I MAGNIFICI DIECI TEDESCHI NEL CAMPIONATO ITALIANO DA SCHNELLINGER A KLOSE

di FRANCO ASTENGO

Come ci è già capitato di fare con giocatori di altre nazionalità (svedesi, uruguaiani, argentini) abbiamo stilato una sicuramente opinabile classifica dei migliori giocatori tedeschi passati per squadre italiane. C’era stato un momento (storico) nel quale i tedeschi erano molto di moda: a ragione diremmo visto che per tre mondiali consecutivi – 1982, 1986, 1990 – la Germania (Occidentale) era arrivata in finale ai mondiali, perdendo sì due volte (Italia 1-3, nel 1982, Argentina 2-3 nel 1986), ma mettendo in mostra un insieme di atleti davvero di altissimo livello molti dei quali ritroverete in questa graduatoria. Oggi giocatori tedeschi nel campionato italiano se ne trovano molto meno (nelle squadre di testa viene in mente, uscito di scena il laziale Klose, il solo Khedira nella Juve). Le ragioni di questo fatto possono essere due: la maggiore “articolazione” del mercato ormai esteso in tutto il mondo e la minore “appetibilità” del nostro campionato.

Ecco comunque questa classifica.

1)     Karl-Heinz Schnellinger

Terzino sinistro arcigno, dal fisico robusto, soprannominato Volkswagen per la sua continuità di rendimento, sia per quantità sia per qualità, poteva ricoprire vari ruoli, da quello di mediano a quello di stopper o di libero. Era altresì abile nei tackle in scivolata.

Dopo gli esordi nel club della sua città, il SG Düren 99, nel 1958 passa al Colonia, dove milita per quattro stagioni, fra le più gloriose della storia dei caproni, che si aggiudicano il loro primo titolo nazionale nella stagione 1961-1962, e raggiungono altre due volte la finale dell’Oberliga. Nel 1963, dopo la finale di campionato persa col Borussia Dortmund, nella quale segna le rete dell’1-3 finale, l’ultima della storia dell’Oberliga (che verrà sostituita l’annata successiva dalla Bundesliga a girone unico), si trasferisce in Italia, acquistato dallaRoma, che lo cede in prestito al Mantova.

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Schnellinger al Mantova nella stagione 1963-1964

La stagione successiva vide Schnellinger nella capitale di ritorno dal prestito. Nella squadra capitolina confermò il suo eclettismo tattico, venendo impiegato in numerosi ruoli (terzino destro, terzino sinistro, laterale, libero). Nel 1965 si accasò al Milan, con cui giocò per ben nove stagioni in uno dei periodi d’oro dei rossoneri, tanto che suo nome è presente nella hall of fame del club meneghino. Il primo trofeo vinto all’ombra della Madonnina fu la Coppa Italia del 1967, seguita l’anno dopo dal double tra scudetto e Coppa delle Coppe; nel 1969 seguirà poi un’altra “doppietta”, quella composta da Coppa dei Campioni e Intercontinentale.

Schnellinger continuò a vestire la maglia rossonera nella prima parte degli anni settanta, vincendo altre due coppe nazionali (1972 e 1973) e la Coppa delle Coppe del 1973. Proprio in quell’anno sfiorò lo “scudetto della stella” con l’inaspettata sconfitta all’ultimo turno contro il Verona, passata alla storia come “la Fatal” Verona” in quanto i milanesi persero un titolo dato quasi per certo, collezionando il terzo posto d’onore consecutivo. L’anno successivo, il 1974 fu l’ultimo al Milan prima di lasciare il calcio italiano, in cui collezionò 284 presenze in 11 campionati. Da notare che Schnellinger, in 222 partite di campionato con la maglia rossonera, non realizzò mai alcuna rete. Complessivamente coi meneghini vanta 334 presenze e 3 reti realizzate.

Nel 1974 torna in patria esordendo in Bundesliga a 35 anni nelle file del Tennis Borussia Berlino, anch’esso all’esordio in massima serie, senza tuttavia riuscire ad evitare l’immediata retrocessione, ritirandosi dall’attività agonistica a fine stagione.

Dopo l’esordio a soli 19 anni, Schnellinger prese parte a ben quattro edizioni consecutive della Coppa del mondo di calcio, da quella disputata in Svezia nel 1958 a quella messicana del 1970. In particolare è nota la sua partecipazione a quest’ultimo mondiale, poiché in semifinale la Germania Ovest affrontò l’Italia allo stadio Azteca di Città di Messico in quella che è stata poi definita la Partita del secolo. All’ultimo minuto, quando l’Italia conduceva grazie a un gol di Roberto Boninsegna, fu proprio Schnellinger a pareggiare i conti con una spaccata su un cross dalla sinistra, rendendo così possibile una mezz’ora fra le più belle della storia del calcio: i celebri tempi supplementari in cui si susseguirono 5 gol per il 4-3 finale a favore degli azzurri con Gianni Rivera match winner. Il gol di Schnellinger al 90′ fu l’unica rete segnata dal terzino nelle sue 47 apparizioni in Nazionale. I milanisti della Nazionale sul momento non gli perdonarono la rete, ma grazie al risultato finale passò tutto in cavalleria e la stagione successiva in campionato non ci furono strascichi all’interno del club rossonero.

