LA LUNGA STORIA DELLA SERIE B STAGIONI DAL 1929-30 AL 1959-60 CON IL GIALLO DI SAVONA-MODENA

(Prima parte)
a cura di FRANCO ASTENGO                                        

Serie B, quasi novant’anni di storia. Una storia che ha visto la partecipazione di città, anche medio-piccole, con realtà sociali, economiche prima che sportive, molto diverse tra loro. C’è chi è rimasto a buoni ed anche alti livelli, Serie A compresa (Fiorentina, Atalanta, Udinese, Verona, ad esempio), è chi, nella maggioranza è progressivamente sceso di categoria fin quasi a sparire dalla scena (vedi Casale, Lecco, Legnano, Prato, Reggiana, Biellese e Savona). La storia inizia con la stagione 1929 – 30 contemporaneamente alla Serie A, come girone unico: fattore essenziale per la crescita sportiva, economica, sociale del calcio italiano. Ne racconteremo le parti essenziali di una storia di grande interesse: una narrazione suddivisa in più parti per comprensibili ragioni di economia dello spazio.

In questa prima parte saranno comprese le descrizioni del’andamento dei campionati svoltisi tra la stagione 1929 – 30 e quella 1959 – 60. La classifica del campionato di fine anni venti, quello che ha visto anche l’avvio del grande campionato di Serie A a girone unico, mette in risalto squadre cosiddette provinciali ma che, come il Casale, hanno dato lustro al calcio italiano. Prevalse il proprio il Casale davanti a Legnano e Dominante (la futura Sampierdarenese). Questa la classifica finale: Casale 49 punti, Legnano 46, Dominante 42, Fiorentina 40, Pistoiese 40, Verona 39, Venezia 38, Atalanta 37, Bari 36, Novara 36, Monfalcone 35, Parma 32, Lecce 30, Spezia 29, Biellese 25, Reggiana 23, Prato 17, Fiumana 16. Casale e Legnano promosse in Serie A, Biellese, Reggiana, Prato e Fiumana retrocesse in I divisione.

            La Serie B è stata costruita dalla federazione avendo a modello il massimo campionato, regolandola con gli stessi criteri fortemente selettivi. L’obiettivo è quello di far crescere il livello tecnico e organizzativo anche nella provincia. In quelle piccole dimensioni, fino a qualche anno prima, ci si era battuti per mantenere l’ordinamento a più gironi e proseguire così nella frammentazione delle articolate realtà del crescente calcio italiano.

            Anche l’istituzione della Serie B rappresentò un grande successo, un tassello fondamentale nell’organizzazione unitaria della federazione. Una organizzazione che si sta oggi mettendo in discussione paventando la partecipazione alla Serie B della Nazionale Under 21 e delle squadre “B” dei grandi squadroni (sul modello delle “cantere” spagnole). Parafrasando l’antico Nereo Rocco mi viene da esprimere speremo de no. È per motivo di conservazione della memoria di un inestimabile patrimonio che dedico qualche pagina alla storia di questo bellissimo campionato, non dimenticando di ringraziare l’amico Vito Romaniello di Varese, autore di elaborazioni statistiche fondamentali al fine di ricostruire il percorso della Serie B, quello della Serie C e della stessa Serie D.

            Nella stagione 1930-’31 da registrare la promozione in Serie A di due metropolitane: Fiorentina e Bari. La Fiorentina, guidata dal marchese Ridolfi, recupera il posto nella massima serie anche grazie all’apporto di due grandissimi sudamericani come Scarone e Petrone.

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Prima stagione del Palermo in serie B: nella stagione successiva i rosanero conquisteranno addirittura la Serie A (da notare la struttura di allora dello stadio della “Favorita”)

 Stagione 1931-’32, sono promosse Palermo e Padova: la Sicilia arriva così per la prima volta in Serie A. Nel campionato 1932-’33 tocca a Livorno e Brescia, due compagini che troveremo spesso in questa posizione. Ci sono tante rappresentanti della provincia calcistica di tutte le regioni: per la Liguria c’è lo Spezia, dalla Sardegna – nonostante le difficoltà logistiche – sale il Cagliari, le rappresentanti delle terre “irredenti” Fiumana e poi Grion di Pola, si afferma il Sud con Lecce e Messina e le province venete e lombarde con Vigevano, Como e Monfalcone.

