QUELLI DEL “BAR LIVIO” IN SEMIFINALE ALLA VALLETTA CON 3.000 SPETTATORI

di Luciano Angelini e Franco Astengo

Estate 1966: il calcio savonese, e noi con esso, vive un tra le stagioni più belle, forse la più bella ed entusiasmante, per molti indimenticabile, con il Torneo dei Bar. Nanni De Marco, sempre e ancora lui, ne è l’organizzatore, la spinta propulsiva, il coinvolgente ed entusiasta despota al quale era impossibile negarsi. Un evento. Un appuntamento capace di rinvigorire passioni calcistiche nell’anno del Grande Savona di Manlio Bacigalupo e di suscitare rivalità e campanilismi di bar, circoli aziendali, quartieri. Qualcosa di irripetibile. Solo chi l’ha vissuto, protagonista, comprimario o semplice spettatore, può ancora sentirne il calore, l’entusiasmo, la voglia di partecipare, di esserci. Era il tempo dei 15mila spettatori al “Bacigalupo” per applaudire i biancoblu, ma anche di trovare una miscela di tifosi, mogli, figli, fidanzate, amici e compagni di lavoro stipati sul campo della Valletta. Era il segno di una Città viva, partecipe, forte nel tessuto socio-economico con industrie, commercio e imprese in pieno sviluppo. Riviviamo ancora una volta quella esperienza.

Vulcano-De Marco ha programmato tutto, secondo formula ormai consolidata. Le squadre salgono a 10,  partenza domenica 5 giugno. Il Girone A è nuovamente appannaggio del Cral Portuali, seguito a ruota dal Bar Cristallo. E’ facile dire: valori che si confermano. Restano eliminati il Bar Calata di Bordegari e Pantaleoni, gli autogestiti Garden’s Boys ed il modesto Bar Colonna, nella cui fila brillano i villettiani fratelli Procopio. Nel Girone “B” affermazione del Sabazia con minore autorità del previsto. La seconda qualificata è il Bar Livio autarchico di Faggion (c’è parecchio del passato e del presente della Priamar: da Dario Ricci a Detto Storti, Fiabane, Basano, ecc.) innervato di astuzia tattica dal duo  Angelini-Astengo, già noi due insomma. Illustri eliminate Zinolese e Leginese, colme di nomi di spicco (Giacomo Rosso, Alberto Somà, i “grandi vecchi” Mistrangelo e Cattardico) ed il Bar Nino, di Enrico Pierucci, Bobby Tobia e Luciano Casarino, falcidiato dalle squalifiche.

Le semifinali finiscono con il riproporre la sfida di sempre: il Cral Portuali elimina il Bar Livio (3-0 con un Lagasio “monstre”) ed il Sabazia supera agevolmente (2-0) il Bar Cristallo. Per il 3° e 4° posto il Bar Cristallo regola il Bar Livio 3-0, mentre scende in campo anche Pino Marte.

La finalissima si carica di giallo: un primo incontro finisce 0-0. Ripetizione sette giorni dopo: si arriva ai rigori con i Portuali che regolano gli eterni rivali sul 6-4. Ma la vittoria sul campo non basta: una errata interpretazione del regolamento proprio nel merito dei rigori finali, fa annullare la partita e decidere per l’ex-aequo. La consueta festa di fine torneo, al giardino Serenella nella serata del 5 Agosto, vede così Cral Portuali e Coop Sabazia salire assieme sul gradino più alto.

La scarna cronaca sopra riportata è tratta dal nostro libro “Sognavamo la Serie A” uscito nel 2011 per Delfino Enrile editori, recentemente ristampato, e dedicato alla meravigliosa storia del calcio savonese tra gli anni ’50 – ’70.

Cogliamo l’occasione di riprendere quel testo per raccontare meglio quel torneo, per descrivere meglio qual era il clima dell’epoca nel piccolo/grande mondo del calcio savonese in uno dei momenti più importanti e partecipati della sua vita collettiva, quello che a cavallo dell’inizio dell’estate, terminati i campionati federali, toccava il culmine con il Torneo dei Bar (Trofeo ARCI – UISP) che si giocava alla domenica (alla luce del giorno, non c’erano ancora i fari per le notturne) sul campo della Valletta San Michele per l’organizzazione di Nanni De Marco.

Abbiamo già descritto tante volte l’andamento delle cose all’epoca: la forza delle squadre, il pubblico che si radunava in tribuna e attorno al terreno di gioco, la tensione che si respirava negli spogliatoi improvvisati e disadorni, in campo e fuori, la grande rivalità tra le diverse squadre fortemente rappresentative di realtà sociali aggregate di grande rilievo nella vita del comprensorio.

