SERIE D 2019-2020: PALERMO FOGGIA, CASALE, MESSINA E SAVONA NOBILI DECADUTE

a cura di FRANCO ASTENGO          

Formati i gironi della Serie D 2019 – 2020 è il caso di esplorare la presenza delle “nobili decadute”: le squadre dal passato più o meno vicino che hanno frequentato le più alte sfere del calcio italiano, tra  Serie A e Serie B, e adesso si trovano impelagate ai livelli inferiori per diverse ragioni, la più importante e fatale delle quali è sempre quella di carattere economico.

Falliscono squadroni di alto rango, con disponibili stadi per decine di migliaia di spettatori, nelle cui file hanno militato illustri fuoriclasse e che d’improvviso si trovano a dover incrociare i bulloni, come si diveva un tempo, con squadrette di provincia o addirittura di quartiere.

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Palermo. La folla alla “Favorita” nei tempi della massima gloria rosanero

La guest star della Serie D 2019 – 2020 sarà sicuramente il Palermo inserito nel girone I.

I rosanero, conclusa la pirotecnica gestione Zamparini, dopo aver visto in campo la “Yoya” Dybala e il “Matador” Cavani adesso si troveranno alle prese con il Corigliano Calabro e il Marina di Ragusa in un girone che però comprende alle illustri compagini: l’Acireale in Serie B al tempo dell’avventura Cecchi Gori, il Messina più volte in Serie A, il Savoia di Torre Annunziata vice – campione d’Italia 1922-23 e più recentemente in Serie B.

Il Palermo è stata fondato il 1º novembre 1900 e nel corso degli anni è stata più volte sciolto e rifondato, l’ultima delle quali nel luglio 2019.

La squadra ha raggiunto i migliori risultati sportivi negli anni duemila, durante i quali ha chiuso tre edizioni del campionato di Serie A al quinto posto (di cui due consecutive) ed è arrivata sino agli ottavi di finale della Coppa Uefa 2005-2006. Annovera in bacheca una Coppa Italia di Serie C vinta nel 1992-1993.

Riguardo le partecipazioni nelle coppe europee, il club conta cinque presenze in Coppa Uefa/Europa League; nel 2007 ha anche occupato il 51º posto nel ranking Uefa. Secondo la classifica stilata mensilmente dall’IFFHS, invece, il più alto posizionamento mai conquistato è stato il 19º posto, raggiunto sia a febbraio che a giugno del 2006; in base a un’altra classifica dello stesso ente, la società rosanero è al 121º posto delle migliori squadre al mondo considerando il periodo che va dal 1º gennaio 1991 al 31 dicembre 2009. Un blasone di tutto rispetto ridotto a brandelli da gestioni scellerate.

Attualmente la Figc la considera 18ª nella graduatoria dei criteri di punteggio della tradizione sportiva della federazione. Se si considerano anche le 3 finali di Coppa Italia disputate (1974, 1979 e 2011), i 5 campionati di Serie B vinti e la sua storia ultracentenaria con importanti trofei conquistati nel primo ventennio del XX secolo, il Palermo rappresenta una delle più importanti realtà calcistiche del Mezzogiorno d’Italia. In riferimento alla propria data di fondazione, è soprattutto il primo club della Sicilia, il primo del Meridione e il 7º nel Paese per anzianità tra le altre società nazionali ancora operanti. Una brutta fine, insomma.

Esaminiamo adesso le altre “grandi” inserite nei diversi gironi di Serie D, quarto livello del calcio italiano.

Nel girone A, con il Savona che ricordiamo per inciso ha disputato il suo ultimo campionato di Serie B nella stagione 1966 – 67, troviamo il Casale campione d’Italia 1913 – 14, la Sanremese in Serie B negli anni ’30, il Vado vincitore della prima Coppa Italia nel 1922, la Lucchese a lungo in Serie B

e in Serie A negli anni ’40 – ‘50, il Prato in Serie B all’inizio degli anni ’60.

Il Savona in Serie B: da sinistra, in piedi, Natta, Fazzi, Pozzi, Ferrero, Prati, Valentino Persenda; accosciati. Ratti, Verdi, Fascetti, Gilardoni, Spanio

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Nel girone B troviamo il Legnano, protagonista in Serie A sia negli anni ’30 sia in quelli ‘50 dove i “lilla” avevano ricoperto il ruolo di alfieri della migliore provincia calcistica italiana, oltre ad aver lanciato, ai tempi della Seria C, un certo Gigi Riva, imprendibile nella memorabile sfida con Valentino Persenda. In Serie B negli anni ’40 hanno militato anche la Pro Sesto e il Seregno che lanciò il futuro portiere della nazionale Ottavio Bugatti.

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Il Legnano ai tempi della Serie A

Nessuna illustre presenza nel Girone C, mentre nel girone D emerge il Fanfulla, altra squadra in Serie B negli anni ’50 dopo aver superato il Savona per un punto al termine di una memorabile e sfortunata, per gli striscioni, Serie C girone A stagione 1948 – 49. In Serie B anche il Forlì nei gironi di qualificazione post-bellici tra il 1946 – 47 e il 1947 – 48.

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Il Fanfulla della promozione in Serie B

Nel Girone E si rileva la presenza del Grosseto in Serie B all’inizio del secondo decennio del XXI secolo.

Girone F: Campobasso in Serie B negli anni ’90 con alla guida l’ottimo allenatore svedese Grip.

Girone G: Latina recentemente fallito dopo diversi campionati in Serie B. Nello stesso girone è il caso di ricordare la presenza dell’Alba Trastevere una delle squadre che contribuirono a formare la Roma e poi furono ricostituite nelle categorie minori.

Girone H. Brindisi in Serie B negli anni ’70, la Fidelis Andria Serie B anni ’90, la Nocerina anch’essa nella cadetteria ma in tempi più recenti e sopratutto il Foggia arrivato in Serie A alla metà degli anni ’60 e poi ritornato a più riprese nella massima serie. Allo “Zaccheria” cadde anche l’Inter di Herrera in una drammatica partita del campionato 1964-65 conclusa 3-2. Non dimentichiamo che sulla panchina dei “satanelli” si sono seduti due veri e propri miti del calcio italiano come Oronzo Pugliese e Zdnek Zeman.

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Il Foggia guidato da Zeman

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TRA SAVONA E VADO RITORNA IL DERBY DALLE RADICI PIU’ ANTICHE

a cura di FRANCO ASTENGO

Il girone A della Serie D 2019 – 2020 comprende nel proprio organico il Savona e il Vado. Ritorna così il derby dalle radici più antiche, quello della rivalità più appassionata: per il Vado un ritorno dopo 10 anni di assenza dalla categoria; per il Savona si tratta della quarta stagione consecutiva a questo livello considerato di un lignaggio inferiore alla storia del club.

La lunga storia dei derby Savona-Vado è iniziata il 18 novembre 1923 sul campo di Leo a Vado. Come altro definirla se non la “partita delle radici” del nostro calcio, quella tra le squadre più blasonate. Lo erano già all’epoca: il  Savona aveva già disputato diversi campionati al massimo livello; il Vado aveva messo in bacheca la prima Coppa Italia (Udinese battuta 1-0, gol di Felice Levratto nei supplementari) e stava per fornire un giocatore, proprio Levratto, unico proveniente dalle divisioni inferiori, alla nazionale guidata da Vittorio Pozzo che preparava le Olimpiadi di Parigi del 1924.

Una storia piena di nomi che hanno segnato diverse epoche e che seguiremo passo passo in tutti suoi passaggi, sempre all’insegna di un’accesa e mai sopita rivalità. Basti ricordare che la retrocessione del Savona dalla Serie B venne festeggiata in piazza con grande clamore e partecipazione di folla. Uno sgarbo fortemente voluto e desiderato, un vulnus insanabile per la tifoseria biancoblu che ancor oggi noi, all’epoca giovanissimi cronisti, ricordiamo con grande disappunto.

Va ricordato, per gli amanti delle statistiche, che dal 1923 alla vigilia della stagione 2019-2020, Savona e Vado si sono affrontate in campionato 48 volte: 27 le vittorie degli striscioni biancoblu, 6 quelle dei rossoblu, ultima delle quali il 28 novembre 2005, doppietta di Grabinski allo Stadio Bacigalupo, 15 i pareggi. Nella storia dei derby non sono mancati i risultati per così dire rotondi: il 3-0 (tripletta del savonese Testa) nel 1925; il 6-1 (tripletta di Borgo, spesso giustiziere nei derby, e non solo) inflitto ai rossoblu in trasferta il 29 gennaio 1933; il 5-2 (poker di Manzelli) a favore del Vado il 24 dicembre 1947; il 5-2, questa volta rovesciato, inflitto dagli striscioni il 7 aprile 1935 con cinque realizzatori diversi (Vanara, Canepa, Grosso, Porta e De Valle su rigore). Di rilievo, infine, il 5-1, questa volta di colore rossoblu (tripletta di Marchese e con la regìa di un geniale Nino Parodi), messo a segno sul terreno di corso Ricci il 21 marzo 1954.

Vediamo, in ordine cronologico, la storia della sfide tra Savona e Vado, ultima delle quali il 10 gennaio 2008, conclusa in parità 1-1.

Campionato di Prima Divisione 1923 – 24

Quinta giornata 18 Novembre 1923

Vado – Savona 0-0

Vado: Babboni I, Poggi, Levratto II, Negro, Romano, Pallaro, Roletti, Frumento, Marchese, Levratto I, Carosio.

Savona: Fontana, Colombo, Saettone, Perlo, Veglia, Chiabotto, Oxilia, Roggero, Giovara, Esposto, Testa.

Arbitro: Zambelli di Milano.

Dodicesima giornata 13 Gennaio 1924

Savona-Vado 1-2

Reti: 65’ Levratto II, 70’ Giovara, 75’ Levratto I.

Savona: Fontana, Saettone, Colombo, Perlo, Veglia, Chiabotto, Oxilia, De Franco, Giovara, Esposto, Testa.

Vado: Babboni I, Pallaro, Babboni II, Negro, Romano, Cabiati, Roletti, Marchese, Levratto II, Levratto I, Carosio.

Arbitro: Enrietti di Torino.

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Il Vado stagione 1923 – 24

Al Vado riesce il primo grande colpo nella storia del derby, vincendo in Via Frugoni con una rete decisiva di Felice Levratto, sempre lui grande protagonista. Alla fine il Savona sarà terzo e il Vado quarto nel girone vinto dalla Sestrese.

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Campionato di Prima Divisione 1924 – 25

Ottava giornata 21 Dicembre 1924

Vado – Savona 0-1

Rete: Roggero 20’ su rigore.

Vado: Manlio Bacigalupo, Masio, Poggi, Negro, Romano, Frumento, Roletti, Ciarlo, Marchese, Levratto, Carosio.

Savona: Beltrame, Saettone, Colombo, Perlo, Veglia, Esposto, De Caroli, Oxilia, Hibbly,Testa, Roggero.

Arbitro: Actis di Torino.

Diciassettesima giornata 29 Marzo 1925

Savona – Vado 3-0

Reti: Testa 29’, 42’ e 84’.

Savona: Beltrame Vigo, Colombo, Perlo, Veglia, De Caroli, Oxilia, Giovara, Hibbly, Chiabotto, Testa.

Vado: Manlio Bacigalupo, Poggi, Raimondi, Negro, Romano, Bacigalupo II, Ciarlo, Frumento, Levratto, Babboni II, Gualberti.

Arbitro: Ronco di Cornigliano.

Stagione di netto predominio del Savona imperniato su alcuni giocatori di sicuro livello come Perlo, De Caroli, Oxialia, Testa e Roggero.  E’ una tripletta di Testa a firmare il derby. I biancoblu finiscono sesti nel girone vinto dalla Novese, Vado al nono posto.

Campionato  di Prima Divisione 1925 – 26

Settima giornata 29 Novembre 1925

Vado – Savona 0-1

Rete: Oxilia 62’.

Vado: Manlio Bacigalupo, Masio, Poggi, Negro, Romano, Babboni II, Ciarlo, Marigliano, Frumento, Levratto II, Pallaro.

Savona: Babboni I, Ghigliano, Bruciamonti, Costella, Perlo, De Caroli, Oxilia, Fioretti, Sardi, Bertolini, Mariani.

Arbitro: Cerri di Vercelli.

Diciottesima giornata 2 Maggio 1926

Savona – Vado 3-1

Reti: 43’ Marigliano, 51’ e 60’ Bertolini, 86’ Perlo rigore.

Savona: Falco, Vigo, Bruciamonti, Costella, Perlo, Baldassarre, Oxilia, Fioretti, Bertolini, De Caroli, Mariani.

Vado: Manlio Bacigalupo, Negro, Poggi, Romano,. Masio, Babboni II, Ciarlo, Frumento, Maragliano, Pallaro, Levratto II.

Altra stagione di predominio del Savona che, fra tanti giocatori illustri, allinea anche il futuro campione del mondo Luigi Bertolini, l’uomo che “giocava con il fazzoletto in testa”. Il Savona chiude al terzo posto alle spalle di Spezia e Sestrese. Vado decimo.

