1909 – 10: ALL’INTERNAZIONALE   TRA LE POLEMICHE IL PRIMO  CAMPIONATO A GIRONE UNICO

a cura di FRANCO ASTENGO

Quando si fa la storia del calcio italiano accade quasi sempre che si faccia iniziare la disputa del girone unico di Serie A dalla stagione 1929 -30, dimenticando un precedente di grande importanza. Correva, infatti, la stagione 1909 – 10 e proprio in quell’anno calcistico, chiamiamolo così, non si verificò lo svolgimento di gironi regionali, semifinali e finali (che poi sarebbero state ripristinate immediatamente  fin dalla successiva stagione 1910 – 11).

Ecco la storia di quel travagliato campionato, con un seguito davvero importante: quello della  nascita della Nazionale Italiana di Calcio.

Nell’agosto 1909 l’Assemblea annuale della Federazione tenutasi a Milano mise in atto una storica rivoluzione nel campionato. Ispirandosi al modello della First Division britannica, vennero abolite le eliminatorie regionali istituendo un girone unico per l’assegnazione del titolo. La formula era molto semplice, perché ogni squadra avrebbe incontrato ogni sua avversaria due volte, una giocando in casa ed una in trasferta. Il risultato fu un drastico aumento delle gare e l’inizio del torneo in autunno. Escluse le formazioni del Veneto reduci da prestazioni fallimentari, vennero ammesse al torneo dieci squadre del Triangolo industriale, cioè le nove dei campionati della precedente annata (tra cui spiccavano la Pro Vercelli campione federale e la Juventus campione italiano) più i milanesi dell’Ausonia, accettata in virtù dei buoni risultati conseguiti nelle ultime amichevoli; tuttavia, la defezione del Piemonte per motivi economici, logistici e soprattutto sportivi, lasciò il torneo zoppo.

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La formazione del Piemonte FC di Torino che rinunciò alla prima categoria, lasciando il torneo a sole 9 squadre. Una formazione davvero di lusso: Faroppa (il famoso portiere del “disastro Faroppa”), Maranghi, Valobra, Bigatto (che poi sarà una delle colonne della Juventus per tante stagioni), Mattea (futuro arbitro internazionale; Fresia, Manghi, Gavinelli, Berardo, Capello, Agnisetta, Bolis

Nell’Assemblea federale del 1909 si decise inoltre di unificare i due tornei federale e italiano in un solo campionato nazionale a girone unico, pur continuando ad assegnare i due titoli di Campione federale e di Campione italiano. Secondo l’articolo 2 del Regolamento dei Campionati della FIGC promulgato a Milano l’8 agosto 1909 (esattamente 3 mesi prima dell’inizio):

« I Campionati Nazionali di calcio sono di I e II Categoria. Quello di I Categoria è suddiviso in Campionato Federale e Campionato Italiano. Al primo possono prendere parte anche giuocatori di nazionalità estera, residenti in Italia, il secondo è riservato esclusivamente ai giuocatori di nazionalità italiana. »

La suddivisione tra un campionato federale aperto a tutti e uno italiano riservato ai soli giocatori italiani, che caratterizzò le due stagioni precedenti, non fu, dunque, abolita de jure in quanto, pur disputandosi un unico campionato, vennero assegnati due titoli di campione d’Italia. A chiarire il regolamento in modo chiaro è un articolo del Corriere della sera datato 24 ottobre 1909: «un’altra novità di quest’anno è l’abbinamento del campionato federale con quello italiano in un solo ed unico campionato: ogni squadra, all’atto dell’iscrizione ai campionati federali, indica se intende concorrere anche a quelli italiani. Così se una squadra, composta esclusivamente di campioni italiani, riuscisse a classificarsi in testa ai prossimi campionati, verrebbe ad esser detentrice di entrambi i titoli di Campione federale e campione italiano 1910. La medesima squadra, classificandosi p.e. sesta, dopo battute le altre squadre italiane concorrenti, sarebbe sesta classificata nei Campionati federali e prima in quelli italiani». A tal proposito, infatti, il settimanale Foot-ball, rivista ufficiale della FIGC, indicava ogni settimana con un asterisco «le squadre che partecipano al Campionato italiano», cioè Pro Vercelli, USM, Doria e Ausonia, composte unicamente da italiani: la migliore classificata tra le quattro iscritte avrebbe vinto il titolo di Campione italiano, che nella sostanza era, però, simbolico, e venne poi disconosciuto dalla Federcalcio.