Per questa volta però vorremmo raccontare della nostra personale esperienza vissuta in quell’avvio d’estate 1966, una vicenda coinvolgente e irripetibile per chi come noi aveva sempre vissute quelle esperienze con grande impegno.

Il calcio savonese stava vivendo, in quella primavera del 1966, la sua stagione magica: il 22 maggio si era concluso il campionato con la strepitosa ascesa del Savona Fbc in Serie B.

Un campionato travagliato, con l’improvvisa scomparsa del presidente Gadolla stroncato da un infarto mentre si trovava nella tribuna dello stadio di Valdagno, la raccolta di tutta la città allo Stadio con punte di oltre 10.000 spettatori, assemblee nella sala Rossa del Comune nelle quali si era deciso l’avvento del gruppo Dapelo alla guida del sodalizio bianco blu.

Il tutto raccontato, per la prima volta, da un settimanale appositamente dedicato allo sport della nostra città e della provincia “Riviera Notte” che con felice intuizione l’editore Sabatelli aveva lanciato ottenendo un grande successo di critica e di pubblico.

Il 22 maggio il campionato del Savona era terminato, nei giorni successivi giocatori e tifosi si recarono in pellegrinaggio al Santuario di Vicoforte, tutta la Città, i suoi luoghi di ritrovo respiravano di calcio quando fu annunciata l’organizzazione del torneo dei Bar giunto alla sua quinta edizione consecutiva.

L’appuntamento era davvero “clou”,il momento più alto della stagione per i calciatori dilettanti: i migliori venivano contesi tra le squadre di maggior rango, in particolare quella del Dopolavoro Portuali che, alla propria base contava già un numero notevole di calciatori – lavoratori del Porto e ai quali aggiungeva elementi di grandi spicco. Egualmente accadeva con la Cooperativa Sabazia di Vado che usufruiva dello “zoccolo duro” rossoblu cui aggiungeva vadesi in trasferta componendo formazioni di altissimo livello.

Per altre si cercava di assemblare la migliore formazione possibile contando su organizzazioni di alto livello come accadeva a Legino e a Zinola, nelle roccaforti della società di mutuo soccorso.

Per un piccolo bar come quello che frequentavamo, il Livio di corso Colombo, proprio a fianco della chiesa del Sacro Cuore, le cose si facevano più difficili: c’era la base rappresentata dai giocatori della Priamar ma era complicato agganciare al di fuori dei veri e propri “crack”.

Il Bar era gestito dal dinamicissimo Livio Faggion che divideva la presenza della sua famiglia nel bar con l’attività di installatore di impianti idraulici ad alto livello: al momento cui ci stiamo riferendo, ad esempio, era impegnato con i nuovi condomini che l’Impresa Bagnasco stava costruendo a San Michele sui terreni che un tempo erano appartenuti alla villa con parco e palmizi dei Conti Becchi.

Livio aveva già formato una squadra del Bar per affrontare incontri amichevoli con altri esercizi della città (e anche fuori) con una particolare rivalità sorta con il Ber Riviera delle Fornaci. Il passaggio successivo era quello di partecipare al “super – Torneo” che si stava preparando.

Fu con una certa emozione che dalla viva voce dello stesso “patron” apprendemmo la sua intenzione, non solo di iscrivere la squadra, ma anche di affidare a noi due la conduzione tecnica. Un onore ed un onere imprevisti che ci riempì però di vera soddisfazione.

In quel momento ci trovavamo davvero sulla cresta dell’onda come redattori del già citato “Riviera Notte” ed eravamo considerati – a torto o a ragione – come dei veri intenditori di calcio: si può scrivere senza alcuna prosopea a distanza. Inoltre eravamo presenti in tanti gangli vitali di una vita cittadina molto diversa dall’attuale: una vita piena di impegni culturali, sociali, politici che è difficile descrivere considerata l’assoluta diversità con l’oggi (basta scorrere, per capire meglio, proprio le raccolte di “Riviera Notte”).

In ogni caso dirigere la squadra per il Torneo della Valletta rappresentava un grandissimo impegno svolto, tra l’altro sotto i riflettori della critica di tutta la città sportiva.

Ci mettemmo al lavoro combinando un mix tra giocatori già appartenenti o ancora in forza alla nostra vecchia Priamar: un gruppo consolidato negli anni da un forte senso di appartenenza e di amicizia che si realizzava anche tra i frequentatori del Bar che diedero un apporto notevole di presenza e solidarietà.

