata gara Savoia-Ideale del 1 giugno e richiamate sia le disposizioni generali che disciplinano lo svolgersi dei Campionati, sia quella particolare 3 settembre 1923 sancita ed applicata dalla Lega Sud:
Ritenuto che quantunque non applicabile al Savoia la su accennata disposizione, nella parte che consente alle sole Società Marchigiane e Pugliesi la semplice disponibilità di un campo di giuoco, anziché la proprietà, poteva tuttavia, il Savoia chiedere, in via di eccezione di poter usufruire di altro campo se il proprio era requisito, ciò che gli venne concesso e gli sarebbe stato facile ottenere:
Considerato ancora che l’Ideale non poteva essere privato del diritto di poter disputare la gara fissata comunque e su qualsiasi Campo, specie di fronte all’analoga autorizzazione della Lega Sud ed alla presenza dell’Arbitro designato;
che pertanto il Savoia deve imputare a propria colpa e negligenza sia il non aver provveduto ad altro Campo ottemperando alle istruzioni della Lega Sud ed alle sollecitazioni dell’Ideale, sia l’avere rifiutato di scendere in campo, cosicché deve ritenersi avere esso disertato il Campo stesso colla conseguente attribuzione della vittoria all’Ideale per 2 a 0;
la Presidenza in accoglimento del reclamo presentato dall’Ideale, delibera di dare vinta per 2 a 0 alla reclamante ed in base ai considerandi sovra esposti, nonché per forfait del Savoia, la gara 1 giugno 1924 e da obbligo a quest’ultima di rifondere all’Ideale l’indennizzo su misura pari a quella corrisposta per la gara di andata; e di mandare alla Lega Sud di modificare la classifica in conseguenza e di provvedere all’ulteriore svolgimento del Campionato”.

Lo spareggio di Ancona del 6 luglio 1924 tra Lazio e Ideale di Bari fu vinto dai romani che si qualificarono così alla Finale di Lega Sud contro i concittadini dell’Alba. Il Savoia non si era tuttavia ancora arreso e, ritenendo iniqua la sconfitta a tavolino e la conseguente esclusione dalle Finali in quanto effettivamente il 1 giugno il proprio campo era indisponibile per cause di forza maggiore, presentò ricorso contro il deliberato del direttorio federale. Il risultato di questa bagarre legale fu che il termine del campionato fu ulteriormente rinviato: la finale Lazio-Alba, in programma per il 13 luglio, fu annullata avendo il Savoia presentato ricorso, e fu solo alcuni giorni dopo che il ricorso fu accolto; non sono note le motivazioni dai giornali finora consultati, fatto sta che il risultato sul campo fu ripristinato e il Savoia risultò di nuovo vincitore del girone, tra le proteste della Lazio, privata dalla possibilità di poter disputare la finale.
Il 27 luglio 1924 si disputò, a Roma, la partita di andata Alba-Savoia: si ebbe il netto predominio degli oplontini, che a cinque minuti dal termine conducevano per 2-0, cosicché la vittoria in campo avverso sembrava essere ormai assicurata; tuttavia la grande prestazione della squadra di Torre Annunziata fu vanificata da una svista dell’arbitro, che fischiò per errore la fine dell’incontro con cinque minuti di anticipo. Per tale svista la Lega Sud annullò l’incontro e decretò che andasse ripetuto, tra le recriminazioni del Savoia. Una settimana dopo, il 3 agosto, a Torre Annunziata, il Savoia dominò imponendosi per 2-0. Nella ripetizione della gara di andata, tuttavia, l’Alba si impose per 1-0. Ora sia il Savoia che l’Alba avevano due punti in classifica e, poiché a quell’epoca non contava né la differenza reti né tantomeno il quoziente reti, si dovette disputare una gara di spareggio in campo neutro, in programma a Livorno per il 24 agosto. L’Alba tuttavia non si presentò per non aver ricevuto dalla FIGC sufficienti garanzie sul rimborso delle spese di trasferta, per cui al Savoia fu assegnata la vittoria a tavolino per forfait dell’avversario, proclamato campione dell’Italia centro-meridionale e pertanto qualificata alla Finalissima nazionale contro il Genoa, poi vinta dai liguri (che furono vittoriosi a Genova per 3-1, e poi pareggiarono a Torre Annunziata per 1-1).

Finalissima

Genova
31 agosto 1924
Finale di andata
Genoa clip_image010[2] 3 – 1 clip_image014 Savoia Campo Marassi

Arbitro: A.Gama sr. (Milano)
 
Catto clip_image007[17] 15’
Sardi clip_image007[18] 16’
Santamaria clip_image007[19] 55’
Marcatori clip_image007[20] 49’ Bobbio

Torre Annunziata
7 settembre 1924, ore 16:50 CEST
Finale di ritorno
Savoia clip_image014[1] 1 – 1 clip_image010[3] Genoa Campo Oncino

Arbitro: Rangone (Alessandria)
 
Mombelli clip_image007[21] 73’ Marcatori clip_image007[22] 71’ Moruzzi

 

1924-25

Nell’autunno 1924 la sede della Lega Sud fu spostata a Napoli. Ciò non pose fine alle critiche per l’operato della Lega, soprattutto ad opera delle società e dei quotidiani pugliesi, che si sentivano danneggiati dalla Lega. Anche un giornale napoletano, Il Mezzogiorno Sportivo, tuttavia, si lamentò, nella primavera 1925, dell’operato della Lega Sud: “Il titolo non è nostro; e nemmeno la nota che riportiamo. E’ del settimanale sportivo di Napoli, il Mezzogiorno Sportivo che nel numero di lunedì pubblica il suo pensiero sulla Lega del Sud che, come ognuno sa, ha sede a Napoli. Ciò dimostra la bontà della causa che noi abbiamo sostenuta e per la quale ci siamo battuti.
Ma non aggiungeremo altro! Ecco quanto scrive il settimanale sportivo napoletano: “Quando fu decisa la Lega Sud a Napoli, da giornalisti sereni e che non guardano al campanile, non ci unimmo agli osanna della stampa, interessata, serbando un atteggiamento di benevola attesa.
E lo dicemmo apertamente: non abbiamo prevenzioni di sorta, attenderemo i nuovi reggitori all’opera.
Non possiamo essere accusati di aver fatto della critica per partito preso. Abbiamo taciuto così quando le cose andavano liscie, ed abbiamo anche confortato della nostra adesione la Lega Sud nei suoi primi severi provvedimenti anche quando la più elementare politica giornalistica – che per fortuna é ben lontana dai nostri metodi – ci consigliava invece di tener bordone alle proteste di una intera regione, la Puglia.
Non abbiamo così risparmiato le nostre critiche a grossolani errori della Lega o dei suoi organi dipendenti.
Ora è umano, è vero, che contro il governo non mancano mai le opposizioni, ma ci pare che gli uomini della Lega stiano facendo di tutto per formarsi entro una opposizione troppo seria: e soprattutto seria perché nel giorno del redde rationem avrà degli argomenti ben validi da addurre.
La Lega si fa esautorare. 
Ha permesso che il Comitato Regionale Laziale… appaltasse ad una società, con modestissimo contributo il match Toscana-Lazio.
La Lega non sa curare gli interessi delle società sottoposte. Si ostina a far disputare a Taranto l’incontro tra le due squadre rivali di Bari, e non pensa che sarebbe opportuno organizzare a suo rischio e pericolo, l’incontro a Bari, con un arbitro di polso, e presente qualche papavero della Lega.
La Lega non è coerente né previdente. Lo incontro di Taranto viene sospeso. Ecco la Lega riorganizzarlo, a Bari, e a suo rischio e pericolo. Non poteva farlo prima?
La Lega non è giusta nelle sue punizioni. A Cava, in seguito a una campagna giornalistica del segretario della Lega Sud avvengono presente questi degli incidenti, nei quali si trova coinvolto anche il Presidente della Lega stessa. La Lega punisce la squadra locale con tre mesi di squalifica del campo.
Ora il dilemma è questo: o la Cavese era in difetto e allora tre mesi erano pochi e soprattutto, la punizione doveva essere data con urgenza non a campionato finito: gli incidenti erano fuori della responsabilità della società e allora tre mesi sono ingiusti.
Ma la verità è semplice: la Lega Sud non ha neppure in Campania quelle adesioni e quelle simpatie che vanta. La Lega Sud dimostra di non essere composta tutta da competenti. Infatti delibera per il 22 corrente un match Puglie Campania, a Taranto ed un match Lazio Toscana a Livorno.
Due sole constatazioni che varranno a far giudicare come meritano tali matchs. Entrambi verranno senza dubbio giocati con cavalleria ma anche con accanimento. Il 29 corrente, cioè una settimana dopo, hanno inizio le semifinali interregionali.
Avrà il coraggio la Lega Sud di punire una società la quale negherà i suoi giocatori per non compromettere le sue chanches alla vigilia della conclusione dei sacrifici di una intera annata?”