2)     Karl-Heinz Rummenigge

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Rummenige con la maglia dell’Inter

Karl-Heinz Rummenigge, nato a Lippstadt25 settembre 1955, è un dirigente sportivo ed ex calciatore tedesco, di ruolo attaccante. Con la Germania Ovest è stato campione d’Europa nel 1980 e vice-campione del mondo nel 1982 e nel 1986.

Soprannominato Kalle (storpiatura del suo nome dovuta al fratello maggiore Wolfgang), ha legato il suo nome a quello del Bayern Monaco, nel quale ha militato dal 1974 al 1984. Con la maglia dei bavaresi ha collezionato in totale 422 presenze e 217 reti, vincendo due campionati tedeschi, due Coppe nazionali, due Coppe dei Campioni e unaCoppa Intercontinentale. Nel 1984 viene acquistato dall’Inter, dove rimane fino al 1987, disputando tre stagioni di buon livello sebbene prive di successi. Ha chiuso la carriera nel 1989 tra le file del Servette. Capocannoniere della Bundesliga e della Coppa dei Campioni, rispettivamente per tre e una volta, ha vinto il Pallone d’oro per due anni consecutivi (nel 1980 e nel 1981).

Nazionale dal 1975 al 1986, ha partecipato a tre edizioni del campionato mondiale (19781982 e 1986) e a due del campionato europeo (1980 e 1984), vincendo l’Europeo 1980. In Nazionale ha giocato complessivamente 93 partite, segnando 45 reti.

Dopo il ritiro dall’attività agonistica, è tornato al Bayern Monaco per intraprendere la carriera dirigenziale dapprima in veste di vicepresidente (dal 1991 al 2002) e in seguito in quella di direttore amministrativo. È stato presidente dell’associazione dei club europei (ECA) dal 2008 al 2017.

3)       Lothar Matthäus

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Lothar Matthaus anche lui ritratto in nerazzurro

Lothar Herbert Matthäus (Erlangen21 marzo 1961) è un allenatore di calcio ed ex calciatore tedesco, di ruolo centrocampista o difensore. Con la nazionale tedesca si è laureato campione europeo nel 1980 e campione mondiale – da capitano – nel 1990.

Considerato uno dei migliori giocatori della propria generazione, dopo cinque stagioni nel Borussia M’gladbach è passato al Bayern Monaco, con cui in quattro anni ha vinto tre campionati tedeschi, una Coppa e una Supercoppa di Germania. Nel 1988 si è trasferito all’Inter, affermandosi definitivamente a livello internazionale e conquistando un campionato italiano, una Supercoppa nazionale e una Coppa UEFA, diventando un beniamino dei tifosi nerazzurri. Conclusa dopo quattro stagioni l’esperienza in Italia, ha fatto ritorno al Bayern Monaco, vincendo altri quattro campionati, due Coppe di Germania, tre Coppe di Lega tedesca e una Coppa UEFA, perdendo una finale di UEFA Champions League nel 1998-1999. Ha terminato la carriera nei N.Y. MetroStars l’anno seguente. In  nazionale ha disputato 150 partite (record per il calcio tedesco), segnando 23 reti. Detiene il record di partecipazioni ai Mondiali (cinque, dal 1982 al 1998), a pari merito con il messicano Antonio Carbajal e l’italiano Gianluigi Buffon (che ha mancato il record assoluto di sei presenze con l’improvvida eliminazione al Mondiale in Russia da parte della Svezia), ed è il giocatore con più presenze nelle fasi finali della rassegna iridata (25).Ha inoltre partecipato a quattro campionati europei (1980, 19841988 e 2000) e una FIFA Confederations Cup (1999).

A livello individuale, ha vinto il Pallone d’oro nel 1990 – diventando il primo giocatore dell’Inter a ottenere tale riconoscimento – ed è stato eletto calciatore dell’anno FIFAnel 1991. Nel 2004 è stato inserito nel FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi redatta da Pelé e dalla FIFA in occasione del centenario della sua fondazione. Oltre a ciò, è stato premiato come calciatore tedesco dell’anno nel 1990 e nel 1999.

Da allenatore, ha vinto un campionato serbomontenegrino alla guida del Partizan.

4)   Andreas Brehme

Andreas Brehme (Amburgo9 novembre 1960) è un allenatore di calcio ed ex calciatore tedesco, di ruolo difensore o centrocampista.

Ritenuto uno dei più forti terzini della propria generazione, dopo aver conquistato un campionato tedesco e una Supercoppa di Germania con il Bayern Monaco si è trasferito all’Inter, vincendo uno scudetto, una Supercoppa italiana e una Coppa UEFA. Rientrato in patria, ha vestito la maglia del Kaiserslautern, ottenendo le ultime vittorie: una Coppa di Germania e un ulteriore campionato.

Con la nazionale tedesca ha preso parte a tre Europei (1984, 1988, 1992) e tre Mondiali (1986, 1990, 1994), diventando campione del mondo a Italia ‘90: in questa occasione ha realizzato, su calcio di rigore, il gol che ha deciso la finale del torneo a spese dell’Argentina di Maradona; nello stesso anno si è classificato 3º nella corsa al Pallone d’oro. Ha inoltre partecipato ai Giochi olimpici del 1984.