            Nelle stagioni 1933-’34 e 1934-’35 si sviluppa il tentativo di un nuovo esperimento: quello di un torneo a due gironi. Due annate nelle quali si verificano risultati molto particolari. Nella prima di quelle stagioni torna in Serie A la Sampierdarenese. Si tenga conto che per quel campionato era prevista una sola promozione. Chiuso alla pari il girone finale con il Bari, poi superato (1-0) nello spareggio di Bologna, i “lupi” sampierdarenesi arrivano nella massima serie. L’ironia della sorte vuole che sostituiscano niente meno che l’immaginifico Genoa dei nove scudetti che non aveva ancora rimpiazzato gli assi dominatori degli anni ’20.

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Fallito  l’esperimento della “Dominante”, la Sampierdarenese torna all’antica denominazione, alla maglia con la celebre fascia rossonera, ai suoi dirigenti antifascisti e soprattutto torna in Serie A. Tra i pali un giovanissimo Manlio Bacigalupo, “u sciu Bacicin”: trenta due anni dopo sarà l’allenatore del Savona di Fausto Gadolla, capitan Persenda, Taccola e Pientrantoni  promosso in Serie B

             Nella seconda, 1934-’35, tornano ad essere promosse in serie A due squadre. I rossoblù si rifecero subito imponendosi nel girone A mentre nel B vince il Bari: quindi niente girone finale e promosse direttamente le due prime classificate. Si chiuse così l’esperimento della Serie B a due gironi, e si tornò al girone unico con l’annata ’35-’36. In quella stagione fu istituita la Serie C, su quattro gironi interregionali.

            A quel punto l’architettura-base del calcio italiano era stata definitivamente compiuta e si sarebbe immediatamente consolidata. In serie B si imposero Lucchese e Novara.

            Il campionato sarebbe stato ridotto, a partire dall’annata 1936-’37, a 16 squadre in luogo di 18. Retrocessero: Spal, Pistoiese, Foggia, Siena, Vigevano e Taranto. Il calcio italiano aveva assunto, nel frattempo, una dimensione nazionale e questo fatto rappresentava un elemento di crescita, anche sul piano sociale, di grande importanza. E’ il caso di riportare l’intero schieramento dei tre maggiori campionati di quella stagione 1935-’36.

            Serie A: Bologna, Roma, Torino, Ambrosiana-Inter; Juventus, Triestina, Lazio, Milano, Napoli, Alessandria, Genova (i termini stranieri erano già proibiti: il Genoa era diventato Genova e il Milan Milano e si ritornerà alla normalità soltanto nel ’45-’46), Fiorentina, Sampierdarenese, Bari, Palermo, Brescia.

            Serie B: Lucchese, Novara, Livorno, Messina, Pisa, Pro Vercelli, Verona, Catania, Aquila, Atalanta, Modena, Viareggio, Spal, Pistoiese, Foggia, Siena, Vigevano, Taranto.

            Serie C girone A: Venezia, Vicenza, Udinese, Padova, Treviso, Anconitana, Rovigo, Mantova, Jesina, Fiumana, Pro Gorizia, Alma Juventus Fano, Grion di Pola, Rimini, Forlimpopoli, Trento.

            Serie C, girone B: Cremonese, Reggiana, Biellese, Seregno, Falck Milano, Monza, Piacenza, Lecco, Pavia, Crema, Pro Patria, Fanfulla, Legnano, Gallaratese, Cusiana, Como.

            Serie C girone C: Spezia, Sanremese, Andrea Doria, Entella, Imperia, Pontedecimo, Asti, Derthona, Savona, Rivarolese, Pontedera, Ventimigliese, Casale.

