IL CAMPO DELLA VALLETTA GRANDE PALCOSCENICO DELLO SPORT SAVONESE

Di LUCIANO ANGELINI e FRANCO ASTENGO

Campo della Valletta San Michele. Chi non c’è stato almeno una volta, chi non ci ha giocato, chi non ha calcato pista o pedane nei campionati studenteschi (tra i protagonisti, siamo sul finire degli anni ’50, Agretti dallo sprint esplosivo, capace di scendere sotto gli 11 secondi nei 100 e meritare l’azzurro juniores; l’agile Ottolia, avviato a diventare leader sui 400 metri; la progressione ritmica di Briano dominatore sugli ostacoli; Bizzo, Beiso, Beviacqua, Brunacci sui 1000 metri; Soragni nel salto in lungo; le grandi sfide tra Itis, Nautico e Boselli, con timide sortite del Classico, per la supremazia tra gli istituti), chi non ha assistito ai faticosi e logoranti allenamenti (ritti e asticella spesso instabili, buca in sabbia) del saltatore Roveraro, primo italiano a superare i due metri nell’alto o Luciano Teneggi lanciare il giavellotto quasi da una parte allall’altra del campo, chi non ci ha visto correre gli assi del ciclismo da Leoni a Minardi, da Astrua a Corrieri, ai fratelli Rossello, non può capire cosa e quanto abbia significato la Valletta per lo sport savonese e per la Città.

Non può capirlo (ma dovrebbe apprezzarne il ricordo) chi non ha vissuto gli anni ruggenti del calcio più partecipato e coinvolgente della Città. Chi non ha giocato su quel campo spelacchiato e gibboso, e sono centinaia e centinaia, dalla Terza alla Prima Categoria, giovanili comprese, ma soprattutto nell’immensa stagione dei tornei dei bar, creatura costruita e realizzata da quel gigante di Nanni De Marco, o ne è stato spettatore (a volte oltre tremila): amici e colleghi, tifosi, giovani, mogli, fidanzate e amanti, parenti di vario ordine e grado, oltre ad un bouquet di allenatori in cerca di talenti, dirigenti di società.

Non può avere consapevolezza cosa volesse dire “ci vediamo alla Valletta”. Molto di più di un appuntamento. Un rito. Un senso di appartenenza ad una tribù riunita sotto le insegne dello sport a tutto tondo: passione, agonismo, amicizia, rivalità, partecipazione, entusiasmo. Il segno di una Città viva e vitale, forte anche nelle sue divisioni. Capace di sognare. Come non ricordare quel capitolo della nostra Storia. E lo facciamo con una sorta di galleria fotografica con la quale vogliamo ricordare con il campo della Valletta San Michele, il terreno di gioco al quale forse siamo stati più affezionati assieme a quello di Corso Ricci e a quello delle Traversine a Vado nel corso degli anni ruggenti (1950 – 1960) del calcio savonese. Vi si troveranno personaggi che hanno fatto la storia del nostro calcio, squadre scomparse ma mai dimenticate.

Il campo della Valletta sorgeva là, in fondo alla Valletta San Michele quartiere posto immediatamente alle spalle della Centrale e delle Fornaci, su di un terreno di proprietà delle Ferrovie dello Stato.

Il piccolo stadio era affiancato dalla sede del Dopolavoro Ferroviario che aveva al centro un magnifico giardino con pista da ballo, pista che negli anni 1950 – 1960 era utilizzata anche per il basket, l’hockey a rotelle e vi si impiantava al centro il ring per magnifiche riunioni di pugilato: nell’estate del 1957 in quella sede si esibì perfino Duilio Loi che in quattro riprese liquidò il milanese Ray Paini. E anche le prime edizioni di Miss Savona, ovvero il concorso della Bella savonese sotto la regìa di Enrico Fabbri e Carlo Debenedetti.