Campionato  di Prima Divisione 1932 – 33

Prima giornata 2 Ottobre 1932

Savona – Vado 1-0

Rete: Mottura 16’.

Savona: Palmeto, Ceppone, Devalle, Bartoli, Poccardi, Passalacqua, Di Muzio, Parodi, Mottura, Canepa, Vanara.

Vado: De Salvo, Tassara, Pallaro, Giacoppo, Frumento, Storti, Aprile, Poli, Fioretti, Lombardi, Caviglia.

Arbitro: Brignone di Torino.

Quattordicesima giornata 29 Gennaio 1933

Vado – Savona 1-6

Reti: Borgo 20’, 30‘, 56’; Poli 37’, Mottura 48’ e 78’; Testa 84’.

Vado: Moretti, Dutto, Tassara, Storti, Lombardi, Giacoppo, Aprile, Poli, Fioretti, Rosso, Caviglia.

Savona: Palmeto, Devalle, Negro, Passalacqua, Poccardi, Argenti, Caviglione, Vanara, Mottura, Testa, Borgo.

Arbitro: D’Alessandro di Vercelli.

IL Savona sta costruendo lo squadrone “fatto in casa” che dominerà per tutti gli anni ’30. Una tripletta di Borgo, Testa e Mottura (doppietta) gli altri realizzatori, sigla la più vistosa vittoria in trasferta dei biancoblu nella storia del derby. Il Vado rientrato in prima divisione dopo qualche stagione di purgatorio si piazza undicesimo, il Savona secondo alle spalle del Derthona.

Campionato di Prima Divisione 1933 – 34

Sesta giornata 29 Ottobre 1933

Savona – Vado 2-0

Rete: Devalle rig. al 25’, Borgo 39’

Savona: Toscano, Devalle, Pantani, Bartoli, Poccardi, Argenti, Caviglione, Vanara, Calcagno, Canepa, Borgo.

Vado: Chittolina, Tassara, Massaza, Storti, Frumento, Bacigalupo II, Aprile, Rosso, Fioretti, Bacigalupo IV, Caviglia.

Arbitro: Zanchi di Bergamo.

Ventunesima giornata 18 Febbraio 1934

Vado – Savona 1-1

Reti: Castelli 15’, Calcagno 57’.

Vado: Chittolina, Tomei, Massaza, Storti, Frumento, Bacigalupo II, Aprile, Poli, Firetti, Bacigalupo II, Castelli.

Savona: Toscano, Testa, Pantani, Bartoli, Poccardi, Argenti, Caviglione, Vanara, Calcagno, Canepa, Borgo.

Arbitro: Gondola di Monfalcone.

Il Savona dell’attacco atomico con Borgo goleador principe e il genio di Vanara in mezzo al campo vince il campionato. Il Vado in sicura crescita mantiene inviolato il terreno delle “Traversine” e si piazza sesto.

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Il Savona dell’attacco atomico fatto in casa: da sinistra: Bartoli, Vanara, Canepa, Calcagno, Poccardi, Argenti, De Valle, Pantani, Borgo, Caviglione, Toscano

Campionato di Prima Divisione 1934 – 35

Sesta giornata 25 Novembre 1934

Vado – Savona 0-1

Rete: Vanara 58’.

Vado: Chittolina, Pallaro, Tassara, Storti, Siccardi, Bacigalupo II, Casaccia, Fioretti, Sobrero, Poli , Caviglia.

Savona: Toscano, Devalle, Massaza, Bartoli, Bertelli, Argenti, Grosso, Porta, Mottura, Vanara, Canepa.

Arbitro: Grignani di Milano (in seguito a lungo in Serie A).

Diciannovesima giornata 7 Aprile 1935

Savona – Vado 5-2

Reti: Vanara 23’, Caviglia 31’, Canepa 40’, Grosso 50’,  Porta 54’, De Valle (su rigore) 78’, Baldizzone 82’.

Savona: Oddera, Pantani, De Valle, Bartoli, Bertelli, Argenti, Grosso, Vanara, Porta, Canepa, Torelli.

Vado: Chittolina, Pallaro, Tassara, Sobrero, Delbuono, Bacigalupo II, Baldizzone, Oliva, Caviglia, Poli, Casaccia.

Arbitro: Rosso di Torino.

Prosegue l’egemonia degli striscioni che si aggiudicano tutti e 4 i punti in palio. Il Savona al secondo posto alle spalle della Sanremese, Vado nono.

Campionato Serie C 1936 – 37

Quarta giornata 4 Ottobre 1936

Vado – Savona 1-1

Reti: Morelli rig. 71’, Motto 85’.

Vado: Chittolina, Pallaro, Motto, Bacigalupo II, Frumento, Tassara, Pinghelli, Poli, Baldizzone, Francia, Rosso.

Savona: Moretti, Devalle, Testa, Argenti, Bianchi, Ricchebuono, Borgo, Canepa, Calcagno, Morelli, Morando.

Arbitro: Limido di Milano.

Diciannovesima giornata 7 Febbraio 1937

Savona – Vado 1-1

Reti: Borgo 70’, Casaccia 78’.

Savona: Moretti, Testa, Argenti, Cutela, Astengo, Bartoli, Calcagno, Vanara, Gambetta, Caviglia, Borgo.

Vado: Arrigo, Pallaro, Motto, Poli, Frumento, Tassara, Casaccia, Aprile, Fioretti, Bacigalupo IV, Francia.

Arbitro: Bianchi di La Spezia.

Prima stagione in Serie C per il Vado e doppio 1-1 nel derby a dimostrazione di equilibrio. Alla fine Savona sesto (vince il campionato la Sanremese), Vado undicesimo.

Campionato Serie C 1937 – 38

Quattordicesima giornata 16 Gennaio 1938

Savona – Vado 2-0

Reti: Calcagno 11’, Borgo 26’.

Savona: Moretti, Testa, Morchio, Astengo, Bianchi, Argenti, Calcagno, Ricci, Levratto, Caviglia, Borgo.

Vado: Arrigo, Motto, Giavarini,Flabi, Frumento, Bartoli, Casaccia,Tomei, Gambetta, Poli, Francia.

Arbitro: Gianelli di Siena.

Ventinovesima giornata 1 Maggio 1938

Vado – Savona 0-1

Rete: Levratto 55’.

Vado: Chittolina, Giavarini, Motto, Bartoli, Frumento, Poli, Casaccia, Tomei, Bacigalupo IV, Gambetta, Francia.

Savona: Vernè, Testa, Massazza, Argenti, Bianchi,Calcagno, Caviglione, Vanara, Levratto, Caviglia, Borgo.

Arbitro: Zavattaro di Casale.

Succede l’incredibile: Felice Levratto, tornato dalle nostre parti dopo i fasti con la Nazionale e con Genoa, Inter e Lazio, approda alla sponda biancoblu in tempo per condannare il “suo” Vado nel derby di ritorno giocato proprio alle mitiche Traversine. Il Savona conclude secondo alle spalle del Casale, Vado undicesimo.

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Campionato Serie C 1938 – 39

Settima giornata 6 Novembre 1938

Savona – Vado 2-0

Reti: Caviglia 41’, Borgo 87’.

Savona: Origone, Levratto II, Morchio, Sandroni, Nervi, Argenti, Allegri, Vanara, Levratto I, Canepa, Borgo.

Vado: Chittolina, Tomei, Giavarini, Caviglia, Siccardi, Faccinato, Casaccia, Bartoli, Lanteri, Zioni, De Maurizi.

Arbitro: Carpani di Milano (anche lui a lungo in Serie A).

Ventesima giornata 26 Febbraio 1939

Vado – Savona 1-2

Reti: Zioni 3’ Vanara 28’ Borgo 56’.

Vado: Chittolina, Tomei, Giavarini, Caviglia, Siccardi, Lagorio, Gambetta, Poli, Zioni, Ceporina, Francia.

Savona: Origone, Farina, Morchio, Sandroni, Nervi, Argenti, Allegri, Vanara,  Savio, Canepa, Borgo.

Arbitro: Rossi di Torino.

Il Savona sta costruendo lo squadrone che salirà in Serie B e si aggiudica il girone. Vado  settimo. Da notare la puntualità con la quale Borgo va a segno negli scontri diretti.

Campionato Serie C 1939 – 40

Terza giornata 8 Ottobre 1939

Savona – Vado 3-1

Reti: Vaschetto 39’, Allegri 42’ e 70’, Casaccia 72’.

Savona: Origone, Cozzi, Villa, Morchio, Sandroni, Fenoglio, Piccioli, Piana, Gè, Vaschetto, Allegri.

Vado: Arrigo, Tomei, Levratto II, Tomberli, Siccardi, Poli, Casaccia, Bartoli, Ceporina, Cioli, Bacigalupo V.

Arbitro: Ribelli.

Diciottesima giornata 11 Febbraio 1940

Vado – Savona 0-3

Reti: Gè 20’, Buggi 40’, Vaschetto 78’.

Vado: Chittolina, Tomei, Levratto II, Bartoli I, Tomberli, Lottero, Bacigalupo V, Bartoli II, Poli, Rosso, Pelizzari

Savona: Caburri, Cozzi, Villa, Sandroni, Viano, Morchio, Piana, Vaschetto, Borel I, Buggi, Gè.

Arbitro: Leopoldi.

L’Italia entra in guerra e il Savona sale finalmente in Serie B. Da notare, nelle fila rossoblu, il primo derby giocato da Felice Pelizzari che poi, alla fine degli anni ’50, sarà l’allenatore della rinascita degli striscioni del presidente Del Buono. Il Vado si piazza tredicesimo.

Campionato Serie C 1947 – 48

Nona giornata 28 Dicembre 1947

Savona – Vado 5-2

Reti: Manzelli 3’, 36’, 52,’ 82’; Zilli 18’, Mucci 35′ , Motto 89’.

Savona: Calcagno, Vignolo, Molinari, Ghersi, Alvigini, Longoni, Zilli, Ighina, Cappelli, Siccardi, Manzelli.

Vado: Ferrero, Ghiorzi, Motto, Bacigalupo IV, Sappa, Marchese,II, Tomasini, Mantero, Mucci, Barile, Marchese I.

Arbitro: Beccaria di Torino.

Derby contrassegnato dal poker di Manzelli. Ma è un Savona stellare con Vignolo, Molinari, Ghersi e Alvigini perni della difesa; un centrocampo straordinario per classe e senso tattico con Longoni, Ighina e Siccardi; il fantasioso Zilli, Cappelli e Manzelli all’attacco.

Ventiquattresima giornata 1 Maggio 1948

Vado – Savona 1-3

Reti:: 20’ Zilli,  22’ Mantero, 42’ Cappelli, 63’ Ighina.

Vado: Ferrero, Ghiorzi, Motto, Bacigalupo IV, Sappa, Barile, Pelizzari, Tomasini, Mantero, Marchese I, Marchese II.

Savona: Castagno, Molinari, Vignolo, Puccini, Alvigini, Longoni, Siccardi, Ighina, Zilli, Cappelli, Manzelli.

Arbitro: Milanone di Biella.

Vado e Savona si ritrovano per l’ultima volta in Serie C dopo aver attraversato il doloroso turbine della guerra mondiale. Le due squadre disputano un grande campionato:il Savona lo domina, il Vado si piazza al quarto posto. Commuove leggere i nomi dei protagonisti. Ci sono tutti i”grandi” degli anni ’40-50, uomini che abbiamo conosciuto, apprezzato, che ci hanno insegnato tanto e alla loro memoria dedichiamo queste pagine: da Bertin Mantero a Felice Pelizzari, da Gino Ghersi a Roberto Longoni, da Giulin Siccardi e Martino Marchese, tanto per citare soltanto qualche nome.

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Un Vado davvero di grandi nomi schierato alle “Traversine” ricolmo di pubblico. Da sinistra in piedi: Tomei, Motto, Felice Pelizzari (un vero gentleman e un grande allenatore), Bertin Mantero golaeador di razza, Marchese, Pierino Bacigalupo; accosciati: Barile, Vessillo Bartoli, Bruno Ferrero “genio e sregolatezza”, Rino Mucci, Tomberli

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Il Savona (nella foto la squadra vittoriosa 2-0 sul campo della Sanremese)  rispondeva con una squadra altrettanto grande, capace di vincere il campionato. La formazione del Savona: in piedi da sinistra: Puccini, Manzelli, Siccardi, Longoni, Molinari, Zilli, Tonini (dir.); accosciati, da sinistra: Castagno, Cappelli, Ghersi, Ighina, Vignolo

Campionato di Promozione 1953 – 54

Settima giornata 22 Novembre 1953

Vado – Savona 4-2

Reti: Parodi 9’, Calabria 13’, Briano 24’, Galindo (autorete) 25’, Delfino 51’, Parodi 69’.

Vado: Caviglia, Macrì,  Murialdo, Barile, Ghiorsi, Biggi, Padula, Ansaldo, Parodi, Marchese, Calabria.

Savona: Rivoire, Reggiani, Briano, Galindo, Manfredini, Spirito, Gravano, Delfino, Mino Persenda, Marrone, Gambino.