            Serie C girone D: Catanzaro, Piombino, Nissena, Civitavecchia, Benevento, Salernitana, Lucano, Bagnolese, Savoia Torre Annunziata, Cosenza, Le Signe, Cerignola, Prato, Fermana.

            Il campionato di Serie B 1936-’37 terminò con il ritorno in Serie A di una coppia ormai quasi “fissa” al vertice della cadetteria: Livorno e Atalanta.

            L’annata 1937-’38 registra l’ascesa di due rappresentanti della “classica” provincia: Novara e Modena; dodici mesi dopo recupera un altro inopinato capitombolo la Fiorentina in compagnia del Venezia. Da ricordare, in quel campionato, la partecipazione del Molinella (reggerà ben due stagioni) che indossava maglie rossonere. Squadra rappresentante della tipica provincia emiliana, un piccolo paese della “bassa” a confronto con gli squadroni più in voga.

            In rappresentanza della Liguria da registrare la presenza della Sanremese in luogo dello Spezia. Sanremese nelle cui fila brillava il savonese Agostino Bertolotto che, nel dopoguerra, avrebbe allenato i biancoblù con grandi risultati, mentre Amilcare Gilardoni, un altro savonese diventato addirittura capitano dei matuziani in quelle stagioni, non sarebbe mai passato tra le fila della squadra della sua città.

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Un’immagine del monumentale stadio della Sanremese, inaugurato quando la squadra fu promossa in Serie B. All’epoca un vero gioiello

            La coppia Livorno-Atalanta si ripropone ancora (due vere squadre-ascensore) per il campionato 1939-’40. L’annata 1940-’41 merita un rapido cenno in più. Salgono in Serie A la Liguria (denominazione provvisoria della Sampierdarenese per via della sponsorizzazione dell’Ansaldo) e il Modena dei fratelli Sentimenti poi passati alla Juve. Lotta fino alla fine per il primato anche il Savona, appena promosso e diretto dal grande ungherese Orth.

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Una formazione del Savona 1940 – 41, la squadra che sfiorò la Promozione in Serie B: Tomasi, Piana, Sandroni, Puccini, Traversa, Ferrara, Imberti, Martini. In ginocchio: Riccardi, Rosso, Morchio

            Aleggia, sull’esito di quel torneo, un mistero irrisolto ancora oggi. Il fantasma di una combine consumata, nei “si dice”, al buio del cinema-teatro Reposi (oggi sede di una banca) in via Paleocapa. I dirigenti biancoblù, spaventati dal rischio di un eccesso di spese in vista della Serie A, possibilità, resa realistica dalla progressione dei risultati e sul piano del gioco, coltivarono l’ipotesi di fare un passo indietro nell’unico modo possibile: perdere lo scontro diretto con il Modena. La combine, vera o presunta, maturò, appunto al “Reposi”, in un incontro stile “carbonaro” con un emissario del Modena con l’accordo, al sabato pomeriggio precedente la partita, per favorire la vittoria dei “canarini”. Come fu, come non fu, il Modena si impose 1-0 (gol di Banfi al 17′) sul campo di Corso Ricci e finì così il sogno degli striscioni nella massima serie. Era il 22 maggio 1941.

            Nell’infuriare della guerra mondiale si giocarono ancora due campionati: 1941-’42 promosse Bari e Vicenza (la prima volta in Serie A per i biancorossi berici) e 1942-’43, campionato non concluso a causa proprio del conflitto.

            Poi di Serie B non si parlò più fino all’indomani dell’alba radiosa del 25 Aprile. La riorganizzazione del calcio italiano risultò molto difficile a causa delle condizioni del Paese dal punto di vista delle infrastrutture stradali e ferroviarie, che rendevano del tutto improbe le trasferte. Il Savona le effettuava su di un camion militare messo a disposizione da due suoi dirigenti, il colonnello Salvi e il tenente Madini, che erano di servizio all’Autocentro della 18^ divisione Cremona presso la Caserma Bligny. Sul camion erano legate le sedie del Bar Splendid di Corso Italia, sede sociale. Qualche volta per superare le salite occorreva scendere e spingere.