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L’Internazionale di Milano campione d’Italia 1909 – 10: Campelli, Engler, Moretti, Payer, Fossati, Peterly,Capra, Furter, Aebi, Stebler, Schurer

Formula

Il campionato si giocò a girone unico.

Avvenimenti

Il primo torneo a girone unico fu caratterizzato da un serrato testa a testa fra l’Inter e i campioni in carica della Pro Vercelli, risolto da uno dei più controversi esiti nella storia del calcio nostrano. Dopo un inizio catastrofico, la neonata formazione nerazzurra infilò un’incredibile striscia di undici successi consecutivi, ma un inaspettato crollo a Genova impedì ai neroazzurri di sorpassare in classifica i leoni bianchi vercellesi (già sicuri vincitori del titolo di “campione italiano”), rendendo necessario uno spareggio per l’assegnazione del titolo federale. I piemontesi, in virtù dell’articolo 8 del regolamento federale, che stabiliva che ogni eventuale spareggio si sarebbe tenuto sul campo della società col miglior quoziente reti, chiesero e ottennero che la partita si svolgesse proprio a Vercelli.

Le controversie cominciarono quando la Federazione dovette stabilire la data della sfida: poiché il 5 e l’8 maggio si sarebbero tenuti dei match preparatori per l’esordio della Nazionale italiana del 15 maggio contro la Francia, divenne necessario far giocare lo spareggio quando ancora si dovevano recuperare alcune gare di campionato, essendo ormai chiaro già il 10 aprile che le due squadre sarebbero finite in testa da sole. Rimanevano, quindi, solo tre domeniche disponibili: il 17 aprile, il 24 aprile ed il 1º maggio.

La Federcalcio propose in prima battuta il giorno 17 aprile, ma la Pro Vercelli si oppose, in quanto in tale data vari giocatori vercellesi erano occupati in una competizione studentesca organizzata dal giornale milanese Il Secolo, anche se poi nessun calciatore piemontese scese in campo. La Pro Vercelli si giustificò per la mancata partecipazione dei propri giocatori al torneo studentesco sostenendo che fu il preside dell’Istituto Tecnico di Vercelli a osteggiare la loro partecipazione alla manifestazione giovanile in assenza di una speciale autorizzazione dei genitori. La seconda opzione proposta dalla FIGC fu allora il 24 aprile, quando era però in programma un torneo tra squadre militari indetto anch’esso da “Il Secolo”, a cui la Pro Vercelli doveva fornire 3 giocatori: Fresia, Felice Milano e Innocenti. Il presidente dei piemontesi Luigi Bozino richiese allora lo spostamento della gara al 1º maggio, ricevendo assicurazioni verbali in tal senso dal presidente della Federazione Luigi Bosisio, il quale, tuttavia, non aveva sentito il parere in merito del Consiglio federale. L’Internazionale, però, oppose il suo rifiuto alla nuova posticipazione dell’incontro: i nerazzurri, infatti, fecero presente che dal 1º maggio dovevano disputare una tournée calcistica in Toscana ed Emilia, e che due dei suoi calciatori, Zoller e Fossati, avrebbero avuto degli impedimenti lavorativi. Tenendo conto del fatto che l’ennesimo spostamento della data della finale in favore dei vercellesi avrebbe causato problemi alla compagine interista, e sospettando che il precedente rinvio fosse stato chiesto dalla Pro solo per consentire ai propri elementi un maggior riposo e per recuperare alcuni atleti acciaccati, il Consiglio federale decise di confermare definitivamente la gara per il 24 aprile e programmò per il 1º maggio l’eventuale ripetizione da giocare in caso di pareggio.