Arbitro: Molinari di Genova.

Una doppietta di Parodi, tra i più prolifici e tecnici attaccanti in circolazione in quelle stagioni, apre e chiude la contesa. Dopo una autoirete di Galindo, il Savona prova a radrizzare la partita con Delfino, ma il solito Nino chiude i conti.

Ventiduesima giornata 21 Marzo 1954

Savona – Vado 1-5

Reti: Marchese 1’ e 31’, Galindo 25’, Parodi 61’, Marchese 62’, Ansaldo 84’.

Savona: Rivoire, Reggiani, Briano, Galindo, Speroni, Marrone, Rognoni, Mino Persenda, Saccone, Gambino, Delfino.

Vado: Caviglia, Macrì, Murialdo, Barile, Ghiorzi, Biggi, Padula, Ansaldo, Parodi, Marchese II, Calabria.

Arbitro: Cavagna di Genova.

Vado e Savona si ritrovano in un momento opposto nelle loro fortune calcistiche. I rossoblu sono in grande spolvero, vincono il campionato e salgono in IV Serie. Gli striscioni sono scesi al punto più basso della loro storia e rimediano soltanto il decimo posto. Due derby di fuoco per il Vado che travolge i rivali: il 5-1 di Corso Ricci resterà imperituro nella memoria di chi c’era. Un grande Vado trascinato da Nino Parodi che si ritrova, sul fronte opposto, il “gemello” del gol Mino Persenda. Un ricordo particolare (tra gli altri) per Davide Ansaldo.

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Il Grande Vado che conquista la IV Serie qui ritratto davanti agli spogliatoi di Corso Ricci. E’ il giorno del 5-1 inflitto al Savona

Campionato Interregionale II serie 1957 – 58

Seconda giornata 6 Ottobre 1957

Savona – Vado 1-2

Reti: 26’ Basilio Parodi, 34’ Perata, 36’ Biggi.

Savona: Cavo, Galindo, Mariani, Bruno, Valentino Persenda, Papes, Mantero, Pastorino, Vaccari, Paltrineri, Basilio Parodi.

Vado: Traverso, Magnetto, Murialdo, Vacca, Nardini, Martinucci, Negro, Perata, Griffo, Biggi, Calamano.

Arbitro: Andina di Parma.

Diciassettesima giornata 9 Febbraio 1958

Vado – Savona 0-0

Vado: Traverso, Magnetto, Murialdo, Vacca, Nardini, Martinucci, Negro, Grattarola, Griffo, Biggi, Calamano.

Savona: Bruzzone, Galindo, Valentino Persenda, Papes, Nadali, Mariani, Pastorino, Parodi, Teneggi, Gennari, Mantero.

Arbitro: Rimoldi di Milano.

Il Savona è tornato a salire ma si scontra con il miglior Vado: i rossoblu alla fine saranno terzi, gli striscioni ottavi. Grande folla al derby di ritorno. Sotto la pioggia è 0-0 per un derby molto muscolare e per picchiatori (Negro, Magnetto e Vacca per il Vado; Galindo, capitan Valentino Persenda e Nadali per il Savona), aspro e combattuto.

Campionato IV Serie 1958 – 59

Undicesima giornata 14 Dicembre 1958

Vado – Savona 0-3

Reti: 3’ Teneggi, 13’ autorete Biggi, 28’ Ratto.

Vado: Traverso, Biggi, Salomone, Baghino, Magnetto, Martinucci, Mantero, Reggiori, Pittaluga, Rosasco, Neri.

Savona: Ferrero, Galindo, Ballauco, Contin, Ciglieri, Consonni, Bricchi, Gennari, Teneggi, Merighetto I, Ratto.

Ventottesima giornata  12 Aprile 1959

Savona – Vado 2-1

Reti:: 13’ Mantero 7’ autorete Gandini 33’ Brocchi

Savona: Giacomelli, Valentino Persenda, Ballauco, Contin, Ciglieri, Mariani, Brocchi, Merighetto I, Teneggi, Nadali, Ratto.

Vado: Mura, Gandini, Peluffo, Baghino, Magnetto, Martinucci, Griffo, Gaglione, Mantero, Rosasco, Calamano.

Arbitro: Andujar di Novara.

Il derby non si giocherà più per molte stagioni. Il Savona, guidato da Pelizzari, stravince il torneo e sale in Serie C trovando anche il nuovo stadio di Legino. Il Vado abbandona la categoria e per parecchi campionati si muoverà soltanto nell’ambito della Promozione regionale. Giocano il loro unico derby di campionato contro il Savona due giovanissimi (classe ’40) che poi faranno la storia del Vado negli anni futuri: Giorgio Peluffo e Paolino Gaglione.

8.jpgEcco il Savona del trionfale ritorno in Serie C: da sn. in piedi, Mariani, Pastorino, Galindo, Ballauco, Ciglieri, Giacomelli, Gennari; accosciati da sn: Ratto, Brocchi, Teneggi, Contin

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Campionato Serie D 1986 – 87

Savona – Vado 2-0

Reti: Carlinho 20’ e 28’.

Savona: Bellagamba, Bencardino, Fanesi, Quartaroli I, Lesca, Mirisola, Trudu, Carlinho, Abbondanza, Zuliani, Quartaroli II

Vado: Salamini, Rossi, Spizzo, Doragrossa, Grippo, Balboni, Bazzini, Marinelli, Andreoli, Ottonello, Monte.

Arbitro: Panfieri di Milano.

Ventiseiesima giornata 22 Marzo 1987

Vado – Savona 3-2

Reti: Monte 13’ e 17’, 16’ Quartaroli II, 20’ Ottonello,  78’ Carlinho.

Vado: Salamini, Rossi, Spizzo, Grippo, Martinelli, Balboni, Andreoli (86’ Manitto) Iannelli, Monte (88’ Doragrossa) Ottonello, Pezzoli.

Savona: Picone, Allia, Mirisola, Quartaroli I, Panucci I, Fracchia (46’ Peluffo), Sughi (65’ Puppo), Carlinho, Musiello, Zuliani.

Arbitro: Minotti di Sanremo.

Per il Savona è la stagione del disastro Binacchi – Quartaroli con l’abbandono dei titolari a metà stagione. Una storia destinata purtroppo a ripetersi, con altri impresentabili protagonisti, negli anni successivi. Torneo concluso con buona parte della squadra juniores. Nono posto alla pari per le due duellanti.

Campionato Serie D 1987 – 88

Sesta giornata  25 Ottobre 1987

Savona – Vado  0-0

Savona: Salamini, Lualdi, Bottari, Sughi, Della Bianchina, Chicchiarelli (46’ Giani), Nistri, Carlinho, Puppo, Zuliani, Molteni.

Vado: Vaccarezza, Rossi, Gamberucci, Nardini, Balboni, Merello, Doragrossa, Masoero, Monte, Ottonello, Pezzoli.

Arbitro: Ugolini di Verona.

Ventunesima giornata 14 Febbraio 1988

Vado – Savona 0-0

Vado: Vaccarezza, Rossi, Merello, Doragrossa, Nardini, Balboni, Ceraudo, Pezzoli (80’ Tessiore), Gonella (80’ Monte), Ottonello, Masoero.

Savona: Picone, Lualdi, Moras, Della Bianchina, Bottari, Canu, Nistri, Chicchiarelli, Puppo, Zuliani, Molteni.

Arbitro: Cosi di Firenze.

Doppio zero a zero, a dimostrazione dell’equilibrio regnante. In classifica Savona sesto e Vado nono. Nel frattempo hanno assunto la presidenza dei sodalizi personaggi che segneranno un’epoca, finalmente positiva: l’ingegner Ciarlo da parte rossoblu, Enzo Grenno per gli striscioni.

Campionato Serie D 1989 – 90

Quindicesima giornata 24 Dicembre 1989

Savona – Vado 4-1

Reti: 4’ Pietrolungo, 9’ Cella, 32’ e 34’ (rig.) Valeri, 65’ Bordini.

Savona: Durando, Fioraso, Marazzi II, Moras, Allia, Pietrolungo, Bordini, Canu, Valeri (85’ Ranieri), Chicchiarelli, Marazzi I (76’ Monte).

Vado: Vaccarezza, Eretta, Ciferri (66’ Ceppi), Monteforte, Garattini, Cella, Pnzo, Tessiore, Gonella, Ottonello, Puppo (80’ Doragrossa).

Arbitro: Scarpellini di Mestre.

Trentatreesima giornata 29 Aprile 1990

Vado – Savona 0-1

Rete: 4’ Valeri.

Vado: Bargellini, Eretta, Ceppi, Ciferri, Garattini, Cella, Doragrossa, Tessiore, Belvedere (78’ Gonella) Ottonello, Puppo (46’ Riolfo).

Savona: Durando, Fioraso, Moras (60’ D’Agostino), Carnio, Marazzi II, Ranieri, Bordini, Chicchiarelli, Valeri, Canu, Monte (Marazzi I).

Arbitro: Bianchi di Bergamo.

Stagione sfortunata per il Vado che retrocede assieme all’Albenga. Savona al quinto posto. Nelle fila rossoblu gioca il suo unico derby contro il Savona Paolo Ponzo, sfortunato ragazzo deceduto in tragiche circostanze, durante una gara podistica disputata in condizioni estreme sul piano meteorologico, dopo una brillante carriera terminata proprio in biancoblu. Un generoso protagonista da ricordare.

Campionato di Eccellenza 1998 – 1999

Sesta giornata 25 Ottobre 1998

Vado – Savona 0-0

Vado: Cancellara, D’Asaro, Lucisano (40’ Veneziano), Procopio (60’ Ranieri), Spaggiari, Donato, Santanelli (48’ Priano) Moiso, Prestia, Scalzi, Schipani.

Savona: Di Latte, Tasco, Cappanera, DI Pasquale (67’ Neri) Troise (67’ Sole) Schito, Malafronte, Bottinelli, Scaletta, Valentino, Sciutto.

Arbitro: Surace.

Ventunesima giornata 21 Febbraio 1999

Savona – Vado 1-1

Reti:: 44’ Prestia, 90’ Di Napoli su rigore.

Savona: Di Latte, Cappanera, Di Gregorio, Lanzara, Schito, Giacchino (88’ Sità), Mazzone (49’ Baccino), Sole, Di Napoli, Valentino, Salvatico ( 73’ Calderara)

Savona: Cancellara, Battaglini, Ciarlo, Donato, Spaggiari, fazio, Santanelli, Procopio, Prestia, Moiso, Veneziano (56’ Marcenaro).

Arbitro: Smaldone.

Il Savona si ritrova nell’Eccellenza regionale, campionato nel quale il Vado milita ormai da molte stagioni. Biancoblu terzi in classifica (si impone l’Entella), Vado all’ottavo posto.

Campionato di Eccellenza 1999 – 2000

Tredicesima giornata 12 Dicembre 1999

Vado – Savona 1-1

Reti: 44’ Biloni, 45’ Prestia.

Vado: Cancellara, D’Asaro, Cremonesi, Ranieri (90’ Donato) Bacinelli (58’ Palermo) Grossi, Cattardico (77’ Santanelli) Bonadies, Prestia, Schipani, Pennone.

Savona: Di Latte, Dessì, Bisio, Brignoli (70’ Calderara), Panucci, Siciliano, Riolfo, Biloni, Calabria, Lamberti.

Arbitro: Rosso di Imperia.

Ventottesima giornata 9 Aprile 2000

Savona – Vado 0-0

Savona: Di Latte, Riolfo, Barone, Cappanera, Panucci ( 55’ Dessì), Siciliano (90’ D’Angelo), Brignoli, Gatti, Calabria,Biloni

Vado: Cancellara, D’Asaro, Santanelli, Ranieri, Baccinelli, Palermo, Cattardico, Donato, Pennone, Bonadies ( 46’ Perrone), Schipani.

Equilibrio nei due derby ma il campionato è vinto dal Savona del presidente Piro. Vado secondo  promosso agli spareggi.

Campionato Serie D 2001 – 2002

Sesta giornata  7 Ottobre 2001

Vado – Savona 1-3

Reti: 14’ Bracaloni, 43’ Schipani, 67’ Aloe rig., 86’ Peluffo.

Vado: Cancellara, Coghe, (77’ Rei), Noris, Bonadies,Fornaro, Panucci, Santanelli, Minetto (46’ Botta), Prestia, Schipani, Giribone (70’ Frediani).

Savona: Iacono, De Lucis (62’ Lupo), Barone, Perrella, Cappanera, Di Gioia, Contino, Bracaloni (91’ Termine), Peluffo, Aloe, Lamberti (80’ Bisio).

Arbitro: Giglione di Siena.

Ventitreesima Giornata 17 Febbraio 2002

Savona – Vado 3-0

Reti: 56’ Bracaloni, 64’ Aloe, 90’ Biffi.

Savona: Iacono, De Lucis (90’ Cairo), Barone, Perrella, Biffi, Di Gioia, Contino, Bracaloni (81’ Riolfo), Peluffo, Aloe, Lamberti (90’ Solari). All. Tufano.