Dopo aver militato nel Barmbek-Uhlenhorst, si trasferisce nel 1980 al Saarbrücken. Nel 1981 viene acquistato dal Kaiserslautern; poi, nel 1986, passa al Bayern Monaco, squadra in cui giocava anche Lothar Matthäus; schierato come terzino destro, con un’interpretazione del ruolo piuttosto difensiva e priva di squilli,vince un campionato tedesco e una Supercoppa di Germania, e disputa una finale di Coppa dei Campioni, persa contro il Porto nel 1987.

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Brehme all’Inter mentre mostra, assieme al connazionale Lothar Matthäus, la Coppa UEFA vinta nel 1991

Nel 1988, insieme allo stesso Matthäus, è ceduto all’Inter, anche per via di un rapporto non idilliaco con il tecnico dei bavaresi Jupp Heynckes: il suo cartellino viene valutato 1,8 miliardi di lire. Giovanni Trapattoni, allenatore del club milanese, intuisce che Brehme possa offrire prestazioni più convincenti se impiegato sulla fascia sinistra, e la sua previsione si rivela corretta: il tedesco risulta determinante per la vittoria dello scudetto del 1989 anno in cui l’Inter ottiene 58 punti su 68, stabilendo un record, in particolar modo per il suo contributo alla manovra offensiva. La stagione seguente, mantenendo elevati standard di rendimento,conquista la Supercoppa italiana contro la Sampdoria. Nel 1991 vince la Coppa UEFA battendo in finale la Roma.

Nel 1992 lascia l’Inter per andare in Spagna al Real Zaragoza. L’anno dopo torna in Germania, al Kaiserslautern, dove, nel 1998, termina la sua carriera, conquistando una Coppa di Germania e un altro scudetto.

Dopo aver militato nella selezione Under-21, esordisce nella nazionale A della Germania ovest nel 1984, e nello stesso anno viene convocato per l’Europeo e per i Giochi olimpici.

Durante il Mondiale 1986, concluso al secondo posto, è impiegato come centrocampista, poiché chiuso nel ruolo di terzino sinistro da Hans-Peter Briegel. Nel quarto di finale contro i padroni di casa del Messico, è uno dei quattro tedeschi a presentarsi sul dischetto nell’epilogo ai tiri di rigore, realizzando, di sinistro, il proprio tiro.

Dopo l’Europeo 1988, in concomitanza col trasferimento all’Inter, il rendimento di Brehme in nazionale ha una svolta: le prestazioni offerte dal giocatore con la maglia nerazzurra convincono infatti il commissario tecnico Franz Beckenbauer, tra i migliori calciatori tedeschi di tutti i tempi, ad impiegarlo da titolare nel ruolo a lui più congeniale. Nel 1990 disputa il suo secondo Mondiale, distinguendosi come il miglior terzino sinistro della manifestazione e realizzando, nella fase a eliminazione diretta, tre gol decisivi, tra cui il rigore che permise alla Germania Ovest di avere la meglio, in finale, sull’Argentina: in tale occasione preferì calciare di destro,superando l’estremo difensore avversario Sergio Goycochea – che nel corso del torneo aveva neutralizzato quattro tiri dal dischetto e consentendo alla sua squadra di laurearsi campione del mondo per la terza volta. A fine anno si classifica al terzo posto nella classifica del Pallone d’oro.

Tra il 1991 e il 1994 veste la maglia della riunificata Germania, disputando l’Europeo 1992 e il Mondiale 1994: l’eliminazione della Germania dal torneo iridato pone fine alla militanza di Brehme nella selezione tedesca, con cui ha disputato 86 partite (60 delle quali prima della riunificazione) realizzando 8 reti.

5)   Rudi Völler

Rudolf Völler – detto Rudi – (Hanau13 aprile 1960) è un allenatore di calcio, ex calciatore e dirigente sportivo tedesco, di ruolo attaccante, direttore sportivo del Bayer Leverkusen.Campione del mondo con la Germania Ovest nel 1990Cresciuto nelle giovanili della squadra della sua città natale, l’Hanau, Völler fu ingaggiato a 16 anni dal Kickers Offenbach, club nel quale rimase per quattro stagioni. Nel 1980 fu acquistato dal Monaco 1860, con cui retrocesse, l’anno successivo, in seconda divisione. Al termine della stagione successiva fu acquistato dal Werder Brema, squadra per la quale segnò 97 goal in sei stagioni di Bundesliga.

Nel 1987 passò alla Roma di Dino Viola per 5,5 miliardi di lire. Dopo un infortunio iniziale, segnò 45 gol corredati anche da un trofeo, la Coppa Italia 1990-1991 vinta in finale contro la Sampdoria fresca campione d’Italia. Inoltre esce sconfitto nella doppia finale di Coppa UEFA 1990-1991, persa contro l’Inter.

Nel 1992, con l’arrivo di Vujadin Boškov sulla panchina romanista, Völler venne ceduto all’Olympique Marsiglia, squadra con la quale vinse alla fine della stagione la Coppa dei Campioni, in finale a Monaco di Baviera contro il Milan.

Tornato in Germania l’anno dopo, chiuse la carriera nel 1996, a 36 anni, al termine della seconda stagione al Bayer Leverkusen, squadra per la quale realizzò complessivamente 26 reti.

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 Völler e Matthäus esultano nel corso del vittorioso campionato del mondo 1990

Rudi Völler esordì con la maglia della Germania Ovest nel 1982, e fu presente a tre edizioni del campionato del mondo (Messico 1986 e Italia 1990USA 1994); campione del mondo a Roma nel 1990 e finalista nel 1986, in entrambi i casi contro l’Argentina. Völler giocò anche in tre edizioni del campionato d’Europa (Francia 1984Germania 1988Svezia 1992), sconfitto in finale nel 1992 – nella nuova Nazionale riunificata della Germania – dalla Danimarca.