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La Pro Vercelli 1909 – 10: Innocenti, Binaschi, Valle, Ara, Milano I, Leone, Rampini, Milano II, Fresia, Berardo, Corna

 La Pro Vercelli, in un primo comunicato di protesta inviato alla Gazzetta dello Sport, scrisse di preferire la rinuncia alla vittoria in Campionato, pur di non privare il 53° Fanteria dei suoi giocatori. Il giornale milanese commentò: «A noi sembra che la FIGC non poteva trovare altro modus vivendi: e ci rincresce di constatare, e non possiamo rendercene conto, come la Pro Vercelli abbia a posporre una gara di campionato Nazionale, ad una gara che la FIGC non può certamente tenere in considerazione, svolgendosi affatto fuori dell’orbita della sua giurisprudenza».In seguito, trovò parziale conferma la tesi che l’indisponibilità per infortunio di un paio di giocatori vercellesi fosse l’autentico movente dei tentativi di posticipare l’incontro. In una “ultim’ora” pubblicata da Foot-Ball, la rivista ufficiale della FIGC, tre giorni prima della data fatidica, si afferma infatti: «All’ultimo momento, veniamo a conoscenza di un incidente di particolare gravità! Mercoledì mattina [20 aprile] si sono recati a Milano vari dirigenti della Pro Vercelli. Agli amici che li hanno avvicinati, essi hanno dichiarato che sfortunatamente non parteciperanno alla grande giornata gli ottimi Rampini e Coma, ammalati entrambi. Si diceva pure che i vercellesi avessero fatto pratiche per il rinvio del match, tanto più che pare che qualche altro elemento della prima squadra sia impegnato nelle gare militari indette dal Secolo. Ma il Presidente del FC Internazionale, da noi interpellato, ci ha recisamente smentito che pratiche di tal genere siano state fatte presso il Club. La Pro Vercelli sarà dunque incompleta, a quanto si dice! Ecco una brutta notizia per quanti aspettano trepidanti la grande finale.

Il presidente Bozino, comunque, si mantenne sulle sue posizioni ed annunciò il 23 aprile, che aveva deciso in segno di protesta di schierare la formazione giovanile composta da ragazzini dagli undici ai quindici anni, convinto che l’Internazionale avrebbe, alla fine, concesso ancora il rinvio. I nerazzurri invece, rispettando gli ordini della Federazione, giocarono ottenendo uno scontato successo e la conquista del loro primo titolo nazionale, pur fra l’ostilità e gli sberleffi dei giovani giocatori avversari, nonché dei tifosi piemontesi e dei calciatori della prima squadra vercellese presenti in tribuna. A tal proposito, sempre la rivista FIGC Foot-Ballscrisse indignata:

« A noi, oggi, tocca un compito triste e ingrato… oggi siamo costretti a commentare, con l’animo ancora commosso da sdegno, quella che avrebbe dovuto essere l’apoteosi del tanto combattuto campionato del 1910 e che fu mutata… in uno spettacolo da burattini… sul terreno undici marmocchi alti un soldo di cacio… davano sfogo a tutta la malvagità propria dell’infanzia abbandonata ai suoi istinti… La squadra che si contrapporrà agli Internazionali tarda non poco a comparire… Ma eccoli finalmente, i componenti la quarta squadra della Pro Vercelli,… dagli undici ai quattordici anni… L’arbitro, signor Meazza dell’USM, verifica le tessere. Capitano della squadra vercellese è un bamboccio undicenne, alto sì e no un metro, che si reca dal lunghissimo Fossati, il capitano della Società milanese, a presentargli dei… cioccolatini. Poi offre a Peterlj un pezzo di gesso da lavagna: affinché segni la sua grande giornata. Ma se Dio vuole, la partita sta per iniziarsi…
i Vercellesi hanno trovato la loro più terribile forma di vendetta: hanno scagliati i loro giuocatori più piccoli… contro gli avversari… – Dileggiateli, burlatevi di essi… Voi non correte nessun pericolo: siete piccoli mentre essi sono grandi: essi non oseranno toccarvi… Forti dunque della vostra piccolezza, provocateli… Noi vi… incoraggeremo, li insulteremo a nostra volta: e il tormento del loro animo sarà la più bella vendetta che abbia mai visto Vercelli…
Sul campo, ne avveniva di ogni colore. Quei minuscoli prepotenti toccavano la palla con le mani, spingevano gli avversari… Dopo segnati i primi goals senza molta fatica, gli Internazionali giocarono solo per finire la partita. E allora… i Vercellesi stessi si segnarono dei goals [autogol]. I backs [difensori] tiravano essi nella propria rete. O sport, dove eri andato a finire?
Quei piccoli footballers che sono ottime promesse… trovarono qualche volta la via del goal. Non perché essi sapessero segnarlo: solo perché i difensori nero e azzurri, pur di non svolgere un giuoco forte, li lasciavano divertirsi a loro agio…
Finalmente la burla colossale ebbe termine: mentre gli Internazionali si avviavano al loro cascinale, qualcuno di essi ebbe a ricevere calci nelle gambe da qualche spettatore imbestialito…
una cosa ci ha fatto veramente piacere:… l’ammirevole contegno […dell’]Internazionale. Ai dileggi, alle provocazioni, essi opposero calma e serietà… Essi furono dei veri uomini di sport: e quegli undici marmocchi prepotenti, aizzati temerariamente all’insulto di tutta un’équipe valorosa, non si ebbero dai componenti di questa il minimo atto di violenza. »