Vado: Cancellara, Coghe, Bisio, Bonadies, Cappanera, Donato, Santanelli, Ottonello (56’ Fornaro), Prestia, Minetto, Siciliano.

Arbitro: Di Cintio di Bergamo.

E’ la stagione dello spareggio di Voghera con il Savona di Tufano che ritorna in Serie C2. Il Vado si piazza al quindicesimo posto e nei due derby la superiorità degli striscioni appare netta.

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Il Savona del ritorno in C2: prima fila, Biffi, Barone, Di Gioia, Cocito, Riolfo, Parisi, Cairo, Sala, Lamberti, Ognjanovic; seconda fila: Bertolucci (mag.), Peluffo, Solari, Amicone (all. port.), Tufano (all.), Bordo (dott.), longheu (prep. atl.), Taricco (vice all.), Contino, Stella, Gerundo (mass.); terza fila: Bracaloni, Aloe, Perrella, Gai, Iacono, Ghizzardi, Delucis, Piccolo, Bertone, Termine

Campionato Serie D 2004 – 2005

Tredicesima giornata 28 Novembre 2004

Savona – Vado  0-2

Reti: 7’ e 52’ Grabinski.

Savona: Randazzo, Benassi, Giannasi, Cocito, Merlo, Sangiuliano, Caredda (57’ Cavanna), Concas, Donzella ( 46’ Fiori), Uccello, Zaccanti (68’ Grande).

Vado: Ghizzardi, Costanzo, Bresci, Coghe, Cammaroto, Costantino, Ferro (88’ Rocca), Lovera, Giacchino (2’ Giordano), Grabinski (81’ Brema).

Arbitro: Avellano di Busto Arsizio.

Trentesima giornata 6 Aprile 2005

Vado – Savona 1-2

Reti: 3’ Ferro 16’ Caggianelli, 27’ Concas.

Vado: Ghizzardi, Costanzo, Bresci, Coghe, Fornaro, Cammaroto, Ferro ( 79’ Costantino), Bracalello, Grabinski (65’ Brema), Giacchino, Marotta.

Savona: Randazzo, Merlo, Benassi, Piovesan, Catalano, Giannasi, Concas, Sangiuliano (60’ Cavanna) Uccello (88’ Occhipinti), Boggiano (54’ Caredda), Caggianelli.

Dopo essersi scambiate le vittorie in trasferta, per le due squadre l’andamento in campionato è molto diverso. Il Vado (trascinato dall’argentino Cesar Grabinski, protagonista del successo al “Bacigalupo) si salva con l’undicesimo posto. Il Savona invece è coinvolto nella mischia dello spareggio, avversario il Versilia, e si salva al 94’ della seconda partita con una rete “storica” di Piovesan.

Campionato  Serie D 2005 – 2006

Quarta giornata 2 Ottobre 2005

Vado – Savona 1-1

Vado: Ghizzardi, Eretta, Costanzo, Lombardo, Elia, Garbero, Croci (80’ Cammaroto), Lovera (72’ Caracciolo), Grabinski, Giacchino (86’ Angelotti), Baudi.

Savona: Cancellara, Coghe (73’ Schipani), Vanoli (46’ Curabba), Reccolani, Giuntoli, Panucci, Caredda (62’ Lepurisis) Concas, DI Pietro, Iannolo, Lamberti.

Arbitro: Ferri di Piacenza.

Ventunesima giornata 1 Febbraio 2006

Savona – Vado 1-1

Reti: 5’ Giacchino, 45’ Di Pietro.

Savona: Cancellara, Vanoli, Riggio, Concas, Giuntoli, Panucci, Pieraccini, Bonvini (85’ Pagniello), Moronti, Iannolo, Di Pietro.

Vado: Ghizzardi, Eretta (83’ Baudi), Bresci (73’ Lovera I), Lombardo, Garbero, Cammnaroto, Costanzo, Lovera II, Grabinski, Giacchino, Caredda.

Arbitro: Bietolini di Firenze.

Stagione drammatica per il Savona che, alla fine, sarà ripescato dalla retrocessione grazie all’intervento del gruppo guidato dall’avvocato Romani che salverà la società dal fallimento. Buon campionato per il Vado al sesto posto.

Campionato Serie D 2006 – 2007

Tredicesima giornata 3 Dicembre 2006

Savona – Vado 2-0

Reti: 66’ Prunecchi, 90’ Barone.

Savona: Giribaldi, Borracino, Cilona, Pellegrini (72’ Davanzante), Giuntoli, Barone, Concas, Siciliano(75’ Di Pietro), Grabinski, Prunecchi, Moronti.

Vado: Ghizzardi, Eretta, Bresci (71’ Taglioni), Lombardo, Elia, Cammaroto, Bonforte (76’ Scarfò), Bonvini , Spartero, Buadi, Ruotolo (76’ Tatteo).

Trentesima giornata  15 Aprile 2007

Vado – Savona 2-2

Reti: 12’ Lombardo, 15’ Di Pietro, 38’ Prunecchi, 80’ De Lucis.

Vado: Ghizzardi, Eretta, Aretuso, Nonvini, Minuti, Cammaroto, Brema, Lombardo (85’ Bresci), Taglioni (55’ Baudi) D’Amico, Bonforte (56’ De Lucis).

Savona: Illiante, Vanoli, Riggio, Pellegrini, Di Pietro (85’ Giuntoli), Barone, Concas, Siciliano, Prunecchi (56’ Davanzante), Fiore, Moronti ( 87’ Romani).

Arbitro: Barberi di Brescia.

Il Savona lotta fino alla fine per il primato che sarà appannaggio del Canavese. Vado salvo al quindicesimo posto. Da segnalare tra i biancoblu la presenza di Giuntoli che, appese le scarpette al chiodo, nel 2009 iniziò la sua nuova carriere sportiva come diesse del Carpi (quattro promozioni in cinque stagioni) per approdare nel 2015 al Napoli diventando braccio operativo del presidente Aurelio De Laurentiis prima a fianco del c.t. Maurizio  Sarri e poi di Carlo Ancelotti.

CAMPIONATO SERIE D 2007 – 2008

Terza giornata 10 Settembre 2007

Savona – Vado 1-0

Rete: 36’ Minieri (rig).

Savona: Giribaldi; Vanoli, Giuntoli, Barone, Napoli; Carlevaro, Pellegrini, Papa; Soragna, Moronti, Minieri. In panchina: Illiante, Riggio, Glauda, Borraccino, Romani, Di Pietro, Esposito. All. Monteforte.

Vado: Ghizzardi, Olivieri, Bracco, Notari, Aretuso,Scarfò, Catalano, Iannolo, Brema, Capra, Girgenti; all. Ferraro.

Ventiduesima giornata 10 Gennaio 2008

Vado – Savona 1-1

Reti: 19’ Baudi, 28’ Soragna.

Vado: Ghizzardi, Delucis, Olvieri, Delrio, Coghe, Marraffa (Militano82’), Minieri, Baudi, Iannolo, Giacchino;  all. Ferraro.

Savona: Giribaldi, Eretta (Riggio 61’), Di Pietro, Monti, Giuntoli, Glauda, Carlevaro, Salis, Lamberti, Pellegrini, Soragna; all. Viviani.

 

Dopo undici stagioni il derby Savona-Vado torna dunque ad accendere entusiasmi, passioni e soprattutto antiche e mai sopite rivalità. I biancoblu, affidati al tecnico Siciliano, vecchia e collaudata conoscenza della piazza savonese, iniziano un percorso nuovo quanto ambizioso, almeno secondo le intenzioni manifestate dal neo presidente Patrassi e dal gruppo milanese da lui rappresentato dopo il sofferto passaggio di testimone dal presidente Cavaliere. I rossoblu sono decisi a proseguire il cammino intrapreso con la famiglia Tarabotto (presidente il padre, allenatore il figlio), un mix che ha portato alla promozione in Serie D dopo anni di purgatorio in Eccellenza. Un derby che sembra poter annunciare spalti finalmente gremiti al vecchio Stadio Bacigalupo (60 anni a settembre) e al rinnovato “Chittolina”. Buon campionato a tutti.   

Anni ’50 – ’60 : GENERAZIONE CALCIO PROTAGONISTA NELLA COMUNITA’ DALLA RICOSTRUZIONE AL BOOM  Di LUCIANO ANGELINI E FRANCO ASTENGO

L’avvio di questo ricordo presenta una nota triste: quasi ogni giorno siamo raggiunti dalla notizia della scomparsa di qualcuno caro alla nostra memoria e al nostro cuore, che ha fatto parte della comunità viva, pulsante del “nostro” calcio, quello savonese degli anni’50 – ’60: il periodo intercorso tra la ricostruzione del Paese dalle macerie della guerra alla fase del boom economico.

Beninteso non un semplice rituale per riavvolgere il nastro della storia, bensì la consapevolezza e il messaggio che non si possono scrivere il presente e il futuro senza conoscere il passato.

Erano tempi di grandi cambiamenti, di impensate novità, di traguardi raggiunti, di sogni da conquistare.

Una parte rilevante del nostro mondo era rappresentato dal calcio: un calcio adesso reso mitico dai racconti che nel tempo abbiamo elargito verso la memoria collettiva, nel quale agivano protagonisti  che di volta in volta assumevano le vesti di compagni di squadra e di avversari.

Il clima era di grande amicizia e solidarietà, nel riferire ciò non pensiamo di edulcorare nulla: certo sul  campo gli scontri erano senza risparmio, le rivalità irriducibili, su certi campi c’erano da vivere vere e proprie “corride”.

I campionati, ci riferiamo alla Promozione e alla seconda categoria e a tutte le serie giovanili, corrispondevano ad alti profili tecnici e agonistici: nelle principali cittadine della provincia dirigenti illuminati sapevano come far quadrare i conti e allestire squadre molto competitive, ma anche nella città di Savona le squadre di quartiere, di bar, di parrocchia, di società erano guidate con umanità, senso di organizzazione e anche disciplina.

Sarebbero troppi i nomi da elencare: da Don Dietrich al “rosso” Titto Rebagliati, da Vadone a Penna e Siccardi, da Enrico Fabbri a Vallarino, dai fratelli Marino a Emilio Pacini, dal panettiere Cavallone a Beppe Muda, da Mario Ostuni al “paron” Segato e Emilio Pacini, da Franco Freccero a Giuanin Genta e Augusto Briano, Giuan Besio e Stirner Palmieri per segnare le epoche di Priamar, Libertà Lavoro, Gloria, Stella Rossa, Villetta, Torre, Bagni Italia, Judax, Bar Treviso, Freccero, Letimbro, Veloce soltanto per citare alcune delle squadre sorte a Savona in quegli anni ruggenti.

Poi la Riviera e la Valbormida: Viacava a Varazze, Canepa, Revelli, Gaggero ad Albisola per “ceramisti “ e “Santa “Cecilia”, la triade Ferrando – Morixe- Lazzaretti per il grande Vado, i due “numi tutelari” Bagnarino (con Giuse Cerruti) e Rizzetto Bruzzone per le ascendenti Spotornese e Nolese, Chiesa per il Finale a lungo in IV Serie, Voltolini a Loano, Del Minio ad Albenga, Boscione ad Alassio; nella riviera di Ponente poi all’improvviso una valanga di squadre formatesi tutte assieme, Finalpia, Borghetto, Ceriale, Leca, Auxilium (ricordiamo il presidente Isnardi), Andora (Ossola e Ferrario) in un eccezionale fervore di crescita.

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19 luglio 1964: Albenga – Sestrese 1-0. Albenga in trionfo a Marassi per la promozione in Serie D. Da sinistra, si riconoscono Rumazza, Celiberti, Ciotti, Casazza, Ramella, Neuhoff, il portiere Franchi con sulle spalle l’allenatore Balloni, il massaggiatore Aicardi, alle loro spalle Luciano Testa.

Salendo il Cadibona, Boagno e Scarrone per l’omonima squadra, Leter Tavanti e l’indimenticabile dott. Berio per l’Altarese, Sardo e Pastorino per la Carcarese, il geom. Negro capace di portare la Cairese ai vertici regionali, il rag. Bodrito a Millesimo, l’eclettico Tabò (portiere, ufficiale postale e Sindaco) a Calizzano.

Abbiamo ricordato soltanto qualche nome tra coloro che con il loro sacrificio (anche economico) hanno saputo alimentare la nostra passione giovanile, fornendo alle squadre supporto organizzativo: dal punto di vista tecnico poi c’erano grandi allenatori, alcuni dei quali come Zamboni, Pelizzari  e il prof. Colla capaci già di essere abilitati dall’appena nato centro tecnico federale di Coverciano.

Ora dovremmo ricordare i giocatori.

Non possiamo a questo punto rischiare errori od omissioni e allora seguiamo un criterio molto semplice, quello delle formazioni di Promozione e Seconda Categoria scegliendo un campionato, quello 1963 – 64 che può essere  considerato emblematico delle forze in campo comprendente i nati della nostra generazione tra la seconda metà degli anni ’30 ai primi anni’40.