In dodici anni Völler giocò complessivamente 90 volte in Nazionale segnando 47 reti, e piazzandosi al secondo posto della classifica dei migliori marcatori della nazionale tedesca: meglio di lui solo Gerd Müller con 68 gol (terzo se si considera Joachim Streich, che con la maglia della Germania Est segnò 56 gol). In seguito il suo numero di segnature venne eguagliato da Jürgen Klinsmann e superato da Miroslav Klose.

6)    Jürgen Kohler

Jürgen Kohler (Lambsheim6 ottobre 1965) è un dirigente sportivoallenatore di calcio ed ex calciatore tedesco, di ruolo difensoreDopo gli inizi, tra gli anni 1970 e 1980, nei vivai di TB Jahn Lambsheim e Waldhof Mannheim, con questi ultimi esordì in prima squadra nel 1983, da neopromossi in Bundesliga, conquistando immediatamente un posto nell’undici titolare e rimanendo a Mannheim per i successivi quattro anni. Trasferitosi al Colonia, vi rimase per due stagioni sfiorando, nel 1989, il successo in Bundesliga che conquistò invece l’anno seguente con la sua nuova squadra, il Bayern Monaco.

Lasciò Monaco di Baviera nell’estate 1991 per approdare in Italia alla Juventus, acquistato per 8,5 miliardi di lire. Grazie al suo temperamento, divenne ben presto uno degli idoli della tifoseria bianconera, rimanendo a Torino per quattro anni in cui disputò oltre 100 partite di Serie A in maglia juventina, conquistando nel 1993 la Coppa UEFA dopo aver superato nella doppia finale i connazionali del Borussia Dortmund, e contribuendo nella stagione 1994-1995 al double nazionale formato dallo scudetto — assente in casa bianconera da nove anni — e dalla Coppa Italia; sempre nel 1995 raggiunse con i torinesi la sua seconda finale di Coppa UEFA, persa contro il Parma.

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Kohler in maglia juventina nel 1992, in marcatura sull’ascolano e connazionale Bierhoff nel corso del campionato di Serie A

Tornato in patria nell’estate seguente e accasatosi tra le file del Borussia Dortmund, nel 1996 trionfò per la seconda volta in Bundesliga e, l’anno successivo, prese parte alla vittoria della prima e fin qui unica Champions League nella storia dei gialloneri, conquistata battendo in finale proprio la Juventus (3-1, gol di Rieddle 2, Del Piero e Ricken), campione uscente, allenata da Marcello Lippi: ancora legato alla sua ex squadra, Kohler festeggerà quel successo con al collo una sciarpa bianconera, gesto ricordato con affetto dai supporter italiani. Il Borussia, guidato da Ottmar Hitzfeld, si schierò con Klos, Sammer, Kholer, Kree, Reutrer, Heinrich, Lambert, Paulo Sousa, Moller, Rieddle e Chapuisat (l’autore del terzo gol dei panzer venne realizzato da Ricken al 71′, appena entrato al posto di Chapuisat). A Dortmund si fregiò inoltre, sempre nel 1997, del successo in Coppa Intercontinentale, seppur non scendendo in campo nella sfida contro i brasiliani del Cruzeiro.

Con i gialloneri chiuse la carriera agonistica nel 2002, dopo aver vinto in quell’anno il suo quarto titolo nazionale e sfiorato nuovamente la seconda Coppa UEFA, perdendo la finalecontro gli olandesi del Feyenoord durante la quale venne espulso al 31′.

Vestì per la prima volta la divisa della Germania Ovest il 24 settembre 1986, in una partita contro la Danimarca. Coi colori nazionali, sul finire degli anni 1980 disputò il campionato d’Europa 1988 giocato proprio in Germania Ovest, dove nella semifinale contro i Paesi Bassi, per l’unica volta in carriera Marco van Basten riuscì a spuntarla su Kohler siglando, allo scadere, il gol che qualificò gli olandesi alla finale.Il difensore fu poi tra i protagonisti della vittoriosa spedizione tedesca ai Mondiali di Italia 1990, giocando peraltro da titolare la finale di Roma contro l’Argentina di Diego Armando Maradona che diede ai teutonici il terzo titolo mondiale.

Con la maglia della riunificata Germania partecipò poi, nel corso degli anni 1990, al campionato d’Europa 1992 in Svezia che vide i tedeschi finalisti, al Mondiale di Stati Uniti 1994chiusosi per i teutonici ai quarti di finale, e al campionato d’Europa 1996 in Inghilterra culminato con la terza affermazione continentale della Germania, trionfatrice in finale al golden gol sulla Rep. Ceca; Kohler, partito titolare nella spedizione oltremanica, si infortunò tuttavia al 14′ della partita d’esordio dei tedeschi nel torneo, il 9 giugno ancora contro i cechi, cosa che lo costrinse ad assistere da spettatore al resto della competizione.

Lasciò la nazionale dopo aver giocato il suo terzo mondiale, quello di Francia 1998, con un ruolino di 105 partite e 2 reti.