(Cronaca dell’incontro riportata da Foot-Ball, rivista ufficiale della FIGC, trascritto in Chiesa, op. cit., pp. 26-30.)

La cronaca di Foot Ball non indica il risultato finale che fu di 10-3.

Spareggio per il titolo federale

Vercelli
24 aprile 1910

Pro Vercelli clip_image004

3 – 10
referto

clip_image005 Inter

Campo Principe di Napoli

Arbitro:

Meazza (Milano)

Tacchini clip_image007
Zorzoli clip_image007[1]
Rampini II clip_image007[2]

Marcatori

clip_image007[3]clip_image007[4]clip_image007[5]clip_image007[6]Engler
clip_image007[7]clip_image007[8]Fossati I
clip_image007[9]Payer I
clip_image007[10]Peterly I
clip_image007[11]Schuler
clip_image007[12] ?’ (aut.)

Leone
Tacchini
Rei
Varalda
Callegaris
Degara
Bianco
Bossola III
Eula
Zorzoli
Rampini II

Formazioni

Campelli
Fronte
Zoller
Jenni
V. Fossati
Stebler
Capra
C. Payer I
E. Peterly
Aebi
Schuler

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La Juventus 1909 – 10:  Pennano, Maestrello, Dora, Goccione, Nay, Valobra, Besozzi, Borel,Barbiani, Barberis, Donna

Il club interista diramò poi un durissimo comunicato in cui criticò aspramente il comportamento della Pro Vercelli e dei suoi sostenitori, giudicandolo gravemente antisportivo e minacciando di dichiarare l’anno dopo forfait ad ogni partita contro i vercellesi, dalla prima squadra alle giovanili. Lo stesso giorno della partita la Pro Vercelli, su suggerimento di un socio del Milan, presentò ricorso alla Federazione per la presunta posizione irregolare del giocatore neroazzurro Ermanno Aebi, cittadino svizzero ma spacciato, secondo i vercellesi, dall’Inter per italiano: se il ricorso fosse stato accolto, l’Inter avrebbe perso a tavolino Inter-Torino del 3 aprile e il titolo sarebbe stato assegnato automaticamente alla Pro. Il ricorso venne però respinto, con la motivazione che, pur essendo Aebi svizzero «è di nascita italiana e in Italia dimora dalla sua nascita – salvo una breve interruzione per causa di studio – ciò che gli permette di non cadere in incompatibilità col disposto degli articoli [del regolamento]».