Per noi che curiamo questo blog di memorie rimane da raccontare un punto in più: in quel periodo, assieme a personaggi indimenticabili come Marco Sabatelli, Enrico Fabbri, Pino Cava, Ivo Pastorino e l’inarrivabile Nanni De Marco, iniziammo a raccontare la storia del nostro calcio attraverso le colonne di “Riviera Notte Sport”: si trattò di un successo eccezionale, le nostre squadre disposero di quella tribuna che – in quel momento – inorgoglì dirigenti, tecnici, atleti e – in seguito – ha rappresentato anche un eccezionale supporto di memoria per far sì che tutti si riconoscano ancora in quella straordinaria stagione di sport, di amicizia, di spontaneità umana.

Ecco di seguito, senza classifiche e/o distinzione di categoria le formazioni di quella stagione che abbiamo scelto: 1963 – 64

Albenga: Franchi, Galindo, Ramella, Casazza, Neuhoff, Rumazza, Ciotti, Paltrinieri, Testa, Celiberti, Balocchi.

Cairese: Angelini, Altobelli, Montaldo, Amello, Tullio Pierucci, Papes, Reschia, Veglio, Monaci, Bonello, Minuto. All. Zamboni

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Gruppo “C”: Ghetta, Testa, Bussalino, Molinari, Martini, De Cillia, Bagnara, Novella, Costa, Basilio Parodi, Manzone.  All. Sarosi

Vado: Sozzi, Gianni Rosso, Rocca, Micca, Peluffo, Suraci, Lagasio, Caviglia, Griffo, Renesto, Chittolina. All. Frumento

Loanesi: Vicini, De Biase, Beltrame, Negri, Negro, Martinucci, De Moro, Gaglione, Pittaluga, Testera, Gandolfo.

Argentina: Paolini, Natta, Santini, Roberi, Borriello, Grosso, Pivetta, Cerri I, Cerri II, Broccini, Gaslini.

Ventimigliese: Piva, Goso, Marinelli , Nardini, Jezzi, Sansò, Cavalli, Giovacchini, Imberti, Pesante, Pianetti.

Veloce: Ferrero, Marino, Pietropaolo, Reggiori, Giusto, Ottone, Vasconi, Borgo, Pali, Benedetti, Guglielmelli. All. Pelizzari

Elah Pegli: Campanella, Bacci, Bellocchio, Molinari, Damonte, Scuto, Francomaccaro, Dugoni, Pastine, Di Grumo, Michelini.

Albissola: Iannicelli, Furci, Brunettini, Cartabianca, Garrone, Derchi,  Torielli, Barioglio, Mazzucco, Albesiano, Zingariello. All. Delfino

Colombo Cogoleto: Gagliardi, Pansolin, Badano, Damonte, Romairone, Pizzasegale, Perrone, Mazzotta, Gramegna, Calamano, Baratella.

Varazze: Delogu, Rossi, Ciferri, Tagliaferri, Molinari, Cazzola, Musso, Firpo, Rota, Rebagliati, Schiaffino. All. Giorgi

Auxilium Alassio : Spitale, Enrico, Mattioli, Gaggero, Capriati, D’Andrea, Anastasio, Briozzo, Gamberetto, Lanfredi, Lavagna.

Cengio: Traversa, Giacobbe, Pizzorno, Zanetti, Baronti, Scavino, Zunino, Bandoni, Ratti, Nardo, Caracciolo.

Dianese: Giusti, Balestra, Assandri, Gottardi, Ramoino, Nicosia, Bergoin, Santini, Taccioli, Spigno, Repetto.

Carcarese: Bertonasco, Gamba, Gravano, Marrone, Ramognino, Bertone, Ghiso, Simonelli, Ferro, Paparella, Parodi. All. Canepa

Villetta: Merciai, Nasi, Mombrini, Corsari, Procopio I, Lauretano, Iacovacci II, Iacovacci I, Fanelli, Bosco,Monti; all. Pacini.

Libertà e Lavoro Speranza: Grossi, Berruti, Perata, Pennino, Sguerso, Drago, Pastorino,  Arena, Recagno II, Bensi, Berruti Livio; all. “Pavone” Morando.

Don Bosco Savona: Olmeda, Filippi, Olivieri, D’Harcourt, Giometti I, Giometti II, Sibilio, Ghezzi, D’Harcourt, Cerisola, Pirami; all.Parodi.

Priamar: Bonanni, Ricci, Grasso, Tarditi, Caviglia, Martinengo, Spilimbergo, Bazzano, Sabatini, Bresciani, Siter; all. Ghersi.

Bagni Italia: Fusero, Bottelli, Cervi, Storti,Falco, Picone, Astengo, Sobrero, Pilotti (Diana) Rovere, Zuanni; all. Testa.

Millesimo: Boetti, Ramognino, Molinari, Pregliasco, Siri II, Scarcia, Conti, Ziglioli, Siri I, Fracchia, Ferro.

Altarese: Martini, Bertone, Scandella, Fornaciari, Giribaldi, Torcello, Mallarini, Oddera, Pieri, Occhi, Corizia.

Maremola: Geloso, Dondo, Vite, Rembado, Garavagno, Piccinini, Gaggero, Canepa, Lanfredi, Gambetta, Rebaudo; all. Dall’Orto.

Cadibona: Bonetti, Porta, Grasso, Minuto, Visconti, Malatesta, Paggini, Andreoli, Lodici, Mistrangelo, Cattardico; all. Gino Cattardico.

Don Bosco Varazze: Cosimi, Lupi I, Mallone, Albezzano, Cervetto, Calamano II, Recagno II, Ferro, Vallino, Musmeci, Travi; all. Craviotto.

Nolese: Giacosa Ghelli), Boi, Aramini, Coco, Brignole, Pisano, Ragusa, Messa, Rusticoni, Procopio II, Capraro

Spotornese: Negrini, Chiacchio, Saccani, Bezzi, Marengo, Arnello, Giamello, Bracali, Rusticoni, Bertolotti, Testa all. Profili

Croce Bianca d’Albenga: Ottavi, Vignaroli I, Bausone, Lia, Damonte, Peluffo, Colombo, Amerio, Marengo, Gianazzi, Trucco.

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La Spotornese dell’ascesa in Promozione (’63-64): in piedi, da sinistra, Bruno Marengo, Giribaldi, Bezzi, Falco, Ettore Rusticoni super-cannoniere, Piero Bertolotti, Botto, Aldo Testa; accosciati, da sinistra: Moraglio, Gigi Saccani, Chiacchio. In foto due  futuri sindaci della cittadina rivierasca: Bruno Marengo e Piero Bertolotti

GENOA: DALLA FONDAZIONE AI NOVE SCUDETTI E ALLE CINQUE FINALI CON IL BOLOGNA

di FRANCO ASTENGO

Da qualche tempo i tifosi del Genoa, con sempre maggiore insistenza, chiedono che prosegua con sempre maggiore energia un’azione per far sì che al Genoa venga assegnato il decimo scudetto (con annessa agognata “stella”) giudicando il campionato 1924 – 25, quello delle cinque finali di cui si parlerà nella nostra ricostruzione, viziato dalla partigianeria fascista in favore del Bologna, pupilla del gerarca Leandro Arpinati presidente della Federazione.

Com’era accaduto però che il Genoa a quel punto avesse già conquistato i 9 scudetti che ancora oggi fanno parte del suo palmares?

Di seguito una ricostruzione precisa delle vicende di quel tempo che hanno coinciso per la gran parte con la storia delle origini del calcio in Italia. Tema, va ricordato, molto caro al giornalista  Renzo Bidone, classe ’99, autore della Storia del Genoa, la seconda dopo quella di Aldo Merlo e Renato Tosatti, altre firme prestigiose del giornalismo ligure, e non solo. Renzo Bidone, che Enzo Tortora definì “il Tito Livio del Genoa”, oltre a dirigere i servizi sportivi del “Corriere del pomeriggio” (settimanale del lunedì molto seguito per le sue cronache su tutti gli avvenimenti sportivi della Liguria), era corrispondente di numerose testate nazionali dal “Corriere della Sera” a “La Stampa”, passando poi il testimone al figlio Giorgio, anche lui con il cuore rossoblu. Più recentemente altri due genoani doc, Gianluigi Corti  e Adriano Bet, hanno realizzato il volume “tuttogenoa”, ripercorrendo anno per anno, partita per partita, le tappe della lunga storia rossoblu.

7 Settembre 1893

Per iniziativa di un gruppo di sudditi inglesi, viene ufficialmente costituita presso il Consolato di Gran Bretagna, alla presenza del Console Sir Alfred Payton, la prima società sportiva italiana, cui viene data la denominazione di “Genoa Cricket and Athletic Club”.

Soci Promotori: Mister C.De Grave, Misters Summerhill senior and junior, Mister Sandus, Mister Riley, Mister De Thierry, Mister Fawcus, Mister Green, Mister Blake.

All’unanimità viene eletto Presidente Mister De Grave Selis, il socio promotore più anziano.

Lo statuto prevede l’inammissibilità di soci di cittadinanza italiana.

Sede sociale e Club a esso collegato – ambedue fissati dal 1899 in Piazza Campetto, nei locali dell’Albergo Unione dove risiedeva Spensley (dopo un’iniziale attività più che altro organizzativa, presso una trattoria di Piazza d’Armi a Sampierdarena) – avrebbero dovuto costituire – secondo le intenzioni dei fondatori, un punto d’incontro per gli inglesi residenti a Genova o di passaggio nella nostra Città, analogamente alle tradizioni dei Club inglesi, e consentire ai soci di organizzare gare atletiche e incontri di cricket.

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Eccolo qui. Sir James Spensley, medico inglese, fondatore del Genoa Cricket and Foot Ball Club e del primo gruppo di scout nel capoluogo Ligure. Un pioniere e un precursore. Cadrà sul fronte francese durante la prima guerra mondiale.

Negli anni successivi, tuttavia, l’interesse dei soci praticanti lo sport ed anche di quelli non attivi in qualche disciplina sportiva venne gradualmente a concentrarsi, più che sull’atletica e sul cricket, praticato soltanto in rarissime occasioni, su di un nuovo sport di cui giungevano dalla Gran Bretagna regole, cronache di gare e risultati: il football, giocato inizialmente con una palla di gomma, che suscitava nel Paese d’origine e all’estero sempre maggior desiderio d’emulazione.

In un’atmosfera, permeata di intenso sviluppo della Città e di dilettantismo calcistico con incontri non ancora registrati in elenchi o cronache ufficiali, si giunse al 1896, anche che si può ben affermare, costituisce la seconda pietra miliare nella storia del Genoa.

Sbarca, infatti, a Genova da una nave inglese, il medico di bordo dottor James R.Spensley e decide di radicarsi nella città ligure, allora fervente di attività mercantili, marittime e industriali e polo d’attrazione, pertanto, anche per moltissimi cittadini britannici.

Spensley, appassionato di football e praticante di questo sport, si iscrive al Genoa. Data la sua indole espansiva e la sua larghezza di vedute, unite a eccelse doti umanitarie che dimostrerà nel corso di tutta la sua vita, non gli è difficile fare in breve tempo parecchi proseliti e allargare l’organico del Club, anche per l’ammissione, da lui sostenuta, proposta e poi ottenuta, di soci italiani.

Questo fatto avviene nel 1897, dopo la nomina del nuovo Presidente, il ventiduenne Hermann Baker, subentrato al dimissionario e benemerito De Grave Selis: in quell’anno, davvero storico per il calcio, si registra la nascita della Federazione Italiana Football (che, nel 1909, diventerà la Federazione Italiana Gioco Calcio), la quale ufficializzava la proliferazione delle squadre calcistiche in Italia, dando palese conferma dell’incremento della popolarità e della pratica del football, nel nostro Paese.

Tra il Torino Football club, nato nel 1897, e il Genoa viene disputata il 6 gennaio 1898, sul campo della “pista velocipedistica” di Ponte Carrega la prima partita amichevole del calcio italiano registrata ufficialmente: Genoa – Torino. Spettatori 208, per un incasso (netto) di lire 101,45.

Vittoria del Torino per 1-0 (rete del marchese Savage). Formazione del Genoa: Spensley, De Galleani, Marshall, Reed, Venturini, Pasteur, Leaver, Mackintosh, Chalmers, Tweedy, Wilkee. Arbitro (Referee, secondo la terminologia anglofona allora in uso) Douglas. Tempista (guardalinee unico, controllore anche del tempo): Fawcus.

Degno di nota il fatto che l’arbitro Douglas era un reverendo protestante.

La partita di rivincita ebbe luogo il 9 marzo 1898 a Torino, alla presenza di un pubblico definito dalle cronache dell’epoca “di centinaia di persone”.

Sempre secondo le stesse cronache,” il gioco procedette con la massima esattezza e ordine, fino a che alla metà del secondo tempo, i forwards (attaccanti) genovesi riuscirono a ingannare con un destrissimo passaggio il goalkipper (portiere) torinese signor Beaton, riportando un punto: 1-0 per il Genoa”, quindi che aveva cambiato bel 6 giocatori rispetto alla formazione della partita casalinga : l’impareggiabile dottor Spensley, “anima del gioco”, secondo la definizione del cronista, era rimasto in porta; seguivano nell’ordine Marshall e Dapples; Le Pelley, Shaffanser, Leaver; Pasteur, Passadoro, De Galleani, Mackintosh, Ghigliotti.