In Finale per il titolo di campione del Centro-sud si qualificarono Alba e Anconitana. Prevalse l’Alba che poi perse in modo netto la Finalissima contro il Bologna (0-4 a Bologna e 0-2 a Roma).

Finalissima

Bologna
16 agosto 1925
Andata
Bologna clip_image016 4 – 0
referto
clip_image018 Alba Roma
Arbitro: Rangone (Alessandria)
 
Della Valle clip_image007[23] 23’, clip_image007[24] 61’
Schiavio clip_image007[25] 73’
Perin clip_image007[26] 89’
Marcatori  

Roma
23 agosto 1925
Ritorno
Alba Roma clip_image018[1] 0 – 2
referto
clip_image016[1] Bologna
Arbitro: Pinasco (Sestri Ponente)
 
  Marcatori clip_image007[27] 30’ Della Valle
clip_image007[28] 85’ Rubini

 

1925-26
Nel corso dell’estate del 1925 si ebbe un acceso scontro tra le varie società componenti la Lega Sud riguardo la formula del campionato. Le società campane proponevano di abolire i campionati regionali, rendendo la Prima Divisione un campionato interregionale, con due gironi con giurisdizione estesa all’intera Italia Centro-Meridionale. Le società laziali, a cui si aggiunsero le pugliesi e soprattutto le società meno solide finanziariamente, invece, preferivano andare avanti con i campionati regionali, in modo da ridurre le spese di trasferta. Il dibattito tra pro e contro in breve tempo divenne acceso.

All’Assemblea della Lega Sud del 20 luglio 1925 il dibattito divenne acceso. Le società campane proposero che per l’anno successivo venissero ammesse al Campionato di Prima Divisione della Lega Sud 16 società, di cui 4 campane, 4 laziali, 4 pugliesi, 2 siciliane e 2 marchigiane. Le 16 società selezionate sarebbero state suddivise in due gironi da otto squadre, con 2 campane, 2 laziali e 2 pugliesi per girone, mentre nel Girone A sarebbero finite le 2 siciliane e nel Girone B le due marchigiane. Le due squadre prime classificate si sarebbero contese il titolo di Campione Centro-Meridionale nella Finale, mentre le due ultime classificate sarebbero risultate retrocesse in Seconda Divisione. La Seconda Divisione sarebbe stata suddivisa in sei campionati regionali: Lazio, Marche, Umbria, Puglia, Sicilia e Campania. I Campioni regionali sarebbero poi state suddivise in due gironi interregionali, uno comprendente i Campioni di Lazio, Marche e Umbria e l’altro i Campioni di Puglia, Campania e Sicilia. Le vincenti dei due gironi avrebbero ottenuto la promozione in Prima Divisione. Nel corso dell’assemblea fu avanzata una proposta alternativa, che suddivideva il campionato in tre gironi interregionali, con due gironi da sei e un girone da quattro. Le due proposte furono messe ai voti e a vincere fu la prima che prevalse con 29 voti favorevoli contro 14.
Le società contrarie a questa proposta di riforma, principalmente perché trasferte più lunghe avrebbero portato a un aumento delle spese di gestione che avrebbero portato le società meno solide finanziariamente al rischio addirittura di rinuncia al campionato, non si diedero per vinte e decisero di esercitare una forte opposizione in tutti i modi possibile.
All’Assemblea Federale del 17 agosto 1925, la proposta di abolire i campionati regionali fu respinta dal grosso delle società minori e così anche questa proposta di riforma andò definitivamente accantonata. E ciò accadeva mentre le squadre di Lega Nord avevano deciso di istituire a partire dalla stagione 1926-27 il girone unico, a cui sarebbero state ammesse le migliori otto squadre di ognuno dei due gironi di Lega Nord 1925-26. Insomma, mentre al Nord ci si avvicinava sempre di più all’ideale del girone unico, al Sud si continuava con i campionati regionali e ogni tentativo di aumentare la competitività del campionato falliva miseramente osteggiato dalle società minori contrarie all’aumento delle spese di trasferta.

 Il campionato cominciò quindi con la solita formula dei campionati regionali. Le semifinali di Lega furono però allargate a 10 squadre, 5 per girone, includendo anche i vicecampioni di Sicilia e di Marche. Come al solito, vi furono proteste per alcuni provvedimenti della Lega che indussero alcune squadre addirittura a minacciare di ritirarsi dal torneo.

“Le Società laziali sono a rumore per il nuovo comunicato della Lega Sud la quale invece cercare la soluzione migliore alla crisi arbitrale che essa stessa ha provocata, inasprisce la situazione.
Evidentemente la Lega Sud, decisa a farsi comunque ubbidire, ha perso ogni controllo di sé stessa, e minaccia pene capitali. L’atteggiamento odierno della Lega può ritenersi uguale a quello dello scorso anno riflettente le società pugliesi: il che ci consente di confermare quanto scrivemmo in proposito a quel tempo.

“Il consiglio direttivo dell’Alba, riunitosi d’urgenza in seduta ordinaria, ha discusso sulla decisione del ritiro della squadra dal campionato della Lega Sud in segno di protesta contro la stessa Lega. Prevalendo il più sano concetto sportivo e la volontà avendo il sopravvento sullo sdegno e sul risentimento più che giustificato, l’Alba ha finito per votare all’unanimità questo ordine del giorno indirizzato alle autorità federali: Il Consiglio direttivo della Società Sportiva Alba, rilevato con vivo compiacimento l’unanime energica protesta della stampa cittadina per lo svolgimento dell’incontro Alba-Pro Italia effettuatosi domenica scorsa; constatato che la situazione creatasi è una deplorevole conseguenza del sistema perpetrato dalla CLSS ai danni dello sport calcistico laziale ed in particolar modo della società sportiva Alba delibera di chiedere allo spettabile Consiglio Federale della FIGC una temporanea sospensione delle partite di semifinali del girone B, ed una conseguente immediata inchiesta diretta ad accertare la condotta della predetta CLSS ai danni della Società Sportiva Alba: senza di che non ritenendosi sufficientemente garantita dalla Lega Sud si troverebbe nella dolorosa necessità di non fare ulteriormente partecipare la propria squadra alle rimanenti partite di campionato lasciando così indifeso il titolo di campione regionale e del centro meridionale onorevolmente conquistato con un passato sportivo di circa un ventennio.
Il Consiglio Direttivo della FIGC che trovasi a Roma al completo per il testé chiusosi congresso della FIFA e al quale l’ordine del giorno è stato consegnato si riunirà domani sera all’Hotel Patria. Non è improbabile che in tale riunione sia presa una decisione che riguardi appunto la grave situazione tecnica e sportiva dei campionati meridionali e che ridia finalmente un po’ di vita onesta tranquilla ed operosa al movimento calcistico meridionale”.

Alla fine, tra disorganizzazione e minacce di ritiro rientrate, si sfidarono nella Finale di Lega Internaples e Alba. Questa la cronaca a tratti immaginifica della partita.