Il 1º maggio la Federazione punì la Pro Vercelli, squalificando i suoi calciatori per l’intero anno 1910, oltre ad inibirli dalla Nazionale e a sanzionarli con una multa di 200 lire a testa, per aver fatto giocare la quarta squadra nonostante non potesse «subordinare le gare di campionato ad altre gare indette da società o da enti privati» e per avere «incitato i suoi giuocatori a beffarsi degli avversari, dando così nessun esempio di correttezza sportiva, né verso gli avversari, né verso i propri giuocatori». La condanna, tuttavia, venne in seguito ridotta in modo da non influenzare la stagione successiva.

Campionato federale

Pos.

Squadra

Pt

G

V

N

P

GF

GS

DR

clip_image011

1.

clip_image005[1] Inter

25

16

12

1

3

55

26

+29

2.

clip_image004[1] Pro Vercelli

25

16

12

1

3

46

15

+31

3.

clip_image013 Juventus

18

16

8

2

6

29

20

+9

4.

clip_image015 Torino

17

16

8

1

7

45

30

+15

4.

clip_image017 Genoa

17

16

7

3

6

31

23

+8

6.

clip_image019 Milan

13

16

6

1

9

24

36

-12

6.

clip_image021 US Milanese

13

16

6

1

9

35

53

-18

8.

clip_image023 Andrea Doria

11

16

5

1

10

18

40

-22

9.

clip_image025 Ausonia

5

16

0

5

11

16

54

-42

Legenda:

     Campione Federale (Campione d’Italia).

Note:

Due punti a vittoria, uno a pareggio, zero a sconfitta.

Pari merito in caso di pari punti.

Campionato italiano

Pos.

Squadra

Pt

G

V

N

P

GF

GS

DR

1.

clip_image004[2] Pro Vercelli

25

16

12

1

3

46

15

+31

2.

clip_image021[1] US Milanese

13

16

6

1

9

35

53

-18

3.

clip_image023[1] Andrea Doria

11

16

5

1

10

18

39

-21

4.

clip_image025[1] Ausonia

5

16

0

5

11

16

52

-36

Ai vercellesi fu così impedito di partecipare alle prime due partite della Nazionale Italiana.

Infatti: Nel 1910 si decise, infine, di costituire una squadra nazionale italiana, per opera del Presidente della FIGC Luigi Bosisio, uno dei fautori dell’italianizzazione del calcio italiano.[2] Ad annunciare questa novità fu lo stesso Foot-Ball, rivista ufficiale della FIGC, il 13 gennaio 1910:

« LA SQUADRA NAZIONALE ITALIANA – Quest’anno anche l’Italia avrà la sua squadra nazionale composta da soli giuocatori italiani. La FIGC ha a questo d’uopo incaricata la Commissione Tecnica Arbitrale… [di] mettere assieme una squadra che degnamente sappia rappresentare i colori d’Italia, colla speranza che la vittoria arrida agli undici valorosi atleti. »

(Foot-Ball del 13 gennaio 1910, citato in Chiesa, pp. 40-41.)

A tal fine, in mancanza di allenatori veri e propri (il calcio era ancora pionieristico) ed essendo gli arbitri i più esperti, tra gli addetti ai lavori, sul tasso tecnico dei diversi giocatori che militavano in Prima Categoria (l’odierna Serie A), la FIGC incaricò la Commissione Tecnica Arbitrale di scegliere i giocatori che avrebbero giocato in nazionale per le prime partite. Tale commissione tecnica, formata da Umberto Meazza (US Milanese), Alberto Crivelli (Ausonia), Agostino Recalcati (US Milanese), Giuseppe Gama Malcher (Inter) e Giannino Camperio (Milan), designò Umberto Meazza come allenatore.

5.jpg

Il barone Franz Calì, terzino sinistro dell’Andrea Doria, primo capitano della Nazionale Italiana

Nel frattempo venne scelta la squadra, che esclusi i calciatori della Pro Vercelli (squalificati dalla FIGC fino al 31 dicembre 1910), risultò essere così composta:

Tali giocatori vennero selezionati dalla Commissione Tecnica Arbitrale suddividendo i convocati per la selezione in due squadre, denominate dei “probabili” (i titolari, in maglia bianca) e dei “possibili” (le riserve, in maglia celeste), facendoli giocare tra di loro in modo da poter valutare i migliori. La partita disputata il 5 maggio fu vinta dai “probabili” per 4-1, quella dell’8 maggio (con qualche cambio di formazione), sul campo dell’Inter, 4-2 sempre per i “probabili”, che alla fine costituiranno i 10/11 (Bontadini dell’Ausonia, pur essendo un “probabile”, fu escluso in favore del torinista Debernardi, uno dei “possibili”) della formazione che scese in campo nella partita d’esordio, alla quale, tuttavia, non poterono partecipare i giocatori della Pro Vercelli, a causa della squalifica che colpì i Vercellesi per la forma singolare di protesta impiegata nello spareggio contro l’Inter.

La maglia indossata in questa partita d’esordio fu di colore bianco (scelto forse come colore neutro in attesa che si decidesse un’altra divisa), con pantaloncini bianchi oppure neri e calzettoni a piacere (nella foto appaiono neri). Circa un anno dopo venne invece adottata la maglia azzurra, colore dello stendardo di Casa Savoia, ma a tutt’oggi il bianco è rimasto come colore della maglia di riserva.

6.jpg

 

La formazione dei “possibili” nella partita di selezione per la nazionale

Tabellino

Milano
15 maggio 1910, ore 15:30 UTC+1

Italia clip_image029

6 – 2
referto

clip_image030 Francia

Arena Civica

Arbitro:

clip_image031Goodley

Lana clip_image007[13] 13’, clip_image007[14] 59’, clip_image007[15] 89’
Fossati clip_image007[16] 20’
Rizzi clip_image007[17] 66’
Debernardi clip_image007[18] 82’

Marcatori

clip_image007[19] 49’ Bellocq
clip_image007[20] 62’ Ducret

De Simoni

clip_image033Calì
Varisco
Capello
Fossati
Trerè
Debernardi
Rizzi
Cevenini
Lana

Boiocchi

Formazioni

Tessier

Mercier
Sollier
Rigal
Ducret
Vascout
Olivier
Bellocq
Mouton
Sellier

Jourde clip_image033[1]

Meazza clip_image029[1]

Allenatori

clip_image030[1]Chaillo

Intanto si giocava al calcio anche a Savona: la squadra bianco blu, ancora appartenente alla “Sezione Giochi” della Fratellanza Ginnastica Savonese conquistò proprio in quella stagione il primo titolo della sua storia, quello del campionato ligure di III categoria sconfiggendo sul campo di Ponte Carrega la terza squadra dell’Andrea Doria per 1-0.

Savona: Becco, Poggi, Sances, Biacca, Grossi, Foschi, A.Tarò, Morandi, Capelli, Ghiglione, G.B. Tarò.

Andrea Doria: Vagge, Albera, Bagnasco, Olivari, Broghera, Mangini, Merega, Campodonico, Corsi, Grasso, Sanguineti.

I bianco blu però non erano soli nel panorama calcistico savonese: era già attiva la Veloce che con questa formazione: Amelio, De Martino, Capelli, Veglia, Ilieblong I, Oddera, Ilieblong II, Peluffo, Carlevarini, Sobrero, Falco si era imposta in una “Coppa Città d’Albenga) e il Don Bosco che aveva esordito affrontando le riserve della Fratellanza allineando questo “11”: Repetto, Porta, Bronami, Piombo, Rebagliati, Sguerso, Tortaralo, Pezza, Minuto, Poggi, Canepa. La seconda squadra biancoblu aveva replicato con: Monticelli, Borgna I, Bertolotto, Sguerso, Borgna II, Forlano, Pollero, De Salvo, Novarese, Roletti, Pezza, imponendosi per 3-0 grazie alle reti di Roletti, Forlani, De Salvo.

Era attivo anche il circolo Pio VII del quale abbiamo recuperato questa formazione: Chiozza, Bertolotto II; Fazio, Astengo II, Poggi, Sguerso, Noberasco, Randacio, Astengo I, Cassinelli, Bertolotto I.

Vi sono tracce anche dell’esistenza di una Pro Savona e dell’Albisola, ma senza riscontri tabellari. Il Vado sarebbe stato poi fondato nel 1913.

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