Frattanto continuava a evolversi l’attività della Federazione Italiana Football, alla cui presidenza era stato designato il conte D’Ovidio.

L’8 Maggio 1898 viene ufficialmente disputato, in una sola giornata, il primo campionato italiano di calcio cui s’iscrivono, oltre al Genoa Cricket and Football club, il Football club Internazionale, il Football Club Torinese e la Società Ginnastica Torino.

Al mattino turno eliminatorio; nel pomeriggio la finale, vinta dal Genoa dopo i tempi supplementari.

Pingue incasso, per quest’ultimo incontro: 197 lire e 50 centesimi.

Oltre alla percentuale pattuita, vanno al Genoa undici medaglie d’oro per gli atleti e una coppa d’argento per la Società.

Risultati

Semifinali

Internazionale Torino – FC Torinese 1-0

Genova. Società Ginnastica Torino 2-1

Finale

Genoa – Internazionale Torino 2-1

Squadra campione: Spensley, Leaver, Bocciardo, Dapples, Bertollo, La Pelley, Ghiglione, Pasteur, Ghigliotti, De Galleani, Baird.

Quella stessa squadra conquistò il secondo titolo, l’anno dopo, sul campo di Ponte Carrega, dove il Genoa ebbe la meglio sul FC Internazionale di Torino, che in semifinale aveva battuto il Milan Cricket and Foot Ball Club.

Il regolamento dell’epoca prescriveva che, se la detentrice del titolo fosse giunta in finale, la finalissima venisse giocata sul suo campo.

La cosa non piaceva all’Internazionale di Torino che, anche l’anno dopo (1900) avrebbe dovuto disputare la finalissima con il Genoa, naturalmente sul campo di Ponte Carrega.

S’accese un’aspra battaglia alla quale la Federazione pose termine, imponendo al Genoa di giocare a Torino.

Come rispose il Genoa a quest’atto di imperio? Nel modo più sportivo che potesse fare, ossia col prendere il treno andare a Torino e vincere (3-2) con Spensley, De Galleani, Ghigliotti, Paolo Rossi, Edoardo Pasteur, Passadoro, Bocciardo, Henman, Dapples, Agar, Fawcus. Era il 23 Aprile 1900. In quella stagione il Genoa adottò, per la prima volta la maglia rossoblù.

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Il primo Genoa in maglia rossoblu

Nel 1901, dopo tre scudetti consecutivi, arrivò la prima delusione: il Milan s’impose nella finale con un netto 3-0. La prima sconfitta genoana

Nel 1902, pronta riscossa: ancora con il Milan, battuto in finale con un netto 2-0.

Quinto e sesto titolo seguirono nel 1903 e 1904, in entrambe lo occasioni l’avversaria più pericolosa fu la Juventus, non ancora “vecchia signora del Calcio Italiano”, ma la squadra sbarazzina degli studenti del Liceo d’Azeglio di Torino che l’avevano fondata sedendo sulla mitica panchina.

Nel 1905 il Genoa perse, proprio contro la Juventus, il titolo di campione.

E qui val la pena di dire come lo perse.

Il Genoa per la Liguria, la Juventus per il Piemonte, e il Milan per la Lombardia, avevano facilmente vinto i gironi eliminatori e s’erano qualificate per il girone finale, al termine del quale rossoblù e bianconeri erano alla pari.

Era quindi necessario disputare la “bella”, che fu giocata sul terreno della Juventus.

E qui avvenne qualcosa di veramente clamoroso, rappresentato dal fatto che il Genoa, in svantaggio di due reti, non seppe approfittare del beneficio di tre calci di rigore per portarsi in vantaggio o, quanto meno, per ridurre le distanze. Tutte e tre le massime punizioni furono, infatti, regolarmente fallite, anche perchè il portiere allora non era costretto a stare immobile sulla linea fino all’esecuzione del tiro, ma poteva muoversi a suo beneplacito per ingannare l’avversario.

Partita vinta alla Juventus, allora? Non ancora.

A venti minuti dalla fine il pubblico invase il campo, dando luogo a un pugilato generale e alla conseguente sospensione della partita.

Il recupero fu fissato alla domenica successiva: ma a Torino nevicava e non si poté giocare. Il Genoa, allora, ne approfittò per chiedere di giocare in campo neutro. Fu concesso, ma il 1905 era decisamente un “anno no” per i rossoblu, che persero 2-0.

E la Juventus divenne per la prima volta campione d’Italia.

L’anno dopo il Genoa fu ancora finalista, ma il titolo lo vinse il Milan che lo bissò nel 1907, anno in cui il Genoa, per la prima volta nella sua storia, non riuscì a qualificarsi per la finale essendo stato eliminato-  orribile a dirsi in quei tempi – nientemeno che dall’Andrea Doria.

Il sole del Genoa si era appannato, la squadra era in fase di rinnovamento: vennero alla ribalta Castruccio, che poi doveva conquistare la medaglia d’oro al valor militare nella prima guerra mondiale; Ferraris che dove immolare la sua giovane vita sul Carso, e al quale s’intitola lo stadio di Marassi e diversi altri giovani, che però non erano…all’altezza dei vecchi.

I rossoblu arrivarono in finale anche nel 1909, ma persero contro l’astro nascente Pro Vercelli che già aveva conquistato il massimo alloro nell’anno precedente.

Il Genoa ritornò campione nel 1915, anno in cui la competizione fu sospesa per la guerra e il titolo attribuito ai genoani, che in quel momento comandavano la classifica.

Erano tempi in cui il frasario sportivo, usato anche dai giornalisti, risentiva largamente dell’influenza inglese.

Il portiere, infatti, era il goal-keeper, l’arbitro referee, il terzino back, il mediano half, l’attaccante forward, il calcio di rigore penalty, il calcio d’angolo corner e via di questo passo.

Ma il foot – ball stava italianizzandosi: diventava il “gioco del calcio”. E nel 1912 si verificò il “primo scandalo” in materia di trasferimenti. Di vincoli, allora, non era il caso di parlare. A fine stagione ciascun giocatore era liberissimo di firmare il cartellino per qualsiasi società, senza nemmeno avvertire quella di appartenenza. Denari non ne correvano anche se, sotto, sotto, si mormorava di cifre che oggi non basterebbero per comprare un pacchetto di sigarette. Ma un giorno si parlò addirittura di mille lire. Mille lire che il buon Geo Davidson avrebbe avuto l’ingenuità di pagare con due assegni a due giocatori dell’Andrea Doria (Santamaria e Sardi) perchè passassero al Genoa.

Era vero? Non era vero? Perbacco, era vero!

Il cassiere della Banca alla quale i due si erano presentati per l’incasso, che era un doriano, aveva infatti mangiato la foglia e, pur pagando il dovuto, aveva fatto fotografare gli assegni e, risalendo alle origini, aveva anche identificato il mittente.

Fu un grosso scandalo. Uno scandalo che, a quei tempi non fece rumore ma strepito. Uno scandalo che ebbe come logico epilogo, la squalifica (poi amnistiata) dei colpevoli per la durata di due anni.

Quando nel 1920 il campionato fu ripreso dopo il periodo bellico, il Genoa fu ancora finalista ma perse contro l’Internazionale. Non  fu finalista l’anno dopo; lo fu ancora nel ’22, ma venne

sconfitto dalla Pro Vercelli e tornò a vincere il titolo nel 1923, anno in cui passò trionfatore su tutti i campi avversari senza subire sconfitte. Su ventotto partite dei gironi eliminatori, ci furono sei pareggi e ventidue vittorie rossoblu. Un’annata trionfale conclusasi con l’ottavo titolo conquistato in un girone finale a tre (Genoa, Padova, Lazio) disputato anch’esso senza subire sconfitte.

L’anno successivo (1924) il Genoa iniziò il torneo con la stessa andatura baldanzosa e toccò il vertice di trentatré incontri consecutivi, combattuti senza registrare insuccessi. Poi la squadra ebbe un lieve declino, ma ciò non le impedì di conquistare il suo nono e purtroppo ultimo titolo.

Fu quella una squadra pressoché leggendaria i cui nomi rimasero scolpiti indelebilmente nella mente e nel cuore di chi visse l’epopea.

Eccoli: De PrA, Mo ruzzi, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Neri, Sardi, Catto, Santamaria, Mariani.

Presidente del sodalizio era, allora, un uomo il cui nome – Guido Sanguineti – resterà nella storia del  Genoa come un simbolo e un luminoso esempio, assieme a quello di William Garbutt, il primo allenatore moderno del calcio italiano, “trainer” di quella invincibile formazione.

I giocatori sopra citati erano tutti campioni che, in gran parte, indossarono ripetutamente la maglia azzurra della Nazionale.

Fra tutti emergeva De Vecchi, il “figlio di Dio” che in nazionale andò 43 volte. Ma anche De Pra (19 presenze), Barbieri (21), Burlando (19), Leale (2), Neri (3), Sardi (7), Catto (1), Santamaria (11), Mariani 4, diedero alla Nazionale di quei tempi il loro contributo.

A questo riguardo, basterà ricordare che la squadra azzurra schierata in campo a Milano contro la Spagna il 9 marzo 1924 comprendeva ben sei giocatori del Genoa: De Pra, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale e Catto.

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La terza “finale” giocata a Milano: Genoa e Bologna entrano in campo

E qui val la pena di ricordare che, in quell’epica partita terminata zero a zero, emerse su tutto e tutti il coraggio di De Pra che, ripetutamente colpito, sanguinante, rimase fra i pali della sua rete inviolata fino al 90’.

L’anno successivo (1925) il Genoa era sempre una grande squadra e si qualificò, infatti, per la finalissima. Suo antagonista il Bologna, altro squadrone, con il quale il Genoa avrebbe dovuto disputare due partite, andata e ritorno.

Le partite furono, invece, cinque.

Nella prima, disputatasi a Bologna, il Genoa vinse per 2-1. Nella seconda, giocata a Genova, vinse il Bologna con lo stesso punteggio. Fu necessario giocare una terza gara, con eventuali tempi supplementari. Così Genoa e Bologna si ritrovarono a Milano, arbitro l’avvocato Mauro, nome che era sinonimo di garanzia. Il Genoa partì a spron battuto e segnò due reti, me nella ripresa il Bologna accorciò le distanze. Poi, verso metà tempo, l’episodio più clamoroso che la storia del calcio italiano ricordi. Muzioli, il famoso “Teresina” scattava dalla posizione d’ala e si portava a pochi passi da De Pra, sferrando un potente tiro che il portiere rossoblu deviò in angolo con un gran volo.

Fu a questo punto che l’Arena divenne una bolgia,a  causa delle intemperanze dei tifosi milanesi che reclamavano il punto.

Mauro, in un primo momento, tenne duro negandolo, ma quando si vide addosso un nutrito numero di scalmanati che avevano scavalcato la rete di recinzione, finì per concederlo, non senza mormorare all’orecchio di De Vecchi che, per lui, la partita era finita.

La competizione terminò, come Dio volle, sul 2-2 il che richiedeva la disputa dei tempi supplementari. Ma i genoani, forti della dichiarazione fatta da Mauro a De Vecchi, si rifiutarono di giocarli, convinti com’erano d’avere ormai il titolo in tasca.

Così stando le cose, i casi non potevano che essere due: se il Genoa aveva ragione, il titolo doveva essere suo; se aveva torto, lo scudetto doveva andare a Bologna.

La federazione, allora retta dal potente gerarca fascista Arpinati, bolognese , decise, invece, di far disputare una quarta partita a Torino, dove tutto fu regolare sul campo e il risultato ancora una volta di parità.

Nulla di decisivo, quindi, nella lotta delle due squadre per il titolo. Finita la partita, alla stazione avvenne uno scontro tra tifosi rivali, che per poco non degenerò in tragedia: dal treno dei bolognesi partirono verso quello dei genovesi alcuni colpi di rivoltella, fortunatamente andati a vuoto.

Di fronte a questo stato di cose, i dirigenti del Genoa decisero di rinunciare al titolo e mandarono addirittura i giocatori in ferie.

Ma dopo poco più di un mese e mezzo Leandro Arpinati riuscì a far disputare una quinta partita a Milano, ad agosto, di prima mattina. Si giocò al campo del Vigentino, in periferia,a porte chiuse, che il Genoa perse regolarmente (è proprio il caso di dirlo) per 2-0. Così il Bologna divenne, per la prima volta, campione d’Italia; il Genoa, invece, perse quel decimo titolo che non doveva mai più conquistare, almeno fino ad oggi.

Ben prima di queste movimentate vicende, il Genoa aveva compiuto un’altra impresa eccezionale, almeno per quei tempi.

La mattina del 28 Luglio 1923, a bordo del “Mafalda”, la squadra salpò verso l’America Latina, dove, dopo il Torino di Vittorio Pozzo nel 1914, non si era mai recata alcuna squadra europea.

Ricordiamo quei pionieri, ripetendo i nomi di coloro che scrissero le pagine più importanti della storia rossoblu.