“L’Alba ha battuto l’Internaples per 6-1. Questo inatteso e veramente sorprendente risultato è stato gridato a voce alta e commossa da migliaia di sportivi romani alle sette centurie di sportivi napoletani, i quali attoniti e smarriti non potevano ancora credere ai loro occhi.
Risultato rispondente ad una reale, schiacciante superiorità degli albini, i quali hanno giuocato una partita tutto ardore e tutto fuoco amalgamando tutto con una tecnica di indiscussa classe.
La partita ha avuto due distinte fasi, separate dall’half-time. Il primo tempo è stato un vero godimento per gli spettatori, ai quali i ventidue giocatori offrivano un mirabile saggio di ardimento e di slancio, tuffandosi a corpo perduto in una contesa serrata e senza quartiere. I due attacchi erano sempre pronti alla più veemente offesa: i due baluardi mediani erano le prime difese accessorie che non le più micidiali cannonate potevano demolire: le due difese estreme erano roccaforte inespugnabili, resistenti ai più micidiali colpi d’ariete.
In questa gran battaglia, leggera superiorità dell’Internaples. I due archi avevano le corde tese in una misura spasmodica: qual se una delle due avesse ceduto anche di poco sarebbe stata la debacle. E la debacle si è avverata. Ziroli ha segnato il primo gol romano al 41° del primo tempo. L’intervallo ha ritemprato le forze. Gli albini hanno raddoppiato in foga ed in entusiasmo. E’ ancora Ziroli che al 9° segna mentre Pelvi non può parare. Pelvi compie parate eroiche. Al 17° Maneschi lo sorprende, e son tre goals.
E’ Ghisi I che al 77° batte Ricci con un bel tiro di testa. Ma Ricci non ne può, essendo stato lasciato solo dai due terzini.
Poi è la debacle napoletana. Sfiduciati, accorati, smontati, i bianco-azzurri non si ritrovano più e gli albini passano come vogliono attraverso le allentatissime maglie. Al 31° Loprete, Maneschi al 35°, Bucovi al 39° segnano altri tre goals, mentre Sacchi sferra una carica di calci a Ricci in una bloccata a terra, e Loprete non sta più rendendo da parecchio a causa di un knock out subito nel primo tempo. Fine. Pinasco ha diretto in modo impareggiabile.
Le squadre hanno giocato nelle seguenti formazioni:
Alba: Ricci – Mattei, Bianchi – Rovida, Degni, Berti – Loprete, Fasanelli, Bucovi, Maneschi, Ziroli.
Internaples: Pelvi – Minter, Jacquinto – Mirra, Ghisi II, Toth – Fiorini, Sallustro, Ghisi I, Ferrari, Sacchi”.

Prevalsero i capitolini (6-1 e 1-1), che però persero nettamente la Finalissima scudetto contro la Juventus (1-7 all’andata e 0-5 al ritorno).

Finale

Torino
8 agosto 1926, ore 17 TMEC
Juventus clip_image020 7 – 1 clip_image018[2] Alba Roma Stadio di Corso Marsiglia

Arbitro: Dani (Genova)
 

 

 

Roma
22 agosto 1926, ore 17 TMEC
Alba Roma clip_image018[3] 0 – 5 clip_image020[1] Juventus Stadio Nazionale

Arbitro: A.Gama

 

LA RIFORMA FASCISTA DEL CALCIO MERIDIONALE

In seguito a una grave crisi provocata da uno sciopero arbitrale, nel luglio 1926 la Lega Sud fu costretta a rassegnare le sue dimissioni. La Gazzetta del Mezzogiorno esultò così a tale notizia:

“La Lega Sud della Federazione Italiana Giuoco Calcio ha rassegnato le sue dimissioni!
Dopo una serie di atti che molti e per molto tempo hanno aspramente censurato perché contrari allo Statuto, ai regolamenti, ad ogni ragionamento logico e morale; dopo una ricca collezione di deliberata e decisioni che hanno sempre e sistematicamente sollevato un vespaio di reclami, di mal represse ribellioni, di invocazioni alla giustizia all’equità; dopo alterne vicende in cui portarono il loro contributo uomini che ancora ieri stavano al potere ed anche uomini che dal potere si sono allontanati da qualche tempo, che si imperniano sempre su coloro che sono stati i disfattisti del calcio meridionale, la Lega del Sud sgombra il terreno e, pavida e timorosa dell’imminente e immancabile scoccione, fa fagotto e guadagna l’uscio.
Non è trascorso molto tempo, e pur sembrano lontani quegli anni in cui lo sport non era avvelenato dalla politica. Poi cominciarono i dissidi interni della Federazione Italiana Giuoco Calcio, le cui ripercussioni furono sensibilissime anche nel campo atletico del Mezzogiorno, ove le ancora sparute e non armoniche forze sociali furono ben presto facile preda della politica… La Puglia stessa ne sofferse… E cominciò, già da allora, la tattica del patteggiamento, del do ut des, dell’accordo a due a dubbio del terzo, augure il deus ex machina Mario Argento, le cui visite nelle fertili plaghe meridionali furono impensatamente frequenti, e la cui opera da allora in poi fu feconda nel creare a se stesso una posizione di privilegio.
E’ da questa epoca che anche la Puglia ha sofferto i rigori di una antipatia alla quale Argento la designò per aver tenuto fede, sportivamente, lealmente, a quella Federazione nella quale soltanto erano uomini di vero sport. Ed anche le società pugliesi conobbero le decisioni più strane, e più antistatutarie che sia possibile concepire”.

Il mondo del calcio italiano si preparava ad essere rivoluzionato dal Fascismo: la suddivisione del campionato in un torneo del Nord e in un torneo del Sud con Finalissima tra i due campioni per stabilire il campione nazionale mal si conciliava con gli ideali nazionalistici del regime. Ragion per cui il Fascismo, con la Carta di Viareggio del 1 agosto 1926, stabilì che le migliori 3 squadre della Lega Sud sarebbero state ammesse al nuovo campionato di massima serie, la Divisione Nazionale (20 squadre suddivise in due gironi), giocando negli stessi gironi delle squadre del Nord, ponendo fine a tale dicotomica suddivisione e rendendo il campionato di massima serie un torneo veramente nazionale. Altre 8 squadre, poi divenute 10, di Prima Divisione della Lega Sud avrebbero costituito il Gruppo Sud del nuovo campionato cadetto, la Prima Divisione, mentre l’Anconitana veniva comunque ammessa in Prima Divisione, ma aggregata nel gruppo Nord. Tutte le altre squadre della Lega Sud, tolte le fuse con società maggiori e le rinunciatarie, furono declassate nei campionati minori.  All’epoca, nei tornei nazionali, le squadre del Nord erano in numero predominante rispetto alle squadre del Sud. Ciò si spiega con il divario tecnico tra le squadre delle due parti della Penisola. In ogni modo, l’aver permesso alle migliori del Sud di giocare negli stessi gironi delle squadre del Nord, fece sì che migliorasse di molto il loro tasso tecnico, e se è vero che nel 1926-27 tutte le tre rappresentanti del Sud risultarono retrocesse e dovette rendersi necessario l’intervento del regime per ripescarle, già l’anno successivo la Roma vinse la Coppa CONI, torneo di consolazione per le escluse dal Girone Finale, mettendo in mostra i progressi del calcio meridionale. Nel ventennio successivo Roma, Lazio e Napoli misero in mostra i progressi del calcio meridionale, candidandosi alla lotta per lo scudetto e, nel caso della Roma nel 1941-42, riuscendo addirittura a vincerlo.

Le classifiche dei due gironi del campionato 1926 – 27

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La gioia del popolo granata fu di breve durata. Nell’autunno successivo, lo scudetto venne infatti revocato al Torino per le conseguenze del caso Allemandi, uno dei primi scandali del calcio italiano. Secondo le voci, Luigi Allemandi, terzino della Juventus, sarebbe stato avvicinato da un dirigente granata (il dottor Nani) che, con l’intento di corromperlo, gli avrebbe consegnato 25.000 lire, affinché questi addomesticasse il derby in programma per il 5 giugno.

Nella gara incriminata, tuttavia, Allemandi si segnalò tra i migliori in campo. Nani si sarebbe quindi rifiutato di pagare al calciatore le restanti 10.000 lire pattuite, e la presunta discussione che si accese tra i due in un albergo torinese sarebbe giunta all’attenzione di un giornalista, che denunciò il fatto. Nel novembre 1927, dopo indagini sbrigative e un processo sommario, la Federcalcio, guidata da Leandro Arpinati (gerarca fascista e podestà di Bologna), revocò lo scudetto al Torino e squalificò a vita Allemandi, nel frattempo passato all’Inter; questi, tuttavia, godette già nel 1928 di un’amnistia. Il titolo di campione d’Italia, però, non venne attribuito al Bologna, secondo classificato, nonostante il regolamento dell’epoca prescrivesse questa eventualità, e rimase pertanto non aggiudicato.