7)    Jürgen Klinsmann

Jürgen Klinsmann (Göppingen30 luglio 1964) è un allenatore di calcio ed ex calciatore tedesco, da giocatore attivo nel ruolo di attaccante, consulente tecnico e sportivo del Toronto FC.

Fece parte della nazionale tedesca che vinse il mondiale nel 1990 (come Germania Ovest) e l’europeo nel 1996, è giunto secondo nella graduatoria del Pallone d’Oro del 1995.

Nelle vesti di allenatore portò la sua nazionale al terzo posto nel Mondiale casalingo del 2006. Il 12 luglio dello stesso anno, dopo aver allenato la squadra per due anni, annunciò le sue dimissioni e fu sostituito dal suo assistente Joachim Löw. Klinsmann prese il posto di allenatore del Bayern Monaco nel luglio del 2008, quando Ottmar Hitzfeld si ritirò per assumere il ruolo di CT della nazionale svizzera. Il 27 aprile 2009 fu esonerato, nonostante avesse vinto cinque delle precedenti sette partite e si fosse classificato solamente a tre punti di distanza dal Wolfsburg, primo in classifica.

Jürgen Klinsmann cominciò la sua carriera professionale nel 1982 con gli Stuttgarter Kickers, allora un club di seconda divisione. Horst Buhtz, già giocatore del Torino e allenatore degli Stuttgarter Kickers, ricorda che Klinsmann beneficiò di un allenamento intensivo di sprint che ricevette da Horst Allman, a quell’epoca uno dei migliori allenatori di sprint in Germania. All’inizio della nuova stagione aveva migliorato il suo tempo nei 100 metri da 11,7 a 11 secondi netti. Nel 1984 si trasferì allo Stoccarda in Bundesliga. Nella prima stagione, Klinsmann riuscì a segnare 15 goal e si proclamò insieme a Karl Allgöwer (16 reti) miglior cannoniere e la squadra si piazzò al decimo posto. Nelle stagioni 1985-86 e 1986-87 segnò rispettivamente 16 goal e raggiunse la finale della Coppa di Germania, persa però contro il Bayern Monaco per 2-5. Klinsmann segnò l’ultimo goal della partita. Nella stagione 1987-88 segnò altre 19 reti – tra cui una rovesciata contro il Bayern Monaco – e fu nominato capocannoniere del campionato. Nel 1987 esordì in nazionale contro il Brasile, che si concluse con un pareggio 1-1. Nel 1988, a 24 anni, Klinsmann fu nominato giocatore dell’anno in Germania. Dopo aver raggiunto la finale della Coppa UEFA 1988-1989 (persa contro il Napoli guidato da Maradona per 1-2 e 3-3; in quest’ultimo risultato marcò anche la rete dell’1-1) Klinsmann passò all’Inter dove militavano i suoi compagni di nazionale, Lothar Matthäus e Andreas Brehme.

Nel 1989 Klinsmann firmò un contratto di tre anni con l’Inter: la società nerazzurra pagò 3,2 miliardi l’acquisto Nella stagione 1989-1990, sotto la guida di Giovanni Trapattoni, vinse la Supercoppa italiana e segnò 13 gol in campionato dove l’Inter arrivò terza. Particolarmente degna di nota fu la tripletta realizzata contro l’Hellas Verona nella sfida del 5 novembre 1989. I gol del tedesco diedero all’Inter la vittoria (3-0).

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L’esultanza di Klinsmann dopo aver aperto le marcature nel 3-0 all’Aston Villa del 7 novembre 1990, retour match dei sedicesimi di Coppa UEFA

Nell’annata 1990-1991 vinse la Coppa UEFA contro la Roma, segnando 14 gol in campionato (l’Inter arrivò seconda, superata dalla Sampdoria). I risultati raggiunti gli fruttarono un rinnovo del contratto, fino al 1994. Tuttavia la disastrosa stagione 1991-1992, in cui l’Inter fu allenata da Corrado Orrico e Klinsmann segnò 7 reti, fece saltare i piani: l’Inter arrivò ottava in campionato, mancando la qualificazione alle coppe europee, e il tedesco decise di rescindere il contratto. Inizialmente non convocato per l’Europeo 1992 fu poi scelto per sostituire Völler, infortunatosi ad un braccio: nel corso del torneo segnò una rete nella fase a gironi, approdando poi alla finale persa contro la Danimarca.

Dopo la finale di Euro 1992, Klinsmann si trasferì al Monaco di Arsène Wenger e raggiunse il secondo posto in campionato alle spalle del Marsiglia. Lo scandalo che coinvolse proprio i marsigliesi catapultò il Monaco in Champions League al posto dei campioni di Francia. Il Monaco arrivò fino alle semifinali, perdendo contro i futuri campioni del Milan. Al termine della stagione seguente, il Monaco arrivò solamente al nono posto nella Ligue e Klinsmann, che si era assentato due mesi dai campi di gioco per una lesione al legamento, fu impiegato spesso come unico attaccante. Cominciò quindi ad esprimere critiche sul comportamento dei suoi compagni di squadra. Nel 1995 lasciò la squadra in anticipo, un anno prima dalla fine del contratto. Nonostante la sconfitta contro la Bulgaria nei quarti di finale dei Mondiali 1994, questo torneo fu un successo per Klinsmann, che segnò ben cinque reti e fu nominato per la seconda volta miglior giocatore tedesco dell’anno.