Con il segretario Ghiorzi e l’allenatore Garbutt c’erano: De Pra, De Vecchi, Moruzzi, Bellini, Barbieri, Burlando, Leale, Sardi, Catto, Santamaria, Bergamino I, Neri, Costella e quattro giocatori (Baloncieri, Moscardini, Romano, Girani) avuti in prestito rispettivamente da Alessandria, Lucchese, Reggiana e Padova.

Troppo lungo sarebbe raccontare qui le vicende di quella tournee che fece epoca negli annali del calcio mondiale, che ebbe, ovviamente, alterne vicende e che, comunque, suscitò ondate di entusiasmo fra i nostri connazionali emigrati nei vari paesi del Sudamerica, dove il Genoa si esibì suscitando ammirazione e lodi per il suo bel gioco.

Anni ’50 – ’60 : GENERAZIONE CALCIO PROTAGONISTA NELLA COMUNITA’ DALLA RICOSTRUZIONE AL BOOM Di LUCIANO ANGELINI E FRANCO ASTENGO

 

L’avvio di questo ricordo presenta una nota triste: quasi ogni giorno siamo raggiunti dalla notizia della scomparsa di qualcuno caro alla nostra memoria e al nostro cuore, che ha fatto parte della comunità viva, pulsante del “nostro” calcio, quello savonese degli anni’50 – ’60: il periodo intercorso tra la ricostruzione del Paese dalle macerie della guerra alla fase del boom economico.

Beninteso non un semplice rituale per riavvolgere il nastro della storia, bensì la consapevolezza e il messaggio che non si possono scrivere il presente e il futuro senza conoscere il passato.

Erano tempi di grandi cambiamenti, di impensate novità, di traguardi raggiunti, di sogni da conquistare.

Una parte rilevante del nostro mondo era rappresentato dal calcio: un calcio adesso reso mitico dai racconti che nel tempo abbiamo elargito verso la memoria collettiva, nel quale agivano protagonisti che di volta in volta assumevano le vesti di compagni di squadra e di avversari.

Il clima era di grande amicizia e solidarietà, nel riferire ciò non pensiamo di edulcorare nulla: certo sul campo gli scontri erano senza risparmio, le rivalità irriducibili, su certi campi c’erano da vivere vere e proprie “corride”.

I campionati, ci riferiamo alla Promozione e alla seconda categoria e a tutte le serie giovanili, corrispondevano ad alti profili tecnici e agonistici: nelle principali cittadine della provincia dirigenti illuminati sapevano come far quadrare i conti e allestire squadre molto competitive, ma anche nella città di Savona le squadre di quartiere, di bar, di parrocchia, di società erano guidate con umanità, senso di organizzazione e anche disciplina.

Sarebbero troppi i nomi da elencare: da Don Dietrich al “rosso” Titto Rebagliati, da Vadone a Penna e Siccardi, da Enrico Fabbri a Vallarino, dai fratelli Marino a Emilio Pacini, dal panettiere Cavallone a Beppe Muda, da Mario Ostuni al “paron” Segato e Emilio Pacini, da Franco Freccero a Giuanin Genta e Augusto Briano, Giuan Besio e Stirner Palmieri per segnare le epoche di Priamar, Libertà Lavoro, Gloria, Stella Rossa, Villetta, Torre, Bagni Italia, Judax, Bar Treviso, Freccero, Letimbro, Veloce soltanto per citare alcune delle squadre sorte a Savona in quegli anni ruggenti.

Poi la Riviera e la Valbormida: Viacava a Varazze, Canepa, Revelli, Gaggero ad Albisola per “ceramisti “ e “Santa “Cecilia”, la triade Ferrando – Morixe- Lazzaretti per il grande Vado, i due “numi tutelari” Bagnarino (con Giuse Cerruti) e Rizzetto Bruzzone per le ascendenti Spotornese e Nolese, Chiesa per il Finale a lungo in IV Serie, Voltolini a Loano, Del Minio ad Albenga, Boscione ad Alassio; nella riviera di Ponente poi all’improvviso una valanga di squadre formatesi tutte assieme, Finalpia, Borghetto, Ceriale, Leca, Auxilium (ricordiamo il presidente Isnardi), Andora (Ossola e Ferrario) in un eccezionale fervore di crescita.

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19 luglio 1964: Albenga – Sestrese 1-0. Albenga in trionfo a Marassi per la promozione in Serie D. Da sinistra, si riconoscono Rumazza, Celiberti, Ciotti, Casazza, Ramella, Neuhoff, il portiere Franchi con sulle spalle l’allenatore Balloni, il massaggiatore Aicardi, alle loro spalle Luciano Testa.

Salendo il Cadibona, Boagno e Scarrone per l’omonima squadra, Leter Tavanti e l’indimenticabile dott. Berio per l’Altarese, Sardo e Pastorino per la Carcarese, il geom. Negro capace di portare la Cairese ai vertici regionali, il rag. Bodrito a Millesimo, l’eclettico Tabò (portiere, ufficiale postale e Sindaco) a Calizzano.

Abbiamo ricordato soltanto qualche nome tra coloro che con il loro sacrificio (anche economico) hanno saputo alimentare la nostra passione giovanile, fornendo alle squadre supporto organizzativo: dal punto di vista tecnico poi c’erano grandi allenatori, alcuni dei quali come Zamboni, Pelizzari e il prof. Colla capaci già di essere abilitati dall’appena nato centro tecnico federale di Coverciano.

Ora dovremmo ricordare i giocatori.

Non possiamo a questo punto rischiare errori od omissioni e allora seguiamo un criterio molto semplice, quello delle formazioni di Promozione e Seconda Categoria scegliendo un campionato, quello 1963 – 64 che può essere considerato emblematico delle forze in campo comprendente i nati della nostra generazione tra la seconda metà degli anni ’30 ai primi anni’40.

Per noi che curiamo questo blog di memorie rimane da raccontare un punto in più: in quel periodo, assieme a personaggi indimenticabili come Marco Sabatelli, Enrico Fabbri, Pino Cava, Ivo Pastorino e l’inarrivabile Nanni De Marco, iniziammo a raccontare la storia del nostro calcio attraverso le colonne di “Riviera Notte Sport”: si trattò di un successo eccezionale, le nostre squadre disposero di quella tribuna che – in quel momento – inorgoglì dirigenti, tecnici, atleti e – in seguito – ha rappresentato anche un eccezionale supporto di memoria per far sì che tutti si riconoscano ancora in quella straordinaria stagione di sport, di amicizia, di spontaneità umana.

Ecco di seguito, senza classifiche e/o distinzione di categoria le formazioni di quella stagione che abbiamo scelto: 1963 – 64

Albenga: Franchi, Galindo, Ramella, Casazza, Neuhoff, Rumazza, Ciotti, Paltrinieri, Testa, Celiberti, Balocchi.

Cairese: Angelini, Altobelli, Montaldo, Amello, Tullio Pierucci, Papes, Reschia, Veglio, Monaci, Bonello, Minuto. All. Zamboni

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Gruppo “C”: Ghetta, Testa, Bussalino, Molinari, Martini, De Cillia, Bagnara, Novella, Costa, Basilio Parodi, Manzone. All. Sarosi

Vado: Sozzi, Gianni Rosso, Rocca, Micca, Peluffo, Suraci, Lagasio, Caviglia, Griffo, Renesto, Chittolina. All. Frumento

Loanesi: Vicini, De Biase, Beltrame, Negri, Negro, Martinucci, De Moro, Gaglione, Pittaluga, Testera, Gandolfo.

Argentina: Paolini, Natta, Santini, Roberi, Borriello, Grosso, Pivetta, Cerri I, Cerri II, Broccini, Gaslini.

Ventimigliese: Piva, Goso, Marinelli , Nardini, Jezzi, Sansò, Cavalli, Giovacchini, Imberti, Pesante, Pianetti.

Veloce: Ferrero, Marino, Pietropaolo, Reggiori, Giusto, Ottone, Vasconi, Borgo, Pali, Benedetti, Guglielmelli. All. Pelizzari

Elah Pegli: Campanella, Bacci, Bellocchio, Molinari, Damonte, Scuto, Francomaccaro, Dugoni, Pastine, Di Grumo, Michelini.

Albissola: Iannicelli, Furci, Brunettini, Cartabianca, Garrone, Derchi,  Torielli, Barioglio, Mazzucco, Albesiano, Zingariello. All. Delfino

Colombo Cogoleto: Gagliardi, Pansolin, Badano, Damonte, Romairone, Pizzasegale, Perrone, Mazzotta, Gramegna, Calamano, Baratella.

Varazze: Delogu, Rossi, Ciferri, Tagliaferri, Molinari, Cazzola, Musso, Firpo, Rota, Rebagliati, Schiaffino. All. Giorgi

Auxilium Alassio : Spitale, Enrico, Mattioli, Gaggero, Capriati, D’Andrea, Anastasio, Briozzo, Gamberetto, Lanfredi, Lavagna.

Cengio: Traversa, Giacobbe, Pizzorno, Zanetti, Baronti, Scavino, Zunino, Bandoni, Ratti, Nardo, Caracciolo.

Dianese: Giusti, Balestra, Assandri, Gottardi, Ramoino, Nicosia, Bergoin, Santini, Taccioli, Spigno, Repetto.

Carcarese: Bertonasco, Gamba, Gravano, Marrone, Ramognino, Bertone, Ghiso, Simonelli, Ferro, Paparella, Parodi. All. Canepa

Villetta: Merciai, Nasi, Mombrini, Corsari, Procopio I, Lauretano, Iacovacci II, Iacovacci I, Fanelli, Bosco,Monti; all. Pacini.

Libertà e Lavoro Speranza: Grossi, Berruti, Perata, Pennino, Sguerso, Drago, Pastorino,  Arena, Recagno II, Bensi, Berruti Livio; all. “Pavone” Morando.

Don Bosco Savona: Olmeda, Filippi, Olivieri, D’Harcourt, Giometti I, Giometti II, Sibilio, Ghezzi, D’Harcourt, Cerisola, Pirami; all.Parodi.

Priamar: Bonanni, Ricci, Grasso, Tarditi, Caviglia, Martinengo, Spilimbergo, Bazzano, Sabatini, Bresciani, Siter; all. Ghersi.

Bagni Italia: Fusero, Bottelli, Cervi, Storti,Falco, Picone, Astengo, Sobrero, Pilotti (Diana) Rovere, Zuanni; all. Testa.

Millesimo: Boetti, Ramognino, Molinari, Pregliasco, Siri II, Scarcia, Conti, Ziglioli, Siri I, Fracchia, Ferro.

Altarese: Martini, Bertone, Scandella, Fornaciari, Giribaldi, Torcello, Mallarini, Oddera, Pieri, Occhi, Corizia.

Maremola: Geloso, Dondo, Vite, Rembado, Garavagno, Piccinini, Gaggero, Canepa, Lanfredi, Gambetta, Rebaudo; all. Dall’Orto.

Cadibona: Bonetti, Porta, Grasso, Minuto, Visconti, Malatesta, Paggini, Andreoli, Lodici, Mistrangelo, Cattardico; all. Gino Cattardico.

Don Bosco Varazze: Cosimi, Lupi I, Mallone, Albezzano, Cervetto, Calamano II, Recagno II, Ferro, Vallino, Musmeci, Travi; all. Craviotto.

Nolese: Giacosa Ghelli), Boi, Aramini, Coco, Brignole, Pisano, Ragusa, Messa, Rusticoni, Procopio II, Capraro

Spotornese: Negrini, Chiacchio, Saccani, Bezzi, Marengo, Arnello, Giamello, Bracali, Rusticoni, Bertolotti, Testa all. Profili

Croce Bianca d’Albenga: Ottavi, Vignaroli I, Bausone, Lia, Damonte, Peluffo, Colombo, Amerio, Marengo, Gianazzi, Trucco.

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La Spotornese dell’ascesa in Promozione (’63-64): in piedi, da sinistra, Bruno Marengo, Giribaldi, Bezzi, Falco, Ettore Rusticoni super-cannoniere, Piero Bertolotti, Botto, Aldo Testa; accosciati, da sinistra: Moraglio, Gigi Saccani, Chiacchio. In foto due  futuri sindaci della cittadina rivierasca: Bruno Marengo e Piero Bertolotti

QUANDO NANNI DE MARCO INVENTO’ A SAVONA LA LOTTERIA DEI RIGORI

a cura di FRANCO ASTENGO

 Siamo ormai abituati alla risoluzione delle contese più incerte attraverso quella che è stata definita la “lotteria dei rigori”. In caso di parità, dopo i tempi supplementari, quando in palio c’è una finale, oppure ci troviamo in fase di eliminazione diretta, ecco che si arriva ai tiri dal dischetto: cinque penalty per squadra (almeno nella prima serie) affidati ciascuno ad un rigorista diverso e la vittoria o la sconfitta si decidono in quel breve spazio di 11 metri dal dischetto alla linea di porta.

Un metodo quello dei calci di rigore attraverso il quale sono stati assegnati un’infinità di titoli, con la nazionale italiana capace di aggiudicarsi il mondiale 2006 superando così la Francia, dopo essere stata sconfitta nel 1994 nello stesso modo dal Brasile e aver subito l’eliminazione in semifinale in occasione dei mondiali casalinghi del 1990 dall’Argentina di Diego Armando Maradona ancora una volta con i tiri dagli 11 metri.