Le controversie che caratterizzarono il procedimento giudiziario portarono nel tempo a diverse richieste da parte del Bologna e del Torino di riassegnazione dello scudetto. Già nel 1949, durante i funerali del Grande Torino, la Federazione promise di riaprire il caso, ma tale assicurazione non ebbe seguito. Anche in seguito i rossoblù e i granata continuarono a rivolgere petizioni in tal senso, ma la FIGC, pur dando disponibilità a riesaminare la questione, non ha finora adottato alcun provvedimento

 

BARBOSA: PORTIERE EROE ALLA ROVESCIA DEL MONDIALE PERDUTO

LA PRIMA VOLTA DEL SAVONA SUI CAMPI LONTANO DA CASA: DAI “CICERIN BOYS” AD AOSTA ALLA “SETTIMANA SARDA”

TANTI RAGAZZI DA DIVERSE PARTI D’ITALIA

A TRE ANNI DALLA SCOMPARSA DI PEO ASTENGO: UN RICORDO IMMUTABILE DI UN MAESTRO DELLO SPORT SAVONESE

di LUCIANO ANGELINI E FRANCO ASTENGO

Tre anni fa, improvvisamente, il fato colpiva mortalmente Peo Astengo. Un fratello, un allievo, un amico, un compagno.

Ci ha lasciato un vuoto incolmabile, a noi che gli eravamo vicini da tutta la vita, ai grandi campioni che aveva saputo lanciare a livelli mondiali, ai suoi giovani allievi, a chi lo aveva conosciuto nello sport come nella vita.

Lo ricordiamo ancora sulle pagine del blog e lo faremo sempre, partendo dai tempi ormai antichi vissuti sul campetto del Sacro Cuore quando iniziò nel ruolo di portiere, poi nella sua appassionata e appassionante  carriera calcistica, all’approdo nell’insegnamento dell’educazione fisica nelle scuole e al prestigioso ruolo di allenatore di atletica. Dal campetto dell’Oratorio Sacro Cuore, dove aveva saputo coltivare e costruire tecnica, temperamento e amicizie indelebili, ai grandi stadi per Olimpiadi, Campionati del Mondo ed Europei, Meeting internazionali. L’atletica leggera era la sua grande passione, la sua vita. Vi si dedicava anima e corpo per allevare, crescere e lanciare futuri campioni, da grande tecnico qual era, allievo e sodale prediletto del grande Carlo Vittori (assieme avevano curato le staffette azzurre per diverse edizioni di Mondiali, Europei, Universiadi).

 In varie specialità, ma in particolare nella velocità e negli ostacoli, Peo  riuscì a plasmare atleti del calibro di Ezio Madonia ed Emanuele Abate, olimpionici entrambi, capaci di vincere medaglie ai campionati Europei e Mondiali (celebre staffetta azzurra: Floris, Pavoni, Madonia, Tilli), primatisti e campioni italiani. Oggi si è aggiunta, quale frutto ulteriore del suo lavoro proseguito con grande competenza da Ezio Madonia, Luminosa Bogliolo ormai ai vertici europei negli ostacoli alti, più che una promessa che continuiamo a seguire in quello spirito sportivo che ci ha accomunati per tanti anni e del quale Peo era stato esemplare interprete.

Una storia sportiva irripetibile raccontata in poche righe senza descrivere a fondo il suo impegno, la sua passione, la sua competenza, la sua correttezza sportiva (mai un caso di doping tra le atlete e gli atleti da lui curati).

La commozione ci prende serrata nello scrivere questo ricordo e preferiamo allora spiegarci con le immagini, tra il calcio e l’atletica.

Ciao Peo e grazie. Non ti dimenticheremo.

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Priamar giovanissimi 1960. Tre edizioni consecutive (1962, 1963, 1964) vinte senza subire sconfitte nella Coppa Primavera organizzata dal CSI , primo campionato a 11 per i ragazzi dai 12 ai 14 anni disputato nella provincia di Savona. Da sinistra in piedi: l’allenatore Franco Astengo, Peo Astengo, Beppe Vivarelli, Vittorio Rodino, Roberto Farulla, Enzo Vallone, Franco Bianchi, Aldo Bocca, Eugenio Senesi, Franco Lacota

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La Spotornese del “mago” Vadone: il dirigente Sclano, Camporeggi, Jannece, Rossi, Giusto, De Stefanis, Astengo, l’allenatore Vadone; accosciati: Pisà, Cappelli, Loffredo, Avellino, Girgenti

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La “banda” del Freccero al torneo di Saliceto: da sinistra in piedi. Giorgio Botto, Mirko Mellano, Alberto Sardo, Giorgino Pesce; accosciati: Guido Lagustena, Alberto Somà, Peo Astengo

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Tanta storia biancoblu, Serie B e tanta Serie C, con capitan Valentino sempre primatista di presenze con gli striscioni, Galindo, Ciglieri, Mino Persenda, Ciccio Varicelli e Giulio Mariani, autentiche “chiocce” per i giovani virgulti Fiorentino Nacinovich e Peo Astengo

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Varazze 1970 – 71: da sin., in piedi, Lupi, Motta, Astengo, Foglia, Camogli, Musmeci, Torri,  Prato, il dirigente Roncallo; accosciati, massaggiatore Pierfederici, Maio, Casalino, Augusti, Pierfederici, Barbarossa, Morchio

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Ai bordi della pista a seguire i suoi atleti

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Olimpiadi di Londra 2012: Peo con Emanuele Abate, azzurro nei 110 hs

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Con gli staffettisti del “G.Bruno” di Albenga, appena laureatisi campioni d’Italia (Aulla 2002)

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Ancora un titolo italiano da mettere in bacheca

Di seguito una recente intervista a Luminosa Bogliolo, ormai ai vertici internazionali in attesa degli Europei di Glasgow. Con poche semplici parole ancora un commovente ricordo.

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LA CARICA DEGLI OTTANTENNI:              AUGURI A FRANCO RIVARA              ALTAFINI, ALBERTOSI E FASCETTI

Franco Rivara ha appena compiuto ottant’anni: la notizia mi colpisce come un fulmine mentre sto leggendo una sua intervista rilasciate alle pagine genovesi di un grande quotidiano nazionale.

Come, rifletto, “La Tigre di Ronco”, l’esempio più vivo della forza , della fisicità, dell’abnegazione  che abbiamo avuto nel calcio ligure dei nostri tempi, ha compiuto ottant’anni.

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Franco Rivara capitano del Genoa con Valentino Persenda capitano del Savona. E’ il 6 novembre 1966, il Savona vincerà il derby 1-0

Davvero è passato così tanto tempo, davvero se ci guardiamo alle spalle sono passati sessant’anni da quell’epoca?

Ho così pensato, con l’aiuto del vecchio “Boccali” stagione 1959 di fare un salto all’indietro e di recuperare tutti i nomi di quelli che all’epoca avevano vent’anni ed erano già inserite nelle “rose” delle squadre (mi limito alla Serie A).

Citerò i nati nelle classi 1938 – 39: si troverà qualcuno anche nato negli anni’40, cercando anche qualche ricordo in più nella memoria.

Certo che pensare a Rivara, e a gli altri, ottantenni colpisce, non immaginate quanto.

Andiamo per ordine:

ALESSANDRIA

Giancarlo Filini, 30-8-1938 Ceranova, proveniente dal Bressana Bottarone

Tullio Oldani 30-10-1939 Marcallo (Milano) proveniente dal Corbetta

Nessuno dei due mantenne le promesse di partenza: Filini da centravanti giocò poi mezz’ala nella stagione successiva,. Oldani era un’ala destra molto potente che sarebbe rimasto con i “grigi” per diverse stagioni.