Klinsmann si trasferì nella stagione 1994-95 al Tottenham, cosa che i tifosi e la stampa recepirono in modo critico. Fu pagato al Monaco due milioni di sterline. Nel suo debutto contro lo Sheffield Wednesday segnò con un colpo di testa. Rivalutato positivamente dalla stampa e dai tifosi, Klinsmann fu proclamato nel 1995 giocatore dell’anno della FWA (Football Writers’ Association). Il museo delle cere Madame Tussaud gli ha dedicato una statua.

Il suo periodo di successo continuò con il Bayern Monaco durante le stagioni 1995-96 e 1996-97: in entrambe fu il miglior marcatore della squadra, con la quale vinse la Coppa Uefa e migliorò il record di goal segnati durante la competizione portandolo a 15 gol in 12 partite. Un anno dopo divenne il campione della Germania con il primo posto nella Bundesliga. Klinsmann si trasferì nuovamente in Italia per giocare nella Sampdoria, ma in inverno lasciò la squadra per tornare al Tottenham. Durante la seconda stagione al Tottenham, i suoi goal salvarono il club dalla retrocessione, particolarmente le quattro reti che segnò contro il Wimbledon, incontro che finì con una vittoria 6 a 2. L’ultima partita della sua carriera fu nel 1998 contro il Southampton.

Decise di ritirarsi nell’estate del 1998, dopo la conclusione del Campionato Mondiale. Klinsmann continua a essere ancor oggi uno dei giocatori più amati dai tifosi del Tottenham.

Più tardi si trasferì in California e, sotto lo pseudonimo Jay Goppingen, Klinsmann riapparse nel 2003 come giocatore dell’Orange County Blue Star, squadra che militava nel quarto livello del calcio statunitense. All’età di 39 anni riuscì a segnare cinque gol in otto apparizioni, facilitando l’arrivo della squadra ai play-offs. Lo pseudonimo deriva da Göppingen, la città natale di Klinsmann.

Klinsmann ebbe una brillante carriera internazionale, debuttando per la Germania Ovest nel 1987 e partecipando a 108 partite. Segnò 47 reti per la sua Nazionale, occupando attualmente il quarto posto nella classifica dei migliori marcatori tedeschi di tutti i tempi.

Partecipò anche ai Giochi Olimpici nel 1988, ottenendo la medaglia di bronzo, nonché ai Campionati Europei del 1988, 1992 e 1996, arrivando fino alla finale nel 1992 e vincendo da capitano nel 1996. Klinsmann fu il primo giocatore che riuscì a segnare in tre differenti campionati europei della UEFA. Solo altri tre giocatori dopo di lui (Vladimír ŠmicerThierry Henry e Nuno Gomes) riuscirono a eguagliare questo record, battuto poi da Cristiano Ronaldo nel 2016.

Durante i Mondiali di Italia ’90 segnò tre reti, che contribuirono al titolo vinto dalla Germania Ovest, e prese parte ad altri due Mondiali con la Germania: quello del 1994 (nel quale segnò cinque reti) e del 1998 (tre reti). Fu il primo giocatore a segnare almeno tre reti in tre edizioni consecutive dei Mondiali, record eguagliato poi dal brasiliano Ronaldo. Con undici goal, è il terzo goleador per la Germania nelle fasi finali della Coppa del Mondo, dopo Miroslav Klose e Gerd Müller, che ne hanno segnate rispettivamente 16 e 14.

8)   Hansi Müller

Hansi Müllerall’anagrafe Hans-Peter Müller (Stoccarda27 luglio 1957), è un ex calciatore tedesco. Ha iniziato la sua carriera da professionista nel 1977 con la maglia dello Stoccarda: vi rimase per cinque anni, segnando 65 reti in 168 incontri.

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Müller al Como nel 1984-1985, assieme allo svedese Corneliusson

L’ottima esperienza in patria gli valse l’attenzione dell’Inter, che lo acquistò nel 1982: al debutto nel campionato italiano segnò un gol, su calcio di punizione, contro il Verona al Bentegodi (l’Inter vinse 2-1). La permanenza a Milano del tedesco fu però resa difficile soprattutto dal negativo rapporto con Evaristo Beccalossi, il fantasista della squadra; a tal proposito si cita una frase proprio di Beccalossi: «E’ meglio giocare con una sedia che con Hansi Müller, perché con la sedia quando gli tiri la palla addosso ti torna indietro». Nel 1984, dopo 13 reti in 68 presenze, lasciò il club nerazzurro per passare al Como, squadra con cui – nell’unica stagione coi lariani (1984-1985) – centrò la salvezza in Serie A.

Lasciata l’Italia, Müller passò al club austriaco dello SSW Innsbruck rimanendovi un solo anno, e in seguito giocò nello Swarovski Tirol: in tale squadra vinse gli unici trofei della sua carriera di club, conquistando due titoli nazionali (1989 e 1990) e una Coppa d’Austria (1989). Chiuse la sua carriera nel 1990, dopo aver vinto il secondo campionato austriaco di fila.

Esordì con la Germania Ovest nel 1978, e due anni dopo fece parte della squadra che si laureò campione d’Europa a Italia 1980. Fu convocato anche per il campionato del mondo 1982 in Spagna, in cui i tedeschi si arresero all’Italia in finale. L’anno seguente giocò per l’ultima volta in nazionale: il suo bottino è di 5 reti in 42 incontri.