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Il Barcellona vincitore ai rigori del Trofeo De Carranza: Ramallets, Pinto, Garay, Garcia, Vergés y Segarra; Tejada, Evaristo, Eulogio Martínez, Luis Suárez y Villaverde

Soltanto pochi esempi tra le tante storie che nel merito si potrebbero raccontare.

Eppure in passato non è sempre stato così: abbiamo attraversato il periodo dell’oltranza, quando cioè si giocava fino alla rottura dell’equilibrio senza limiti di tempo (un metodo poi rispolverato con “golden goal” o “silver goal”: formule comunque durate poco) e successivamente quello del sorteggio, quando la monetina del mago Vadone aveva sempre due teste.

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Ecco la formazione della Libertà e Lavoro Speranza, allenata dal mago Vadone, capace di vincere la “Bacigalupo” al sorteggio con la classica monetina

Riassumiamo allora la storia dell’invenzione del corollario dei rigori per arrivare alla decisione finale.

Torniamo allora all’estate del 1962, quando lo spagnolo Rafael Ballester, che lavorava per il FC Cadiz, scrisse un articolo su di un giornale locale, “Il Diario di Cadiz”, in cui deplorava la scelta di decidere le partite terminate in parità tramite il lancio di una moneta.

Ogni estate, a partire dal 1955, il Cadiz aveva ospitato un prestigioso torneo, il Trofeo Ramon de Carranza. Gli organizzatori chiesero a Ballester d’inventarsi una soluzione alternativa visto che rigiocare le partite sarebbe stato improponibile. Ballester suggerì una sessione di calci di rigore.

Così quando la domenica del 2 settembre 1962 il Barcellona e il Real Zaragoza pareggiarono in finale, tutto era già stato predisposto. Una delle due squadre avrebbe tirato cinque calci di rigore di fila e, a seguire, la stessa cosa avrebbe fatto l’altra.

La  prima serie finì 3-3. Kubala, allenatore degli azulgrana, propose si tirasse una seconda serie, ma il Zaragoza propose che nella seconda serie i tiratori non cambiassero.

Alla fine il Barcellona prevalse, senza commettere errori, mentre l’attaccante Duca del Zaragoza sbagliò l’ultimo tiro.

L’idea era stata lanciata e messa in  pratica, poi sarebbero subentrati diversi passaggi di perfezionamento, passando anche da una fase nella quale i tiri furono affidati a un rigorista unico (a chi scrive è capitato di assistere a una finale di Coppa Italia nella quale Maddè, rigorista del Torino, sconfisse nella sfida finale IL “golden boy” Rivera del quale era stato a lungo la riserva nel Milan).

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Ma c’è un capitolo tutto savonese che si inserisce nella storia della cosiddetta “lotteria dei rigori”. Riguarda un torneo estivo, uno dei tanti che infiammavano savonesi, quando i  Bagni Nilo, furono gli sfortunati protagonista della prima serie di rigori.

Fin qui la storia ufficiale, ma noi ne abbiamo in serbo un’altra molto speciale.

Riprendiamo dalla storia del Torneo dei Bar, trofeo ARCI -UISP, che si è disputato a Savona sul vecchio campo della Valletta tra il 1962 e il 1967. Un torneo che rappresentava il “clou” della stagione calcistica a Savona, con un pubblico oscillante tra i 3-4.000 spettatori assiepati nella tribunetta oppure sparpagliati attorno alla rete di recinzione.

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Finalissima: match-thriller con i “Bagni Nilo” che abbandonano ogni timore reverenziale e da pochi minuti dalla fine conducono 2-1. I bianchi del Bar Sport di Legino però non mollano e mentre Armella e Gaglione dettano la manovra, tocca a Roetto (l’uomo con il “fazzoletto in testa”) siglare il 2-2. Supplementari senza esito e poi rigori: l’ultimo tiro tocca ad Angelo Merengone (l’ala più veloce della Stella Rossa, ottimo allenatore delle giovanili di Villetta e Veloce), ma Camici (nella foto accosciato al centro della foto tra Bonello e Ciccio Varicelli) gli blocca il pallone destinato all’angolino.”

Nanni aveva avuto, come al solito, una formidabile intuizione e oggi ci troviamo qui a rivendicare un primato.

La gara Bar Sport Legino – Bagni Nilo si giocò, infatti, il 29 luglio 1962 in anticipo di più di un mese di quel Barcellona – Real Zaragoza che è considerata la partita – capostipite della “lotteria dei rigori”.

Noi però rivendichiamo la piena paternità dell’invenzione.

Peccato Nanni si trovasse in periferia, in un ambiente appassionato ma privo di mezzi: sarebbe stato un grande dirigente per il calcio italiano. E “Riviera Notte” un modello d’avanguardia di rivista sportiva.

Noi però non dimentichiamo.

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La storia della serie di rigori tirati al trofeo Carranza a Cadiz nel 1962 è tratta dal volume “Undici metri” di Ben Lyttleton edizione TEA. La documentazione riguardante il torneo dei Bar 1962 è contenuta nel nostro testo “Sognavamo la Serie A”, Delfino & Enrile editori 2011 e nel blog “Luoghi e memorie del calcio savonese”.))

 

Ed ecco, in un ritaglio tratto di “Riviera Notte”, il giornalista e promoter Nanni De Marco all’epoca del suo massimo fulgore di animatore dello sport savonese

COMPIE SESSANT’ANNI (C’ERA ANCHE IL SAVONA) LA SERIE C A TRE GIRONI

QUANDO MIO PADRE MI SPIEGO’ IL GIOCO DEL CALCIO CON LE BUCCE DI UN’ARANCIA

di FRANCO ASTENGO

Nella sera d’inverno la grande cucina della casa di Corso Vittorio Veneto era poco illuminata, le disponibilità economiche del tempo consentivano soltanto una lampadina appesa lassù verso un soffitto molto alto. La cena era terminata da poco, mia madre era già affaccendata attorno alla sua “Singer” (molto moderna lei, una vera professionista) forse per rifinire qualcosa di particolare da portare all’indomani in sartoria, e ascoltava alla radio Achille Togliani e Nilla Pizzi. Non perdeva un colpo, spostandosi con abilità tra “Rete Rossa” e “Rete Azzurra”, da una trasmissione di canzoni all’altra, lasciando noi con il becco asciutto rispetto al giornale radio, che forse mio padre avrebbe ascoltato volentieri.

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Il Palazzo di Corso Vittorio Veneto 2, noi abitavamo al quarto piano interno 20

La televisione non c’era, ma non in casa nostra: non c’era proprio in tutta l’Italia e sarebbe arrivata tre – quattro anni dopo.

Mio padre prese la buccia di un’arancia appena consumata e, con un gesto che mi pare di ricordare come un poco solenne, la spezzò in tanti piccoli pezzi, 11 contai dopo, e li dispose sul tavolo.

«Ecco, vedi: il portiere, come sai già, sta naturalmente in porta; i terzini larghi verso l’esterno del campo, in mezzo alla difesa il centro-mediano, ai suoi fianchi i due mediani laterali (a destra e a sinistra) che con le due mezze ali formano il quadrilatero di centro-campo; all’attacco le ali, anche loro all’estremità del campo come i terzini («Voglio vedere le ali con le scarpe sporche di gesso», sentii urlare, qualche anno dopo, da Dante Cicerin – ovviamente in dialetto – quando si trattò di mettere in pratica quelle disposizioni tattiche) e il centroavanti schierato là, il più vicino possibile alla porta avversaria, per cercare di tirare in porta».

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Ecco lo schema illustrato con le bucce d’arancia

 Avevo già visto il calcio giocato sul campo in Corso Ricci, alle Traversine di Vado e, per due volte, a Marassi, là dove tutto era cominciato ed il Genoa immaginifico di sir James Spensley aveva vinto i nove scudetti dell’epopea pionieristica del calcio italiano.  Mio fratello guardava meravigliato ma era ancora troppo piccolo, dopo qualche anno avrebbe insistito a seguire “i grandi” relegato per forza tra i pali, dove poi si rivelò, nelle nostre categorie, un ottimo portiere. Nessuno, quella sera, avrebbe scommesso che quel bambino biondo avrebbe, un giorno, frequentato le Olimpiadi.

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Un’immagine del campo di Corso Ricci, primo luogo di frequentazione per il “calcio vero”

Ebbene, quella sera mio padre consapevolmente aveva avviato una sua operazione di “educazione sentimentale” verso il gioco del calcio, che tanta parte avrebbe poi avuto nella mia vita: aveva cercato di rendermi cosciente di ciò che accadeva in campo e che, fino a quel momento, avevo seguito così, guardando semplicemente l’andamento della palla. Un passo in avanti nella conoscenza della vita: come imparare ad andare in bicicletta (una cosa non semplice, all’inizio…) o nuotare (quello invece mi riuscì benissimo, con una facilità sorprendente).

Tenni quel segreto per me, non lo rivelai ai miei compagni di scuola, era un dato di superiorità: non feci, insomma, come per la politica quando dopo aver ascoltato alla società delle Fornaci un comizio di Angiola Minella contro la CED l’indomani mattina lo ripetei, pari pari, ai miei spauriti compagni di classe. Anche quello fu, però, un momento importante di educazione sentimentale.

 Mio padre mi aveva così spalancato le porte alla conoscenza del calcio vero ed io in quei minuscoli pezzi di bucce d’arancia vedevo le grandi squadre dell’epoca: il Wunderteam austriaco, l’Arancysipat ungherese (per la quale facevo un tifo sfrenato), i maestri inglesi.

Questa era l’altra caratteristica di quell’educazione: il calcio non aveva confini e non c’erano nemici, soltanto avversari in quel momento che, chissà, un giorno avremmo potuto trovare come compagni di squadra.

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Le “Traversine” a Vado, una vera fossa dei leoni

In questo mio padre era davvero cosmopolita, non semplicemente internazionalista come del resto indicava la sua forte appartenenza politica di operaio comunista e non vedeva il calcio come un fatto di cortile o di tifo paesano.

Aveva visto crescere il gioco del calcio in Italia, diventare fenomeno di massa: ricordava Ardissone, capitano delle bianche casacche vercellesi sette volte campioni d’Italia, rimboccarsi le maniche prima di cominciare la partita, come a dire agli avversari “attenzione che vi stiamo aspettando”; aveva assistito alla prima finale di Coppa Italia tra Vado e Udinese, sul campo di Leo, conclusasi con un goal di Levratto che, secondo le cronache, avrebbe strappato la rete.

Lui smitizzava tutto e sosteneva, credo a ragione, che la rete fosse già strappata prima della partita. Un esempio di questa sua visione del calcio si verificò al momento della disputa del campionato mondiale del 1934 in Italia. A Genova era in programma Spagna-Brasile: quella fu la prima esibizione dei carioca in Europa. Uruguay e Argentina avevano già attraversato l’Atlantico in occasione delle Olimpiadi di Parigi del 1924 e di Amsterdam del 1928. Mio padre inforcò la bicicletta, raggiunse Marassi, acquistò il biglietto e osservò la partita.

            Vinsero le furie rosse 3-1: i brasiliani non tiravano in porta, pensavano si dovesse “accompagnare” il pallone fin dentro la rete.

            Lui ne trasse il ricordo delle riserve brasiliane intente a palleggiare tra il primo ed il secondo tempo: a suo giudizio il più bello spettacolo calcistico mai osservato nella sua vita.

            Un uomo talmente cosmopolita, dal punto di vista calcistico, da non rivelarmi di essere tifoso genoano nel momento in cui, con l’entusiasmo dei bambini, gli proclamai di aver scelto la Sampdoria come squadra del cuore: il suo essere rossoblù lo compresi da solo, in una occasione successiva che avrò modo di raccontare.

            Insomma. Da quella sera, dopo la lezione impartita attraverso i piccoli pezzi della buccia d’arancia, ero uscito consapevole che il calcio era una cosa seria, da studiare attentamente, praticato da persone intelligenti. Non a caso la grande Ungheria aveva in squadra un deputato al parlamento e un colonnello, e Nicolò Carosio, nella radiocronaca citava puntualmente: la palla all’onorevole Bozsik; ha tirato in porta il colonnello Puskas. Gli allenatori (mio padre aveva una grande stima di alcuni che erano stati ottimi giocatori ai suoi tempi, magari poco famosi) dovevano imporsi come acume. In quel tempo avevano un senso i numeri sulle maglie, che erano stati introdotti da poco. Adesso quando mi capita di vedere i 77 piuttosto che i 99 con il nome sulla maglia inorridisco, quasi come quando vedo il nome del presunto “leader” all’interno del simbolo di un partito.

            Ero pronto a vivere il calcio “da dentro”, sia pure ancora come spettatore, ma spettatore consapevole poi mi sarebbe capitato di praticare, in varie vesti, il gioco ma soprattutto di scriverne come continuo a fare adesso a quasi settant’anni di distanza da quell’episodio.

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