In merito al lancio dei giovani, l’Alessandria, allenata da Franco Pedroni che scendeva regolarmente in campo con il n.5, aveva in serbo l’asso nella manica: a maggio di quel campionato 58 – 59 avrebbe esordito in prima squadra nientemeno che Gianni Rivera, classe 1943, non compreso nell’elenco fornito dall’Almanacco del Calcio

BOLOGNA

Eugenio Fascetti 23-10-1938 Viareggio, proveniente dal Pisa

Romano Fogli 21-1-1938 Santa Maria a Monte (Pisa) proveniente dal Torino

Giuseppe Malavasi 22-5-1938 Bologna cresciuto nella società

Marino Perani 27-10-1939 Nossa (Bergamo) proveniente dall’Atalanta

Un parco giovani quello del Bologna davvero di lusso; Perani e Fogli rappresenteranno due colonne del Bologna capace di vincere lo scudetto 63-64 , Eugenio Fascetti super – tecnico un po’ incostante passerà per Juventus, Messina, Lazio, Savona, Lecco per diventare poi uno dei più importanti tecnici dagli anni’80 ai 2000, Giuseppe Malavasi andrà a Palermo e per molti anni sarà una vera e propria “colonna” dei rosanero

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Eugenio Fascetti capitano del Savona. Da sinistra in piedi: Gilardoni, Ratti, Zoppelletto, Prati, Pozzi, Ferrero Accosciati: Benigni, Verdi, Spanio, Fascetti, Furino

FIORENTINA

Enrico Albertosi 2-11-1939 Pontremoli, proveniente dallo Spezia

Giuseppe Fiaschi 13-3-1938 San Miniato (Pisa) proveniente dall’US S.Miniato

Ricciotti Greatti 13-10-1939 Basiliano (Udine) proveniente dallo Spilamberto

Paolo Morosi 20-2-1939 Lamporecchio (Pistoia) cresciuto nella società

Luigi Simoni 22-1-1939 Crevalcore (Bologna) cresciuto nella società

Enrico Albertosi esordirà già in Serie A con la stagione 1958 – 59 e diventerà il più forte portiere nella storia del calcio italiano vicecampione del mondo al Messico ’70, Ricciotti Greatti partito centroavanti poi si trasformerà in una mezz’ala di spola preziosa spalla di Gigi Riva nello scudetto Cagliari 1970, Luigi Simoni dopo una discreta carriera da calciatore compirà un vero e proprio percorso di lusso come allenatore.

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Finale coppa del mondo 1970. Da sinistra: Bertini, Boninsegna, De Sisti, Cera, Mazzola, Domenghini, Burgnich, Riva, Albertosi, Rosato, Facchetti

GENOA

Franco Rivara Ronco Scrivia 17-10-1938 cresciuto nella società

Renzo Rivara 29-3-1940 Sestri Levante proveniente dal Sestri Levante

Renzo Selmo 19-10-1938 Verona proveniente dal Verona

Di Franco Rivara si è già scritto: un simbolo della “genoanità” per decenni, Renzo Rivara – non parente anche se nei tabellini di scriveva di Rivara I e Rivara II e di Selmo si può parlare come di promesse non mantenute

INTER

Bruno Bolchi 20-2-1940 Milano cresciuto nella società

Mario Corso 25-8-1941 San Michele Extra (Verona) proveniente dall’Audace San Michele Extra (una fucina di campioni)

Mario Da Pozzo 9-7-1939 Legnago (Verona) proveniente dall’Audace di San Michele Extra

Aristide Guarneri 7-3-1938 Cremona, proveniente dal Como

Claudio Guglielmoni 18-1-1940 Verona proveniente dall’Audace di San Michele Extra

Mario Mereghetti 2-5-1938 Ossona (Milano) cresciuto nella società

Renzo Rovatti 30-6-1939 Milano cresciuto nella società

L’Inter, allenata da Bigogno, vera e propria fucina di giovani talenti in quella stagione 1958 – 59. Corso e Guarneri saranno due pilastri dell’Inter anni’60 tra scudetti, Coppe dei Campioni e Coppe Intercontinentali, Bolchi giocherà nell’Inter e in nazionale poi il mago Herrera lo giudicherà troppo lento per i suoi schemi ma resterà in seria A con Torino e Genoa, Da Pozzo ottimo portiere dimostrerà tutto il suo valore con Genoa e Varese, Mereghetti, Rovatti, Guglielmoni invece, giocatori tutti estremamente tecnici, dovranno accontentarsi di carriere meno prestigiose.

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Mariolino Corso il piede sinistro di Dio

JUVENTUS

Bruno Nicolè 24-2-1940 Padova proveniente dal Padova

Gino Stacchini 18-2-1938 San Mauro Pascoli (Forlì ) cresciuto nella società

Bruno Nicolè rappresenterà una delle più grandi “incompiute” nel calcio italiano dell’epoca. Esploso a 17 anni nel Padova di Rocco, acquistato a peso d’oro dalla Juve, esordio fulminante in nazionale, non manterrà poi appieno le promesse, complice il fatto che alla Juve era stato spostato dal suo ruolo naturale di centravanti e portato all’ala destra. Ma John Charles in quel momento era davvero intoccabile. Gino Stacchini, invece, all’ala sinistra rappresentò per molte stagioni un titolare fisso della Juve.

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Bruno Nicolè affrontato da Enzo Bearzot in un derby della Mole

LANEROSSI VICENZA

Ferdinando Baston 12-21938 Bassano del Grappa proveniente dal Bassano

Franco Cappelletto 27-11-1938 Valdagno proveniente dalla Virtus di Valdagno

Gianfranco Galvanin 9-1-1939 Schio proveniente dallo Schio

Gianni Rossi 8-6-1939 Caldiero (Verona) proveniente dalla Sambonifacese

Valentino Sardei 28-1-1939 Thiene (Vicenza) proveniente dal Thiene

Promesse passate senza lasciare traccia quelle in forza al Lanerossi Vicenza, tranne Sardei che per molte stagioni avrebbe trovato a Catanzaro nel ruolo di libero un posto da titolare.

LAZIO

Paolo Carosi 8-4-1938 Tivoli (Roma) proveniente dal Tivoli

Bruno Franzini 31-7-1938 Cremona proveniente dalla Cremonese

Luciano Giglietti 13-12-1939 Roma, cresciuto nella società

Enzo Guarniero 24-12-1939 Latina proveniente dalla Squibb Roma (squadra che nella stagione 1957 – 58 aveva vinto il proprio girone nella II serie interregionale)

Pier Luigi Pagni 26-6-1939 Livorno proveniente dalla Spartacus Livorno

Se di Giglietti e Guarniero non è rimasta traccia, Carosi, Franzini e Pagni si rivelarono buoni giocatori: Carosi e Pagni anzi ricoprirono proprio nella Lazio ruoli difensivi  per molte stagioni con buoni risultati.

MILAN

Giuseppe Altafini 24-7-1938 Piricicaba di San Paulo (Brasile) proveniente dal Palmeiras

Giancarlo Danova 18-11-1938 Sesto San Giovanni cresciuto nella società

Bruno Ducati 27-3-1938 Bengasi (Cirenaica) proveniente dal Parma

Sandro Salvadore 29-11-1939 Milano cresciuto nella società

Mario Trebbi 9-9-1939 Sesto San Giovanni cresciuto nella società.

