#2annidinoi

Qualche giorno fa si sono disputate a Tortolì le finali nazionali di pallavolo under 14 femminili. Si è laureata campione la Volleyrò Casal De Pazzi Roma, che ha battuto piuttosto nettamente le avversarie lombarde di Orago (3-1).

Tranquilli cari lettori, non ho sbagliato blog.

Ve lo racconto perché, cazzeggiando su Facebook,  mi sono imbattuta nel video in diretta della partita. C’era un canale Youtube dedicato da parte della Fipav e entrambe le squadre avevano la propria diretta FB.

Insomma, si poteva scegliere di assistere all’evento attraverso i canali ufficiali o seguendo le telecronache di parte, come su Mediaset premium.

E’ solo un esempio. Ma attesta che anche in uno sport storicamente povero come la pallavolo femminile giovanile quasi tutte le società – dal Dego alla Foppapedretti – si sono adeguate per dare una copertura social-mediatica alla loro realtà sportiva, per piccola e giovane che sia.

E’ un desiderio che nasce dal basso, sono le giocatrici stesse a fare networking ed engagement per la società, semplicemente pubblicando momenti della loro vita sportiva e archiviandoli nel contenitore eterno del web.

Da ex giocatrice, provo un’invidia fortissima per le nuove leve. Penso a come sarebbe oggi poter rivedere le maledette finali under 16 di Albisola, quelle di under 18 a Loano, la partita vinta al cardiopalma contro la Carrarese di Veronica Angeloni (#noncicredo).

Penso a quanto mi avrebbe gasata poter taggare compagne di squadra e avversarie dopo un derby vinto contro il Sabazia, in un mercoledì sera di pioggia  fuori e dentro il Pallone di Vado.

Il Volley Finale pubblica settimanalmente interviste doppie a giocatori e allenatori della società, dal mini volley alla prima squadra. Adoro! Ci avrei letteralmente sballato, avrei messo su un palinsesto che Murdoch spostati.

Poi però ci penso meglio.

Penso che il mio ricordo tangibile della rappresentativa è una foto ufficiale 21 per 30, appesa al sole da tanti di quegli anni che ha fatto le macchie. Penso che uno dei pochi video di partite che mi hanno passato riguarda uno sfortunato campionato di prima divisione; nel video si vede l’attaccante ma non si sa se il pallone è dentro o fuori perché l’inquadratura taglia il campo.

Tutti quei momenti, tuttavia, mi passano davanti come se fossi al cinema.

Mi restano ricordi nitidi e sfocati, amicizie perse e intramontabili, pianti e risa. Il mio ricordo dello sport è fatto di momenti, probabilmente umili, che sono diventati leggenda.

La memoria mi dà il potere di sublimare le gioie, razionalizzare le delusioni, ricomporre la storia con un filo logico che al presente – quasi sempre – sfugge.

Ben venga la tecnologia. Noi sportivi di altri tempi, però, possiamo tenerci stretto il potere vivificante e consolatorio del ricordo.

Si tratti di una Priamar di inizio Novecento o di un Quiliano dei primi Duemila….

Buon compleanno blog! 

E grazie a voi, Luciano e Franco, depositari della vera magia dello sport: la memoria.

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