La storia del campo della Valletta era iniziata nel 1919 come terreno di gioco dello Speranza, la seconda squadra cittadina, alternativa periferica (Fornaci e Zinola) e proletaria (il quartiere del Molo) al Savona che rappresentava soprattutto i “cicciolae” del centro.

La rivalità era accanita e accadde che, nella stagione 1922 – ’23 entrambe le compagini militassero al massimo livello del calcio italiano, in quel torneo di Divisione Nazionale suddiviso allora in 3 gironi. Entrambe per, per vari motivi, finirono con il retrocedere e mai più il calcio savonese raggiunse la meta agognata della massima serie (il Savona Fbc sfiorò il traguardo con il quarto posto nel campionato di Serie B 1940 – 41).

Lo Speranza chiuse i battenti forzatamente con la stagione 1926 – 27 quando il fascismo impose scioglimenti e fusioni coatte allo scopo di razionalizzare la struttura calcistica e di omologare i suoi gruppi dirigenti al regime. I verde – rossi furono così costretti a confluire nel Savona, diventato Associazione Calcio in omaggio al boicottaggio delle denominazioni straniere pure imposto dallo stesso regime.

Il campo della Valletta rimase destinato al calcio per qualche anno, per poi essere trasformato in campo d’atletica: pista da 290 metri (complicate misurazioni per arrivare a percorrere le esatte distanze olimpiche) in un periodo in cui l’atletica savonese conobbe la propria stagione d’oro. Due nazionali: il grande Niculin Beviacqua, dominatore delle gare di fondo (27 titoli italiani tra il 1935 e il 1952 su 5.000, 10.000 e cross – country), e il martellista Sargiano. La squadra dell’Ilva vincitrice della Serie B nazionale nel 1940.

Soprattutto, poi, nell’immediato dopoguerra, la grande sagra dei campionati studenteschi che espressero la forte rivalità soprattutto tra Itis (le Industriali, all’epoca nella vecchia sede in piazza Brennero, guidate dall’indimenticabile professor Raimondo Mc Donald, uscito dalla Farnesina come il suo rivale Eliseo Colla del Classico) e Istituto Nautico, e dove professori di grande spessore umano, da Mac Donald a Gned, da Fragiacomo a Eliseo Colla forgiarono intere generazioni di appassionati sportivi.

Nel prato al centro della pista si disputavano competizioni di tutti i tipi: basket, hockey su prato, baseball, in una Savona particolarmente attiva, moderna, capace di esprimere personaggi di grande valore sportivo e umano.

Nel 1959 si inaugurò il nuovo stadio Valerio Bacigalupo a Legino, provvisto di regolare pista da 400 metri (Gin Siccardo, Manfredi, Checco Robatto non ebbero più il problema di misurare le distanza delle gare di corsa) e la Valletta poté tornare al calcio.

Si inaugurò così la grande stagione degli anni ’60: sulla Valletta si esibirono le squadre di I e II divisione, Libertà e Lavoro Speranza, Villetta, Freccero, Priamar, Judax Fornaci, Bagni Italia.

Il clou però era rappresentato dal Torneo dei Bar che tra il 1962 e il 1967 dominò la scena: grandi squadre, pubblico numerosissimo, tutti i migliori rappresentanti del calcio savonese in campo con Portuali, Sabazia Vado (le due dominatrici), Cristallo di via Torino, Bar Livio di Corso Colombo, Bar Riviera delle Fornaci, Zinolese, Leginese, Bar Nino Porto, Bar Minerva Albisola, Bar Gaiero di Corso Vittorio Veneto, Bar Corallo di Santa Rita, Bar Colonna di Piazzale Moroni, Cadibona.

Come dire: davvero tutta la Città allo stadio

Una festa eccezionale : si giocava alla domenica, non c’erano i fari, si cominciava al mattino alle 8 si finiva alla sera alle 19.

Giugno e Luglio erano i mesi dedicati a questa esaltante kermesse, vetrina dell’agonismo e dell’amicizia.