            Fu così che anche la serie A 1945-’46 si disputò su due gironi, settentrionale e centro-meridionale, con girone conclusivo riservato alle prime quattro classificate di ciascuno. Si ebbe il successo finale del Torino davanti a Juventus, Milan, Inter (l’Ambrosiana era sparito), Napoli, Roma, Livorno e Bari.

            La Serie B si disputò su 3 gironi e risultò riservata all’Italia settentrionale: anche in questo caso girone finale a sei con l’unico posto utile per la serie A conquistato dall’Alessandria, davanti a Pro Patria, Vigevano, Reggiana, Cremonese e Padova.

            L’annata 1946-’47 registrò un allargamento dei quadri con la Serie A riunificata a 20 squadre e la Serie B suddivisa sempre in tre gironi ma di livello nazionale. Una serie B di qualificazione per il ritorno al girone unico che si realizzò con il campionato ’48-’49.

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            Nello stesso modo fu organizzata una Serie C elefantiaca, con 9 gironi al Nord, 6 al Centro e tre al Sud: anche in questa caso la normalità con quattro gironi di dimensione nazionale si raggiunse solo con la stagione 1948-’49.

            Queste le squadre partecipanti al campionato di Serie B 1946-’47, in ordine di classifica.

            Girone A: Pro Patria, Legnano, Novara, Seregno, Spezia, Pistoiese, Vigevano, Como, Pro Vercelli, Gallaratese, Fanfulla, Crema, Carrarese, Pro Sesto, Viareggio, Varese, Vogherese, Biellese, Sestrese, Lecco, Savona, Casale. Il successo finale toccò ad una Pro Patria assoluta dominatrice nelle cui fila spiccarono la giovane promessa Lello Antoniotti, finissima mezz’ala in seguito al Torino e alla Juventus, e il veterano Reguzzoni, ala sinistra del Bologna anni ’30 specialista dalla bandierina, posizione dalla quale segnò anche parecchie reti.

            Girone B: Lucchese, Padova, Empoli, Treviso, Siena, Spal, Cremonese, Verona, Mantova, Suzzara, Udinese, Piacenza, Reggiana, Parma, Prato, Pisa, Anconitana, Mestrina, Forlì, Pro Gorizia, Cesena.

            Girone C: Salernitana, Ternana, Pescara, Lecce, Scafatese, Torrese, Rieti, Palermo, Brindisi, Arsenale Messina, Perugia, Cosenza, Siracusa, Alba Trastevere, Taranto, Catanzaro, Foggia. Salì, per la prima volta, nella massima serie la Salernitana, allenata da Gipo Viani.

            La stagione 1947-’48 registrò la promozione in Serie A del Novara, che aveva ingaggiato Silvio Piola considerato dalla Juve sul viale del tramonto. Il grande cannoniere avrebbe invece fornito un notevole apporto ben oltre i 40 anni arrivando ancora a vestire la maglia azzurra nel 1952, avversaria l’Inghilterra a Firenze (1-1). Con i piemontesi salirono in Serie A il Padova e il Palermo. Il presidente rosanero, il bizzarro principe Lanza di Trabia, avrebbe investito fior di milioni nella squadra ingaggiando prima di tutto proprio Gipo Viani (poi al Milan con Nereo Rocco) da allenatore. Di quel Palermo ricordo il portiere Masci (che aveva difeso, sempre con Viani, la porta della Salernitana), un estremo difensore che avrebbe meritato ben altra carriera.

            Il ritorno alla normalità del girone unico di Serie B coincise con la stagione 1948-’49 e la promozione di Como e Venezia. Questa prima ascesa in serie A della squadra lariana merita un ricordo particolare. Erano anni nel corso dei quali quasi tutte le squadre, fino alla Serie C, correvano all’ingaggio di giocatori stranieri. Ne arrivarono di formidabili come Nordhal, Gren, Liedholm. John Hansen, Praest, Verdeal ma anche classici bidoni come Aballay, Alarcon, Sundquivst, Sloan, Gudmundosson. Ricordo nel Savona il quasi imbarazzante ungaro-romeno Fuzer già scartato dal Genoa.