Di extra – lusso il nucleo dei ventenni del Milan. C’è addirittura Josè Altafini reduce dal titolo mondiale vinto con il Brasile e prenotato per tempo da Rizzoli e Viani, inoltre un prodotto del vivaio come Sandro Salvadore. Da non dimenticare Trebbi e Danova che per il Milan saranno preziosi per molte stagioni

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O fabuloso Brasil campeao do mundo. Da sinistra in piedi: De Sordi, Zito, Bellini, Nilton Santos, Orlando, Gilmar. Accosciati. Garrincha, Didi, Altafini, Pelè, Zagalo il celebre massaggiatore Americo

NAPOLI

Guido Postiglione 1-1-1938 Firenze, cresciuto nella società

L’avvocato Postiglione, centravanti di manovra, per molte stagioni in forza al Napoli ma mai convincente appieno

PADOVA

Eliseo Zerlin  21-91-1939 Cittadella proveniente dal Cittadella

C’è poco spazio per i giovani nel Padova di Rocco che si affida ai suoi collaudatissimi “poareti”. Zerlin giocherà qualche partita all’ala sinistra

ROMA

Alberto Orlando 27-9-1938 Roma cresciuto nella società

Un’ottima carriera per Orlando attaccante di razza, tra Roma, Fiorentina e Torino con quattro reti in una sola partita in nazionale (6-0 alla Turchia)

SAMPDORIA

Franco Dassereto 3-2-1938 Santa Margherita Ligure cresciuto nella società

Primo Galasi 14-3-1940 Udine proveniente dal Ricreatorio di Udine (quello di Virgili, tanto per intenderci)

Giovanni Grabesu 10-5-1938 Sassari cresciuto nella società

Cladio Morgavi 6-5-1939 Genova cresciuto nella società

Amilcare Santoni 27-3-1940 Mantova proveniente dal Mantova

Glauco Tomasin 14-10-1939 Udine proveniente dall’Aquileia

Manlio Vigna 7-8-1939 Genova cresciuto nella società

Alla Samp è cominciata l’era dei “terribili vecchietti” di Monzeglio e per i giovani è difficile farsi largo. Solo Tomasin troverà più avanti un posto da titolare . Grabesu e Vigna si affacceranno alla prima squadra ma con poche presenze.

SPAL

Gian Domenico Baldisseri 20-2-1938 Ravenna proveniente dal Cesena

Arnaldo Benin 9-1-1938 Borlengo proveniente dalla Virtus Don Bosco di Bolzano

Luigi Calza 6-4-1938 Pizzighettone (Cremona) proveniente dal Codogno

Claudio Govoni 2-3-1938 Ferrara cresciuto nella società

Saul  Malatrasi 17-2-1938 Calto (Rovigo) cresciuto nella società

Silvano Mencacci 15-9-1938 Livorno  proveniente dalla Massese

Alberto Novelli 23-12-1940 Firenze proveniente dalla Rondinella Firenze

Giuseppe Orlando 27-5-1938 Bari proveniente dal Vigevano

Pietro Rossi 24-6-1940 Scarperia Mugello (Firenze) proveniente dalla Sangiovannese

Gabriele Scappi 27-2-1939 Reggiolo (Reggio Emilia) proveniente dal Moglio

Vittorio Taddia 3-11-1938 Pive di Cento cresciuto nella società

La Spal del presidente Mazza in quel momento è la vera fucina del calcio italiano. Ogni stagione vede giovani messi alla prova. Di questa numerosa nidiata il migliore sarà Malatrasi poi con Inter e Milan. Buoni campionati per Mencacci, centravanti di sfondamento e Novelli aletta tutto pepe. Un promessa mancata il portiere Baldisseri.

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Milan campione d’Italia 1967 – 68. Da sinistra in piedi: Sormani, Rivera, Rosato, Malatrasi, Schennelinger, Cudicini accosciati: Lodetti, trapattoni, Mora, Anquilletti, Hamrin

TORINO

Franco Beverina 4-2-1940 Germignaga (Varese) proveniente dal Varese

Giancarlo Cella 5-9-1940 Bobbio (Piacenza) proveniente dal Piacenza

Carlo Crippa 12-2-1939 Milano, cresciuto nella società

Lido Vieri 16-7-1939 Piombino proveniente dal Vigevano

Silvano Vincenzi 17-8-1940 Quingentole cresciuto nella società

Grandi Carriere per il portiere Vieri e il libero Cella, entrambi andranno all’Inter, buona progressione per l’ala Crippa che resterà al Torino per molte stagioni, il portiere Vincenzi, fratello del difensore Guido, stabilirà un record di imbattibilità con il Venezia. Beverina, invece, dopo un passaggio a Savona dove troverà poco spazio resterà come una meteora.

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Vieri portiere acrobatico precede Bettega

TRIESTINA

Stelvio Attili 10-1-1938 Castelfidardo (Ancona) proveniente dal Portorecanati

Italo Del Negro 17-2-1940 Basiliano (Udine) cresciuto nella società

Silvano Merkuza 27-1-1938 Trieste cresciuto nella società

Giorgio Puia 8-3-1938 Gorizia, cresciuto nella società

Puia si dimostrerà il miglior fico del bigoncio alabardato soprattutto con il Torino con qualche puntata in nazionale. Attili e Merkuza resteranno alla Triestina e Del Negro emigrerà a Mantova facendo parte della squadra di Fabbri capace di salire in cinque stagioni  dalla IV Serie alla Serie A

UDINESE

Adriano Birtig 2-5-1940 Udine cresciuto nella società

Tarcisio Burgnich 25-4-1939 Ruda (Udine) cresciuto nella società

Massimo Giacomini 14-8-1939 Udine cresciuto nella società

Fernando Tirelli 2-5-1939 Udine cresciuto nella società

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Un’immagine simbolo nella storia del calcio italiano. Pelè precede Burgnich e segna il primo goal della vittoria mondiale del Brasile al Messico ’70.

Tarcisio Burgnich sarà il roccioso difensore nell’Inter di Herrera, Massimo Giacomini raffinato centrocampista darà il meglio di sé proprio a Udine per poi passare al Genoa e al Milan.

LE GRANDINATE DI GOAL: DAL 9-3 di MILAN-ATALANTA AL 7-3 DI LAZIO-SAMPDORIA

a cura di FRANCO ASTENGO

Goal come se piovesse, o meglio autentiche grandinate di reti. Protagoniste grandi squadre ma soprattutto grandissimi goleador da Nordhal a Sivori, da Maradona a Batistuta, da Rivera a Prati, a Gullit, Van Basten, Liedholm, John Hansen e Boniperti, tanto per restare alle stelle di prima grandezza. Una raccolta di partite ad alta intensità realizzativa che merita di essere rivisitata. A partire dal primo campionato di Serie A a girone unico, stagione 1929 – 30, troverete di seguito le partite nelle quali sono stati segnati complessivamente 10 goal. Si noterà come appartengano a tutte le epoche: nonostante il cambiamento delle tattiche di gioco, dal metodo al sistema, dal WM al catenaccio fino alla zona, le occasioni per ricche goleade non sono mai mancate nell’intreccio tra la potenza degli attacchi e la debolezza delle difese. Il primato assoluto resta a Milan – Atalanta 9-3 (tripletta di Pierino Prati), campionato 1972 – 73,  mentre il maggior distacco resta quello inflitto dal Grande Torino all’Alessandria: 10-0 nel torneo 1947 – 48 (doppietta di Loik, Grazar, Mazzola e Fabian; Ossola e Gabetto gli autori degli altri due gol). In elenco anche il celeberrimo 9-1 con il quale la Juventus, a campionato 1960 – 61, già concluso e vinto, liquidò i ragazzi dell’Inter mandati in campo dal presidente Moratti per protesta. In quella occasione Omar Sivori, destinato al Pallone d’Oro, realizzò 6 reti, disputò l’ultima delle sue 444 partite in bianconero Giampiero Boniperti, ed esordì (con goal su rigore) Sandrino Mazzola.

Ecco di seguito le maggiori goleade della storia del calcio italiano.

12 goal

Campionato 1972 – 73

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Domenica 15 ottobre 1972 – San Siro, Milano
MILAN-ATALANTA 9-3
Reti: 16′ Prati, 30′ Bigon I, 33′ Divina, 35′ Rivera, 40′ Benetti II, 50′ Chiarugi, 52′ Rivera, 54′ Ghio, 55′ Prati, 64′ Bigon I, 88′ Carelli, 90′ Prati.
MILAN: Belli, Anquilletti, Zignoli, Rosato I, Schnellinger, Biasiolo I, Bigon I, Benetti II, Prati, Rivera, Chiarugi (67′ Magherini). All.: Cesare Maldini – d.t. Nereo Rocco
ATALANTA: Pianta (56′ Grassi), Maggioni, Divina, Savoia, Vianello, Picella, Sacco, Carelli, Pirola, Ghio, Vernacchia. All.: Corsini.
Arbitro: Giunti.

11 goal:

Campionato 1949 – 50

Inter – Milan 6-5

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Milano 6 Novembre 1949

Inter – Milan 6-5
Inter: Franzosi; Guaita, Miglioli; Campatelli, Giovannini, Achilli; Amadei, Wilkes, Lorenzi, Fiorini, Nyers.