Nel 1970, in previsione dello spostamento della stazione a Mongrifone (in realtà tutto era già pronto, compresa la macchina del caffè nel 1964, ma entrò in funzione

di impiantarvi la nuova Squadra Rialzo. Finì così la grande stagione della Valletta, indimenticabile per generazioni e generazioni di appassionati sportivi savonesi. Ma non il ricordo.

Le foto di seguito sono state tutte scattate sul campo della Valletta che così può essere osservato da diverse prospettive in tutte le sue angolazioni.

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La tribuna appena inaugurata: partita d’esordio del campionato di Divisione Nazionale 1922-1923. Speranza –Hellas Verona 2-4

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Il pubblico al torneo dei Bar anni’60, massima manifestazione sportiva del calcio savonese dell’epoca, vero punto di raduno di tutto le più importanti realtà aggregative della Città e del circondario, con formazioni che esprimevano davvero la grande forza del nostro movimento in quell’epoca

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 Freccero squadra allievi 1968: da sinistra in piedi Mellano (dirigente), Marri, Giusto, Gallone, Ferro, Peo Astengo (allenato re), Enrile, Onida, Servetto II, Franco Astengo (nell’occasione segnalinee) Accosciati: Benedetti, Verney II, Tortarolo, Rizzo, Marinelli.

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Una formazione dell’US Priamar 1966-67, importante perché sono ritratti anche il direttore sportivo Livio Faggion e l’allenatore Emilio Pacini, due veri e propri trascinatori dell’attività: da sinistra, in piedi, il presidente Teresio Granelli, Porta, Farulla, Nofroni, Longhi, Siter, Bensi, Livio Faggion, Emilio Pacini; accosciati, Caviglia, Grossi, Imberti, Vivarelli, Tarditi, Bresciani

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Trofeo Arci UISP 1967, foto davvero raffigurante personaggi storici del calcio savonese. Da sinistra in piedi: il dirigente Titto Rebagliati, Nico Vicenzi futuro sindaco di Stella e Albissola Marina, Ginetto Bertero libero e capitano di lungo corso, Dorindo, Giasotti, Vizzini, Isetta, il dirigente Sclano, il “mago” Mario Vadone, il difensore finalese Marenco; accosciati: Aldo De Valle, “Strin” Di Maggio, Ricca Ratti, Orazio Chiappella, Cesare Badoino, futuro luminare della chirurgia della mano, il “magico” Giuan Traversa

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Non è possibile però scrivere del Campo della Valletta senza ricordare il periodo, nel corso degli anni’50, in cui lo Stadio fu dedicato esclusivamente all’atletica leggera. Pista in carbonella da 290 metri (con complicate misurazioni per le gare di distanza olimpica). Su quella pista si esibirono grandi campioni da Nicolin Beviacqua nella parte conclusiva della sua luminosa carriera a Gian Maria Roveraro primo italiano a superare i due metri nel salto in alto, fino a Piero Agretti velocista savonese capace di arrivare in azzurro.

Come dimostrano le due foto di seguito il “clou” però era rappresentato dai campionati studenteschi sede delle forti rivalità tra gli istituti cittadini fra i quali, però, la palma del primato, salvo in una occasione, fu appannaggio dell’Istituto Tecnico Industriale “Galileo Ferraris” che in allora aveva sede in Piazza Brennero.

Di seguito due immagini di quella meravigliosa stagione: si presti attenzione al pubblico che, per seguire meglio la gara di staffetta andava a collocarsi sul muretto dalla parte opposta della tribuna.

Nella foto delle partenza della gara di campestre (si tratta della prova d’Istituto del Liceo Classico) spicca la presenza in qualità di starter del prof. Galati, preside dello stesso Liceo e si intravede anche il compianto prof. Eliseo Colla, per un lungo periodo vero e proprio centro – motore dello sport savonese non solo studentesco: allenatore di calcio diplomato a Coverciano, allenatore della squadra di hockey su prato militante in Serie A, tecnico di atletica e quant’altro.

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