            Il Como (in verità dopo aver fallito l’esperimento con un improbabile giocatore, il polacco Chawko) si fece vanto di essere l’unica squadra tutta formata da italiani. Gli azzurri comaschi ressero in questo modo la serie A sino al campionato 1952-’53 lanciando giocatori di sicuro avvenire come i futuri milanisti Pedroni (lo scopritore di Rivera) e Bergamaschi. Nel Como conclusero dignitosamente la propria carriera antichi campioni come l’ex-juventino Ercole Rabitti (futuro allenatore del Savona in serie B, esonerato e sostiuito con Enzo Occhetta) e il cannoniere già sampdoriano “Pinella” Baldini.

            Il campionato 1949-’50, dopo due stagioni tra i cadetti, registrò il ritorno in Serie A del Napoli: il comandante Lauro stava preparando lo squadrone che negli anni ’50 sarebbe stato tra i protagonisti nella massima serie e non badava a spese. Nel 1952 fu il primo presidente a pagare un giocatore oltre la cifra, a quell’epoca “magica”, di 100 milioni. 105 milioni all’Atalanta per lo svedese Jeppson (“Il Mattino” titolò: «E’ caduto o’ Banco e Napule»).

            Con gli azzurri partenopei salì per la prima volta nella massima serie l’Udinese, fucina del vivaio friuliano, capace di fornire negli anni successivi una serie di campioni alle grandi squadre.

            Il campionato 1950-’51 si concluse con la promozione di Spal e Legnano. La provincia attraversava il suo momento d’oro e se la promozione dei lilla risultò effimera quella della Spal fu duratura, fino alla stagione 1967-’68, sia pure con intervalli.

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La Spal promossa in Serie A. Formazione: Bugatti; Guaita, Carlini; Emiliani, Macchi, Nesti; Marzani, Mussino, Quaresima, Bennike, Fontanesi. Allenatore Janni

            La compagine ferrarese divenne celebre per la capacità di allevare giocatori che poi sarebbe stati rivenduti a carissimo prezzo alle “grandi”: una specialità dovuta, soprattutto, alla grandissima abilità di talent-scout del presidente Mazza, un vero intenditore di calcio.

            Il torneo 1951-’52 registrò una sola promozione considerato che l’organico avrebbe dovuto essere ridotto a 18 unità. Fu promossa la Roma, nell’unica esperienza compiuta dalla società giallorossa in Serie B. Retrocessa con il Genoa, al termine di un rocambolesco campionato, la Roma ritrovò il piglio della dominatrice anche se braccata fino alla fine da un Brescia capace di restare attaccato al primato con il distacco di un solo punto.

            Contemporaneamente anche la Serie C sarebbe stata disputata su di un solo girone a 18 squadre, con l’istituzione della Serie D, in un primo momento denominata IV Serie. Una formula che accompagnò tutti gli anni ’50 rivelandosi però eccessivamente selettiva. Tanto è vero che con la stagione 1959-’60 si ritornò ai tre gironi di Serie C, settentrionale, centrale, meridionale. Nessuno aveva ancora escogitato la mattana di tagliare l’Italia longitudinalmente.

            Il campionato 1952-’53 registrò un altro grande ritorno in Serie A, quello del Genoa. I rossoblù  allenati da Ellena disponevano di diversi ex-interisti molti esperti come il portiere Franzosi e il mediano Achilli detto “gamb’e’seler” (gambo di sedano) per l’eccessiva magrezza ma finissimo tessitore del centrocampo. Con il Genoa saliva la soglia per l’ultima volta il Legnano.

            Stagione 1953-’54: ritorno in Serie A della Pro Patria e, con i tigrotti, promozione in “prima assoluta” per il Catania. Gli etnei furono poi protagonisti di una brutta disavventura di partite truccate che li costrinsero a ritornare in Serie B declassati d’ufficio assieme alla sorprendente Udinese, vice-campione d’Italia, per il caso “Scaramella”.