In quel gruppo c’erano personaggi che davvero debbono essere ricordati, alcuni dei quali purtroppo scomparsi come Elvio Curti, grande portiere che noi impiegammo più di una volta come stopper di notevole grinta. In difesa così pensammo di schierare “Detto” Storti e Dario Ricci entrambi terzini tenaci capaci di affrontare qualsiasi avversario schierando alle loro spalle come “libero” Isetta, anche lui di scuola priamina poi alla Stella Rossa, alla Villetta e protagonista dell’ascesa della Spotornese; a centro campo il cervellone di “Ciatto” Bazzano”, la tecnica di “Zena” Vassallo, la velocità di “Camillino” Moras, la tenacia nei contrasti di Ciappi che riprese a giocare dopo un certo periodo di stasi così come, all’attacco “Tapioca” Fiabane e “Maxian” Giordano, all’epoca popolarissimo commesso nel negozio di cappelli “Pastore” (il più antico della Città, sito in via Pia).Impiegammo anche Gianni Maestrini, futuro apprezzato odontotecnico cresciuto alla scuola dello zio come “Briciola” Peluso e Franchino Giuria, nostro caro amico da ricordare, che riprese anche lui l’attività che credeva di aver abbandonato.

La squadra però non era ancora completa e ricorremmo a prestiti dall’estero: due giocatori dell’Altarese, il portiere Piotto (di scuola biancoblu) e l’attaccante Occhi, un po’ fragile ma dal sicuro senso del goal, e tre giocatori del Pietra Ligure: il terzino Dondo, il centrocampista Gambetta (personaggio simpaticissimo che potemmo utilizzare poco per motivi di salute) e l’ottimo centravanti Daniele che De Marco nelle sue immaginifiche cronache aveva appellato come il “Combin della seconda categoria”.

Insomma. Avevamo messo assieme un “complesso” per il quale pronosticavamo un torneo dignitoso.

Si tenga conto che arrivare a competere tra le 4 squadre che, alla fine, si sarebbero contese il successo finale era considerato da tutti un traguardo molto ambizioso considerato che tre posti su 4 erano già assegnati in partenza a Portuali, Sabazia e Bar Cristallo di Via Torino squadra allestita normalmente da Ciglieri e Romolo Varicelli e che poteva contare sulla sponda della Libertà e Lavoro.

Come già riportato in apertura il torneo iniziò il 5 giugno 1966 e la gara inaugurale, ore 9, fu proprio Bar Livio – Sabazia. Come dire in bocca alla tigre alla prima occasione. Il Sabazia, allenato da Ansaldo, contava su alcuni veri e propri assi del Vado come Pittaluga, Gaglione, Rocca, Sfondrati oltre al cairese Bonello, motore del centrocampo, e al loanese Andorno.

Nell’aria c’era molta emozione. Negli spogliatoi ricevemmo un grande attestato di stima: “Er” Petitti, mitico responsabile del settore giovanile del Savona Fbc, si offrì addirittura di ricoprire il ruolo di segnalinee. La squadra disputò un’ottima partita, in particolare in difesa, anche se finì con una sconfitta per 0-1: per i vadesi segnò Andorno in posizione molto dubbia che generò un mare di polemiche.

Comunque il ghiaccio era rotto.

Mescolando qualche carta nella formazione infilammo così una serie di 3 vittorie consecutive. Con la Zinolese finì 1-0 con un incredibile goal di Ciappi da 40 metri: pallone scagliato all’incrocio dei pali con Giacomo Rosso (futuro portiere dell’Alessandria, tra le altre) assolutamente fulminato.

Il match con la Leginese fu aspro ed equilibrato. I Leginesi, maglia azzurra “Torre del Mare”, andarono in vantaggio con il valbormidese Somà, nostro pareggio con Daniele (in quel torneo indossavamo magnifiche maglie arancioni dono degli Amaretti Isaia di Sassello: divisa che utilizzammo per diversi tornei, in seguito, anche fuori Savona) e goal della vittoria di Occhi a due minuti dalla fine.

IL Bar Nino Porto, seconda squadra dei Portuali, che pure allineava elementi del valore di Tobia, cannoniere della Veloce, Enrico Pierucci, centravanti della Nolese, Caracciolo e il nostro fraterno amico (purtroppo mancato da troppi anni) Luciano Casarino, fu battuto per 2-0 con Occhi e Daniele ancora  a segno.