Nel 1981 fu tra i convocati della Selezione Europea per un’amichevole contro l’Italia, disputata a Roma il 25 febbraio: la gara fu organizzata per raccogliere fondi a favore delle vittime del terremoto in Irpinia. Müller giocò per tutti i 90 minuti dell’incontro, vinto 3-0 dalla Selezione.

9)   Hans-Peter Briegel

Hans-Peter Briegel (Rodenbach11 ottobre 1955) è un ex allenatore di calcio ed ex calciatore tedesco, di ruolo difensore.

Intraprese la carriera di calciatore alle soglie della maggiore età, dopo anni di buoni risultati nell’atletica leggera, in special modo nel decathlonNel ruolo di terzino e di esterno sinistro giocò a lungo in patria nel Kaiserslautern, squadra in cui militò per ben otto stagioni a cavallo degli anni 1970 e 1980.

La parte conclusiva della sua carriera si svolse in Italia, con un biennio a testa dapprima nel Verona, che lo acquistò a basso costo e con cui, allenatore Osvaldo Bagnoli poi alla guida del miglior Genoa del dopoguerra, vinse lo storico scudetto della stagione 1984-1985, e poi nella Sampdoria che lo prelevò dagli scaligeri per 4 miliardi di lire, giocando in blucerchiato fino al suo ritiro al termine dell’annata 1987-1988, e vincendo nell’occasione la Coppa Italia.

Esordì nella Germania Ovest nel 1979 in una sfida contro il Galles, prendendo successivamente parte ai Mondiali di Spagna 1982 e Messico 1986, raggiungendo in entrambi i casi la finale e venendo sconfitto, rispettivamente, dall’Italia e dall’Argentina.

Partecipò inoltre a due manifestazioni continentali, gli Europei di Italia 1980, dove colse il titolo superando infinale i lBelgio, e Francia 1984. Con la nazionale tedesco-occidentale ha collezionato in totale 72 presenze, segnando 4 gol. In un’amichevole del 1984 contro l’Italia – organizzata come «rivincita» della finale mondialedi due anni prima – segnò il gol della vittoria.

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Briegel in azione con la Germania Ovest durante la finale di Euro ’80

                                                                                       10)    Miroslav Klose

Miroslav Josef Klosenato Mirosław Marian Klosenoto anche con il diminutivo Miro (Opole9 giugno 1978), è un allenatore di calcio ed ex calciatore tedesco, di ruolo attaccante, tecnico della Under-17 del Bayern Monaco.

Considerato uno dei migliori attaccanti della sua generazione, con la Nazionale tedesca si è laureato campione del mondo nel 2014, vice-campione del mondo nel 2002 e vice-campione d’Europa nel 2008. Con 137 presenze è il secondo calciatore tedesco con più presenze in Nazionale, alle spalle di Lothar Matthäus, e con 71 reti è il miglior marcatore nella storia della Nazionale tedesca. È stato il capocannoniere del Campionato mondiale di calcio 2006. Con 16 reti è inoltre il miglior marcatore nella storia dei Mondiali.[2][3] Nelle partite in cui Klose è andato in rete, la Germania non ha mai perso.

Klose inizia la sua carriera all’Homburg, squadra militante nella Fußball-Regionalliga dividendosi tra prima e seconda squadra. Prima dell’inizio della stagione 1999-2000 viene acquistato dal Kaiserslautern dove si rende protagonista di una grande annata (più di venti gol) con la seconda squadra, guadagnandosi così la fiducia della società e il meritato esordio in Bundesliga con la prima squadra del Kaiserslautern.

Nelle sue quattro stagioni disputate con i biancorossi riesce sempre a raggiungere la doppia cifra (11 gol nel 2000-2001, 16 nel 2001-2002, 13 nel 2002-2003 e 12 nel 2003-2004) rivelandosi così uno dei migliori giovani del panorama calcistico mondiale. La sua avventura con il Kaiserslautern si chiude con 147 partite in cui Klose è riuscito a siglare 52 gol.

Nell’estate del 2004 viene acquistato per 5 milioni di euro dal Werder Brema, il club che aveva vinto la Bundesliga nella stagione precedente. Il suo esordio arriva il 6 agosto mentre il 29 dello stesso mese arriva il suo primo gol con la nuova maglia. Chiude il primo campionato con il Werder con 15 reti segnate in 32 partite, classificandosi quinto nella graduatoria dei migliori marcatori. In quell’anno arriva anche il suo esordio in Champions League dove trova due volte la via del gol.

L’avventura di Klose a Brema termina con 63 gol in 132 partite.

Il 26 giugno 2007 il Werder Brema rende ufficiale la cessione della punta al Bayern Monaco per 15 milioni di euro. Dopo le visite mediche avvenute due giorni dopo, Klose firma un contratto quadriennale con la squadra di Monaco di Baviera, dove trova il neo-acquisto Luca Toni ed il giovane Lukas Podolski come compagni di reparto. L’esordio con la nuova maglia è avvenuto nel quarto di finale di Coppa di Lega tedesca proprio contro il Werder (vittoria dei bavaresi per 4-1). Il 28 luglio 2007 Klose segna il suo primo gol con la maglia del Bayern decidendo così la finalissima (1-0 contro lo Schalke 04), per Miro si tratta del “bis” del trionfo dell’annata precedente. Nella prima partita di Bundesliga con la maglia del Bayern realizza invece una doppietta contro l’Hansa Rostock, un mese dopo ha realizzato contro il Cottbus la sua prima tripletta con la squadra bavarese. A fine anno Klose vince per la prima volta sia la Bundesliga (per lui 10 gol) e sia la Coppa di Germania (vice capocannoniere con 5 reti). Chiude la prima stagione segnando 21 volte con la maglia dei bavaresi.