Milan: Milanese; De Gregori, Foglia; Annovazzi, Tognon, Bonomi; Burini, Gren, Nordhal, Liedholm, Candiani.
Arbitro: Orlandini di Roma.
Reti: p.t. Candiani 1′ e 7′ Nyers 10′ e (rig) 40′ Nordhal 14′ Liedholm 19′ Amadei 39′ s.t. Amadei 5′ e 19′ Lorenzi 13′ Annovazzi 14′.

Campionato 1950 – 51

Milan – Novara 9-2

Reti: 7′ Nordahl III, 23′ A. Santagostino II, 28′ Arangelovich, 30′ e 55′ Nordahl III, 60′ Liedholm I, 64′ Nordahl III, 69′ rig. Annovazzi, 75′ A. Santagostino II, 78′ Burini, 79′ rig. Arangelovich. 

MILAN: Buffon, Silvestri, Bonomi, Annovazzi, Tognon, De Grandi, A. Santagostino II, Gren, Nordahl III, Liedholm I, Burini.- All. Czeizler, d.t. Busini III.
NOVARA: Corghi, Della Frera, De Togni, Mainardi, Rava, Oppezzo, Pombia, Piola, Seratoni, Arangelovich, Renica. All. Marini, d.t. Mornese. 
Arbitro: Gemini.

24 dicembre 1950

ATALANTA – MILAN    4-7
Reti: 5′ rig. Annovazzi, 8′ S.J. Hansen, 10′ Liedholm I, 12′ Nordahl III, 13′ S.J. Hansen, 44′ Burini, 54′ Renosto II, 57′ aut. Silvestri, 66′ Nordahl II, 68′ Burini, 83′ rig. Soerensen. 

ATALANTA: Cattaneo, Dalmonte, Gariboldi, Malinverni, Nordahl I, Angeleri, Cergoli, S.J. Hansen, Checchetti, Soerensen, Caprile. All.: Varglien II.
MILAN: Buffon, Silvestri, Bonomi, Annovazzi, Tognon, De Grandi, Burini, Gren, Nordahl III, Liedholm I, Renosto II. All. Czeizler, d.t. Busini III.
Arbitro: Bellè.

10 goal

Campionato 1930 – 31

22.5.1927, Alessandria, Orti
ALESSANDRIA – BRESCIA 7-3 (3-1)

Reti: 25′ Banchero Elvio [A], 28′ Giuliani [B], 32′ Banchero Elvio [A], 43′ Bertolini [A], 48′ Avalle [A], 49′ aut. Curti [B], 50′ Avalle [A], 77′ Ferrari [A], 80′ Giuliani [B], 85′ Banchero Elvio [A].
ALESSANDRIA: Curti, Viviano, Costa, Lauro, Gandini, Bertolini, Avalle, Cattaneo, Banchero Elvio, Ferrari, Chierico.
BRESCIA: Gianora, Gadaldi, Pasolini, Bersani, Bellardi, Frisoni II, Ratti I, Vailati, Frisoni I, Ratti II, Giuliani.
Arbitro: Sguerso (Savona).

Campionato 1931 – 32

LAZIO – MODENA 9-1

34° giornata 12 giugno 1932

Reti: 24’ Demaria, 25’ Fantoni I, 29’ Guarisi, 37’ Fantoni I, 46’ Barbolini, 49’ Fantoni I, 65’ Castelli, 67’ Fantoni I, 78’ Guarisi.

Lazio: Sclavi, Mattei, Del Debbio, Serafini, Furlani, Fantoni II, Guarisi, Malatesta, Fantoni I. Castelli, Demaria.

Modena: Policaro, Aimi, Sabbadini, Lombatti, Barbolini, Dugoni, Jones, Carnevali, Moretti, Scaramelli, Pittaluga.

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La Lazio brasileira capace di infilare nove goal al Modena

Campionato 1940 – 41

Torino 12 Gennaio 1941

TORINO-AMBROSIANA INTER 5-5
Torino: 
Cavalli; Piacentini, Ferrini; Cadario, Gallea, Baldi; Mascheroni, Ussello, Ossola, Petron, Capri.
Ambrosiana Inter: Sculli; Buonocore, Girotti; Locatelli, Olmi, Campatelli; Frossi, Demaria, Guarnieri U., Candiani, Ferraris.
Arbitro: Dattilo di Roma.
Retip.t. Ussello 8′ Capri 10′ Candiani 12′ Baldi (aut) 19′ Guarnieri 24′ Mascheroni 34′ e 40′, Ossola 42′ s.t. Guarnieri 11′ Frossi 29′.

 Campionato 1947 – 48

Torino 2 Maggio 1948

TORINO-ALESSANDRIA 10-0
Torino: Bacigalupo; Ballarin, Tomà; Grezar, Rigamonti, Castigliano; Fabian, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola.
Alessandria: Diamante; Delaude, Di Gennaro; Gallea, Tortarolo, Coscia; Armano, Albertelli, Stradella, Soffrido, Sotgiu.
Arbitro: Guarda di Venezia
Reti: p.t. Ossola 5′ Loik 7′ e 42′ Mazzola 35′ s.t. Grezar 30′ e 32′ Fabian 36′ e 38′ Mazzola 41′ Gabetto 43′.

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Lo stile di Valentino Mazzola giocatore-simbolo del Grande Torino

Campionato 1949 – 50

MILAN – BARI 9-1

Reti: 2′ Burini, 11′ Liedholm I, 17′ e 25′ A. Santagostino II, 33′ rig. Gren, 42′ A. Santagostino II, 66′ Stradella, 71′ Burini, 79′ Liedholm I, 90′ A. Santagostino II.

Milan: Bardelli, Belloni, Foglia, Annovazzi, Tognon, De Grandi, Burini, Gren, A. Santagostino II, Liedholm I, Candiani II. All. Czeizler, d.t. Busini III. 
Bari: Visco, Pietrasanta, Sentimenti V, Sarosi III, Carlini, Santamato, Bonini, Brenco, Stradella, Sabbatini, Fiumi. All. Sarosi I.
Arbitro: Scotto di  Savona.

 Campionato 1952 – 53

Udine 18 Gennaio 1953

UDINESE – PRO PATRIA 7-3
Udinese: Pin; Toso, Menegotti; Moro, Morelli, Revere; Ploeger, Szoke, Darin, Montico, Castaldo.
Pro Patria: Uboldi; Travia, Toros; Settembrini, Fossati, Martini; Rebuzzi, Hansen, Hofling, Guarnieri, Bertoloni.
Arbitro: Liverani di Torino.
Reti: s.t. Moro (rig) 11 e 24′, Montico 37′, s.t. Bertoloni 3′ e 39′, Montico 5′, Hofling 8′, Castaldo 26′, Darin 30′, Szoke 35′.

Campionato 1956 – 57

5 maggio 1957

JUVENTUS – PALERMO 6 – 4

Marcatori: Vernazza (P) al 19′, Corradi (J) al 26′, Hamrin (J) al 27′, Boniperti G. (J) al 32′, Sandri (P) al 33′ pt; Conti R. (J) al 10′, Stivanello (J) al 12′, Sandri (P) al 25′, Maselli (P) al 31′, Stivanello (J) al 43′ st.

Juventus: Viola, Robotti, Garzena, Corradi, Nay, Emoli, Hamrin, Colombo, Boniperti, Raul Conti, Stivanello.

Palermo: Forte, Griffith, Bettoli, Benedetti, Mialich, Ballico, Maselli, Biagini, Vernazza, Zamperlini, Sandri.

Arbitro: Piemonte di Monfalcone.