            Doppio exploit veneto con la stagione 1954-’55: vincono il campionato Lanerossi Vicenza e Padova. Nei vicentini si schierava tra i pali il grande Sentimenti IV. Per i patavini si trattò del primo grande acuto della squadra forgiata da Nereo Rocco.

            La stagione 1955-’56 vide il ritorno immediato in serie A dell’Udinese, che disponeva di un organico assolutamente superiore, e del Palermo, destinato in quel periodo a svolgere il ruolo di squadra-ascensore tra le due categorie.

            Anche la stagione 1956-’57 registrò una “prima assoluta” al riguardo della promozione in Serie A. Fu la volta del Verona del grande portiere Italo Ghizzardi (approdato al Savona purtroppo con dieci di ritardo a Serie B già compromessa), dei fratelli Stefanini, di quell’Osvaldo Bagnoli che, poi, da allenatore avrebbe portato i gialloblù allo scudetto 1984-’85.

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Il Verona 1956 – 57 promosso in Serie A: da sinistra in piedi: Italo Ghizzardi futuro portiere del Savona, Maccaccaro, Basiliani, Begalli, Bertucco, Stefanini I; Bassetti. Accosciati: il massaggiatore, Stefanini II, Frasi, la mascotte, Ghiandi e Larini

            Il Verona, nella stagione successiva, dopo aver disputato un brillantissimo girone d’andata ricadde inopinatamente in B. Con i veronesi fu promossa l’Alessandria: i grigi sarebbero poi definitivamente retrocessi (almeno a questo punto) proprio nella stagione ’59-’60, quella del lancio di Gianni Rivera, che aveva esordito a quindici anni contro l’Inter.

            Campionato 1957-’58: ritorna in Serie A, dopo una sola stagione d’oblio, la Triestina e con i rossoalabardati sale il Bari che, nelle stagioni precedenti, era stato protagonista di una clamorosa discesa, in quattro anni dalla Serie A alla IV Serie, e di un altrettanto poderosa risalita.

            Campionato 1958-’59: ritornano in serie A l’Atalanta, estromessa nella stagione precedente a tavolino a causa di una partita venduta dall’ex-bolognese Cattozzo, e il Palermo mentre retrocede il Vigevano: i biancoazzurri, all’epoca presieduti dal vulcanico mecenate Santino Bettelli, non avrebbero mai più trovato la strada per tornare ai vertici del calcio italiano.

            Intanto la Serie B era ritornata a 20 squadre e l’esito finale della stagione ’59-’60 rappresentò un momento di grande interesse. Vinse il campionato il Torino, per la prima volta costretto al purgatorio, e con i “granata” trovò la via della promozione il Catania, che questa volta sarebbe rimasto in categoria per un periodo più lungo rispetto alla “toccata e fuga” del 1954-’55.

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Il Torino sponsorizzato Talmone per la prima volta in Serie B: da sinistra, in piedi,: Vieri, Lancioni, Bearzot, Santelli, Scesa, Tony Marchi. Accosciati: Armano, Arce, Bonifaci, Gerbaudo, Farina

            Accanto a Torino e Catania salì in Serie A un’altra rappresentante della più pura provincia italiana: il Lecco. Il presidente ragionier Ceppi, patron di un’azienda che fabbricava di lampadine, era stato capace di mettere su una squadra di grande valore. All’ala sinistra giocava il formidabile Istvan Nyers, già cannoniere di Inter e Roma. Nyers era un ungherese rimasto apolide per vicende di guerra e deve essere considerato uno dei più forti giocatori presenti nel campionato italiano per tutti gli anni ’50. Se naturalizzato avrebbe potuto rappresentare un eccezionale rinforzo per la Nazionale. Ma l’operazione, come per altri ungheresi, non riuscì.

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 Il grande gruppo del Lecco promosso per la prima volta in Serie A

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