Il 9 giugno 2011 viene ufficializzato il suo acquisto, a parametro zero, da parte della Lazio, con la quale il centravanti teuto-polacco ha sottoscritto un contratto biennale. Esordisce coi biancocelesti il 18 agosto 2011, nella partita di andata dei play-off di Europa League contro i macedoni del Rabotnički terminata 6-0 per la Lazio, nella quale realizza un gol e tre assist. Il 9 settembre 2011, durante la prima gara di campionato in casa del Milan, segna il suo primo gol in Serie A. Il 16 ottobre 2011 segna al 93′ la rete del definitivo 2-1 in favore della formazione biancoceleste nel derby capitolino con la Roma.

Nel periodo laziale viene inserito anche nella lista dei 50 giocatori selezionabili per la conquista del Pallone d’oro FIFA 2011, anche se poi non verrà selezionato tra i 23 calciatori candidati per la vittoria finale. Alla fine della sua prima stagione con la maglia della Lazio risulta essere il miglior marcatore stagionale delle Aquile, sia in campionato con 12 gol, sia in totale in tutte le competizioni giocate con 15 reti.

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Klose alla Lazio nel 2015, capitano della squadra durante una partita di Europa League

Il 5 maggio 2013 segna una cinquina contro il Bologna, nella gara valida per la trentacinquesima giornata di campionato finita 6-0 in favore dei romani. L’ultimo calciatore che aveva realizzato cinque gol in una singola partita di Serie A era stato Roberto Pruzzo, nella stagione 1985-1986. Il 26 maggio 2013 vince la Coppa Italia battendo in finale la Roma per 1-0. Per la seconda stagione consecutiva risulta essere il miglior marcatore stagionale biancoceleste con un bottino di 16 reti, una in più dell’anno precedente. Il 18 agosto 2013 perde la Supercoppa italiana 2013 contro la Juventus per 4-0.

Il 14 settembre 2014, dopo aver vinto il Mondiale con la Germania, viene premiato dal presidente della Lazio Claudio Lotito, con una targa celebrativa, per il Mondiale vinto e per il record di reti raggiunti nella storia del Mondiale.  Il 13 marzo 2016, in occasione della vittoria casalinga, per 2-0, contro l’Atalanta, mette a segno una doppietta, che oltre a far vincere la partita ai suoi, gli permette di diventare lo straniero che, in maglia biancoceleste, ha realizzato più reti nei campionati italiani superando l’argentino Juan Carlos Morrone e il macedone Goran Pandev fermi a 48 reti. Il 15 maggio successivo disputa la sua ultima partita con la squadra biancoceleste nella sconfitta interna, per 2-4, contro la Fiorentina, realizzando una rete su calcio di rigore. Lascia così la squadra romana dopo 63 gol in 171 presenze in tutte le competizioni.

Titolare nel Kaiserslautern dal 2000, alla fine della sua prima stagione in Bundesliga è convocato in Nazionale, con la quale esordisce il 24 marzo 2001 contro l’Albania andando a segnare il gol della vittoria all’89’ (a 17 minuti dall’ingresso in campo). Quattro giorni dopo, alla sua seconda presenza, trova di nuovo il gol-vittoria nel finale (questa volta contro la Grecia) segnando così due reti in 32 minuti giocati con la maglia della Nazionale.

Il 13 febbraio, in una sfida giocata proprio nello stadio del Kaiserslautern, realizza la sua prima tripletta con la maglia della Nazionale ai danni di Israele.

Nel 2002 disputa i Mondiali, raggiungendo la finale, resterà per dodici anni una colonna della nazionale tedesca vincendo tra l’altro il Mondiale 2014. L’11 agosto 2014 decide di dare il proprio addio alla Nazionale tedesca dopo 137 presenze e 71 reti messe a segno. Il 3 settembre 2014, a Düsseldorf, in occasione dell’amichevole tra Germania e Argentina, replay della finale Mondiale andata in scena 52 giorni prima a Rio de Janeiro, viene premiato assieme a Philipp Lahm e Per Mertesacker per il contributo dato alla Nazionale in tutta la carriera.

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2 pensieri su “I MAGNIFICI DIECI TEDESCHI NEL CAMPIONATO ITALIANO DA SCHNELLINGER A KLOSE

  1. Ciao Franco
    credo che Helmuth HALLER dovrebbe trovare posto nella tua classifica. Era discontinuo ma nei dieci minuti che giocava faceva esplodere gli stadi.
    Ciao Umberto

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    • Certamente. Sono stato molto incerto nel compilare la classifica e alla fine ho dovuto scegliere lasciando fuori anche altri assolutamente meritevoli. Debbo confessare che, ad esempio, ho scelto Hansi Muller che forse potrebbe essere giudicato inferiore ad Haller per averlo visto giocare in una occasione una magnifica partita nell’Inter a San Siro. Anche lui era discontinuo certamente. Queste discussione sono il sale della passione calcistica. Un tempo si facevano al bar, adesso tramite web. grazie, un carissimo saluto Franco

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