Insomma, eravamo arrivati alle semifinali dove avremmo dovuto affrontare lo squadrone dei Portuali che aveva conseguito il promo posto nell’altro girone. Un impegno di grande spessore, anche per via della presenza del pubblico: per le semifinali e le finali alla Valletta si passava dai 1.000 spettatori delle eliminatorie ai 3-4.000. come dimostrano le foto d’epoca.

I Portuali presentavano uno squadrone che avrebbe potuto sicuramente disputare una serie D ad alto livello magari anche contendendo la Serie C: lo si può affermare a distanza di tanti anni, senza alcuna tema di esagerazioni. C’erano cinque giocatori che avevano giocato nella prima squadra del Savona Fbc: il portiere Pescio, il centromediano Tullio Pierucci (per molte stagioni il miglior giocatore della Promozione Ligure e Nazionale “A” dilettanti), l’ala destra Mino Persenda (in Serie B con la Lucchese, in Serie C oltre che con il Savona anche con Spezia e Casale; dall’appartenenza ai nero stellati il soprannome di “bombardiere nero”), la mezz’ala Biglino, e il centravanti Victor Panucci, terzo cannoniere di tutti i tempi con la maglia biancoblu. La squadra era completata da Gian Negro, rocciosissimo difensore già protagonista in IV Serie con il Finale, da Pepè Minuto, anche lui supercannoniere con Veloce, Alassio, Imperia (con la maglia nerazzurra cannoniere – principe in Serie D con 24 reti in un campionato), da Monti e Borgo sempre tra i migliori nelle classifiche di Riviera Notte e dall’altro difensore Trilla Vallarino. Ciliegina sulla torta i Portuali disponevano di un vadese transfuga: Ivano Lagasio, giocatore di grandissima classe, dalla carriera frenata dalla richiesta sempre eccessiva dei dirigenti rossoblu alla sua cessione pur reclamata da squadre di altissimo rango (compreso, proprio in quell’estate, dal Savona cui Ferrando e Morixe spararono 10 milioni, così come fece la Veloce per Nico Vasconi. Per la stessa cifra il Savona acquisì dal Milan il prestito di Prati).

Fu attorno alla marcatura di Lagasio che la nostra conduzione tattica commise quello che, oggi come oggi possiamo ammetterlo, possiamo ben considerare un errore letale. Decidemmo, infatti, di sacrificare un centrocampista lasciando fuori Ciappi e  schierando “Tapioca” Fiabane con il suo solito n.7 (all’epoca le squadre si schieravano con i numeri dall’1 all’11 e non c’erano sostituzioni, salvo il portiere) ma con il compito di francobollare proprio Lagasio, ritenuto (a ragione) il cervello della squadra avversaria.

Il bersaglio era stato indovinato ma la mossa si rivelò disastrosa: Fiabane incontrò Lagasio alla fine della partita negli spogliatoi, purtroppo mai sul campo dove il vadese imperversò: la partita terminò, impietosamente, 0-3.

Il sogno di dare “l’assalto al cielo” era svanito. Livio Faggion tentò, per altro a ragione, una debole critica all’impostazione tattica, ma fu zittito dalla supponenza dei super – tecnici con la celebre frase “Stai zitto tu che non distingui Pelè da Giorgio Vacca”.

La sconfitta brucia ancora adesso a oltre 50 anni di distanza: con lo stesso punteggio perdemmo dai Portuali anche dodici mesi dopo. Avevamo però una squadra diversa, composta da molti protagonisti dei campionati maggiori, ma in quell’occasione fummo fortemente danneggiati dall’arbitro che, in apertura di gara convalidò un goal di Panucci viziato da un evidente fallo ai danni del nostro portiere, tal “Giorcelli” (chi era costui?), forse quello stesso o soltanto omonimo del portiere del Bologna.

Si era trattato però di un’esperienza eccezionale compiuta da un gruppo di amici veri, provvisti del senso della solidarietà e dell’impegno sociale e sportivo.

Si può ben scrivere “altri tempi”.

GALLERIA FOTOGRAFICA

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Uno scorcio della tribuna della Valletta durante il torneo dei bar. Per le finali si toccavano punte di 3-4.000 spettatori

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Così Riviera Notte raccontava la rivalità Bar Livio – Bar Riviera. Nella foto: gli indimenticabili Ciappi e “Maxian” Giordano sono in primo piano, “Tapioca” Fiabane di fronte a tavola dopo in primo piano Pino Pellegrini e Piotto,  Livio Faggion a capo tavola. I due tecnico-tattici in fondo in piedi assieme a Bazzano, Dondo, Gambetta, Storti, Curti e Gianni Maestrini. Davvero una bella compagnia.

 

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