Campionato 1960 – 61

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Tra le bandiere bianconere esce dal campo per l’ultima volta Giampiero Boniperti, negli spogliatoi annuncerà al magazziniere, restituendogli le scarpe, il suo addio al calcio giocato. Non era a conoscenza della decisione neppure l’avvocato Agnelli

TORINO, 10 GIUGNO 1961
JUVENTUS –  INTER 9-1
Juventus: Mattrel; Emoli, Sarti; Boniperti, Cervato, Colombo; Mora, Charles, Nicolè, Sivori, Stacchini.
Inter: Annibale; Riefolo, Tacchini; Morosi, Masotto, Dalmaso; Manini, A. Mazzola, Fusari, Guglielmoni, Ghelli.
Reti: 11′ Sivori, 12′ Sivori, 17′ Sivori, 52′ aut. Riefolo, 54′ Sivori, 64′ Nicolè, 67′ Sivori, 78′ Mazzola (Inter)su rigore, 79′ Mora, 90′ Sivori rigore.

Campionato 1961 – 62

Milano 3 Dicembre 1961

INTER – BOLOGNA 6-4
Inter: Buffon; Picchi, Facchetti; Bolchi, Guarneri, Balleri; Bicicli, Bettini, Hitchens, Masiero, Morbello.
Bologna: Santarelli; Lorenzini, Pavinato; Tumburus, Janich, Fogli; Renna, Franzini, Vinicio, Bulgarelli, Pascutti.
Arbitro: Adami di Roma.
Reti: p.t. Vinicio 8′, Hitchens (rig) 22′, Bettini 36′, Pascutti 37′, Renna (rig) 41′, Masiero 43′, s.t. Pascutti 9′, Hitchens (rig) 15′, Morbello 26′ e 41′.

Campionato 1988 – 89

NAPOLI-PESCARA 8-2 (4-0)

Reti: 3′ Careca, 7′ Carnevale, 36′ Maradona, 39′ Alemao; 51′ e 53′ Carnevale; 59′ Gasperini (rig), 60′ Careca, 65′ Edmar (rig), 84′ Maradona.

Napoli: Giuliani, Ferrara, Francini (46′ Carannante), Corradini, Alemao, Fusi, Crippa, De Napoli, (60′ Filardi), Careca, Maradona, Carnevale. All Bianchi.

In panchina: Di Fusco, Bigliardi, Giacchetta.

Pescara: Zinetti, Bruno R., Camplone, Di Cara, Junior, Bergodi, (46′ Marchegiani F.), Pagano, Gasperini, Edmar, Tita, Miano. All Galeone.

In panchina: Gatta, Caffarelli, Zanone.

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Un’immagine di Napoli – Pescara 8-2

 Campionato 1992 – 93

FIORENTINA – MILAN 3 – 7
Reti: 14′ Baiano, 25′ Massaro, 34′ Lentini, 42′ Gullit, 45′ Massaro, 48′ Effenberg, 79′ Van Basten, 87′ Gullit, 89′ Di Mauro, 90′ Van Basten.
FIORENTINA: Mannini, Carnasciali, Carobbi, Di Mauro, Faccenda, Verga, Effenberg, Laudrup, Batistuta, Orlando, Baiano. Allenatore Gigi Radice.
MILAN: Antonioli (46′ Rossi), Tassotti, Maldini, Albertini (57′ Evani), Costacurta, Baresi, Lentini, Rijkaard, Van Basten, Gullit, Massaro. Allenatore Fabio Capello.

Arbitro: Beschin di Legnago.

Campionato 1994 – 95

5 marzo 1995

LAZIO – FIORENTINA 8-2 (3-0)

Marcatori: 4′ Casiraghi, 30′ Negro, 35′ Cravero (rig), 49′ Casiraghi, 57′ Boksic, 60′ Rui Costa, 74′ Batistuta (rig), 82′ Casiraghi, 86′ Di Vaio, 89′ Casiraghi (rig). 

LAZIO: Marchegiani, Negro, Nesta, Di Matteo, Bergodi, Cravero, Rambaudi, Fuser, Boksic (62′ Di Vaio), Winter (62′ Venturin), Casiraghi. A disp. Orsi, Bacci, De Sio. All. Zeman.

FIORENTINA: Toldo, Sottil (46′ Flachi), Luppi, Cois (46′ Amerini), Pioli, Malusci, Carbone, Tedesco, Batistuta, Rui Costa, Baiano. A disp.: Scalabrelli, Innocenti, Campolo. All. Ranieri.

Arbitro: Treossi (Forlì).

Campionato 1994 – 95

FIORENTINA –  PADOVA 6-4

9. giornata – 6 aprile 
FIORENTINA: Toldo, Carnasciali, (66’ Sottil), Padalino, Amoruso L., Orlando A., Robbiati, (62’ Bettoni), Piacentini, Schwarz, Rui Costa, Batistuta, Baiano, (46’ Banchelli). All. Ranieri., 
PADOVA : Bonaiuti, Cuicchi, (71’ Sconziano), Nava, Giampietro, (58’ Kreek), Rosa, Gabrieli, Longhi, Coppola, Fiore, Vlaovic, Amoruso N.. All. Sandreani.
ARBITRO Tombolini di Ancona.
MARCATORI: 4’ Baiano, 40’ Robbiati, 48’ Batistuta, 55’ Amoruso N., 57’ Banchelli, 59’ e 61’ Vlaovic, 64’ aut. Rosa, 80’ rig. Batistuta.

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Gabriel Omar Batistuta implacabile realizzatore con la Fiorentina di Ranieri

Campionato 1995 – 96

14 aprile 1996

INTER – PADOVA 8-2

Reti: Branca 12’, Carbone 27’, Amoruso I 40’,  Branca 41’, Ince 45’, Branca 47’, Amoruso I 66’, Festa 67’, Ganz 78’ e 80’.

Inter: Pagliuca, Pistone, festa, Paganin II, Roberto Carlos, Zanetti, (66’ Orlandini, 75’ Dell’Anno), Ince, Fresi, Fontolan II, Carbone (66’ Ganz), Branca.

Padova: Bonaiuti (46’ Dal Bianco), Cuicchi (71’ Molinari), Nava, Giampietro, Rosa, Gabrieli, Longhi, Coppola, Kreek, Amoruso I, Vlaovic.

Arbitro: Messina di Bergamo.

Campionato 2004-2005

1 maggio 2005

PARMA – LIVORNO 6-4

Reti: 3’ Gilardino, 22’ 25’ Lucarelli I, 27’ Pisanu, 37’ Gilardino, 47’ Fabio Simplicio, 56’ Lucarelli I rigore, 72’ Gilardino, 74’ Lucarelli I, 85’ Gilardino.

Parma: Frey I, Bonera, Cardone, Bovo, Pisanu (77’ Camara), Fabio Simplicio, Bolano (34’ Savi), Bresciano, Contini (87’ Vignaroli), Morfeo I, Gilardino

Livorno: Amelia, Grandoni, Lucarelli II, Galante, Balleri, Grauso ( 78’ Doga), Osei, Licka (56’ Vigiani) Giallombardo, Colombo (67’ Protti) Lucarelli I.

Arbitro: Rodomonti di Roma.

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Alberto Gilardino al Parma. Un poker al Livorno

Campionato 2016 – 2017

7 maggio 2017

LAZIO-SAMPDORIA 7-3 (5-1)
Lazio (3-5-2): Strakosha; Wallace, de Vrij (19′ st Patric), Hoedt; Felipe Anderson, Milinkovic-Savic (19′ st Murgia), Biglia (23′ st Lombardi), Lulic, Lukaku; Immobile, Keita (55 Vargic, 31 Adamonis, 26 Basta, 11 Crecco, 80 Javorcic, 9 Djordjevic,71 Tounkara). All. Inzaghi II.

Sampdoria (4-3-1-2): Puggioni; Bereszyski (24′ st Sala), Silvestre, Skriniar, Dodò (1′ st Pavlovic); Barreto, Torreira, Linetty; Djuricic; Quagliarella, Schick (20′ pt Regini). (12 Krapikas, 30 Falcone, 4 Simic, 11 Alvarez, 21 Cigarini, 10 Fernandes, 18 Praet, 9 Muriel, 47 Budimir). All. Giampaolo.
Arbitro: Mazzoleni 
di Bergamo.
Reti: 3′ Keita, 19′ e 25′ Immobile (rig), 32′ pt Linetty, 36′ Hoedt, 38′ Felipe Anderson (rig), 45′ e Vrij. 20′ s.t. Lulic, 27′ e 45′ (rig) Quagliarella. Angoli: 9 a 3 per la Lazio.