NEI PRIMORDI DEL FOOTBALL DALLE “PUBLIC SCHOOL” ALLA FONDAZIONE DELLA F.I.F.A

a cura di FRANCO ASTENGO

Il calcio è lo sport –  spettacolo (sempre più spettacolo e sempre meno sport) più diffuso, seguito, amato nel mondo. E’ un dato, per troppi aspetti sorprendente e perfino sconcertante considerati certi fatti che accadono ad esso legati, difficile da spiegare. Abbiamo cercato però di risalire alle origine, approfondendo proprio i primordi dell’affermazione del calcio nella sua prima patria, l’Inghilterra , almeno nella versione che è stata dapprima unificata dalle regole e poi trasmessa in tutto il mondo attraverso la fondazione della FIFA (che  non fu inizialmente un’idea britannica).

La storia risale nel periodo a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, quando i nobili di campagna non si impegnavano più, da tempo, nei tornei cavallereschi e condividevano con i loro contadini alcuni giochi tra i quali lo “hurling” (da “hurl”: lancio violento), versione rurale di un antico gioco di piazza autoctono. Esso consisteva, in pratica, in una zuffa tra due gruppi di giocatori, assai numerosi, ognuno dei quali doveva scagliare o depositare una grossa palla in fondo alla metà campo assegnata agli avversari.

Si potevano usare, all’uopo, sia le mani, sia i piedi : ma, a poco a poco considerata la distanza da ricoprire il calcio di piede apparve come indispensabile per superarla. In questo modo il gioco prese il nome di football, testimoniando l’importanza ma non l’esclusiva che vi aveva assunto il “kick” (calcio).

I figli dei nobili di campagna e dei proprietari terrieri che lo avevano imparato e praticato con i figli dei loro contadini, lo introdussero, con qualche modifica, insieme ad altri passatempi di tipo fisico  (gli sport) nelle “public school”, facendogli abbandonare così le radure falciate di fresco per i cortili erbosi di molti austeri edifici vittoriani.

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L’edificio che ospitava la  Freemasson’sTavern dove fu fondata la Football Association nel 1863

Nel nuovo ambiente il gioco si imbevve di rituali e contrassegni araldici di cui queste scuole si sentivano portatrici in nome della tradizione cavalleresca.

Attorno al 1850, la pratica del football venne istituzionalizzata e dotata di regole certe, diverse però da scuola a scuola. Fermo restando che il calcio di piede era sempre permesso, le divergenze maggiori riguardavano l’uso delle mani e le modalità dello scontro fisico.

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Un’immagine del gioco ancora sospeso tra “hurling” e “football”

In alcuni college, per esempio a Eton e a Harrow, la palla poteva essere afferrata per le mani soltanto al primo balzo e immediatamente posta a terra per essere calciata. In altri, Shrewsbury, Winchester, Westminster, le mani potevano anche lanciarla.

A Rugby le mani potevano, addirittura, dopo averla afferrata, stringerla al petto o sottobraccio e “portarla” per il campo (il “carryng”).

 Il giocatore in possesso della palla poteva essere ostacolato e fermato in molti modi considerati legittimi: lo sgambetto, la trattenuta, lo spintone e il placcaggio  nonché il temibile “hacking” che consisteva nel calcio alle gambe dell’avversario. La violenza e il dolore facevano parte del sistema di educazione allora vigente: i docenti usavano abitualmente la frusta nei confronti degli allievi a scopo disciplinare.

Intanto la rivoluzione industriale e lo sviluppo delle colonie dell’Impero avevano incrementato la coltivazione e lo sfruttamento degli alberi di caucciù e di conseguenza la produzione della gomma. La tecnologia, nel frattempo, aveva ideato il processo di vulcanizzazione e di conseguenza la possibilità di realizzare palle perfettamente sferiche e dai rimbalzi regolari, attraverso l’inserimento di camere d’aria a perfetta tenuta in solidi gusci di cuoio.

Proseguì però la coabitazione tra il pallone ovale che rimbalzava peggio ma lo si poteva portare meglio e quello sferico più adatto al gioco di piede.

Verso il 1860 , terminati gli studi, molti ex- allievi delle Public School introdussero il gioco sia nelle Università, sia nella società civile cominciando a praticarlo al di fuori dalle comunità scolastiche. Nacquero così i primi “Football Club”: sembra che i primi due sorsero nel 1858.

Sono ricordati come lo Sheffield, dai colori granata, nel quale il gioco era praticato quasi esclusivamente di piede, e il Blackheath, nel quale si praticava assiduamente sia il “carryng” sia l’”hacking”.

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Sheffield United all’epoca dei fatti

Un anno dopo, nel 1859, fu fondato a Londra un terzo club che prese il none di Forest FC, i cui fautori prediligevano anch’essi il gioco di piede; a Sheffield nel 1860 sorse un secondo club cittadino, lo Hallam FC. Nel 1862 che fu fondato un club ancora oggi attivo: il Notts County, dalla casacca bianconera (dal quale trasse i suoi definitivi colori sociali la Juventus di Torino) sorto, in questo caso, da proprietari di campagne nel Nottinghamshire.

Il 26 novembre 1863 i rappresentanti di undici club dell’area londinese, tr ai quali il Blackheath e il Forest nonché un significativo War Office FC (la squadra del ministero della Guerra) si riunirono in una taverna massonica del quartiere di Holborn e fondarono la celeberrima “Football Association (FA)” aperta a tutti i club del paese con l’intento di unificare le regole di gioco e disputare così regolari torni tra tutti i suoi membri.

Il primo risultato, sotto questo aspetto, fu deludente e le questioni relative al “carryng” e all’ “hacking” rimasero in un primo tempo irrisolte.

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Il Sunderland dei pionieri

Furono i giocatori dello Sheffield FC, invitati ad aderire alla FA, che sbloccarono la situazione con una lettera dove perorarono la causa del gioco di solo piede e il bando della violenza. L’ 8 dicembre 1963 nel corso di una successiva riunione plenaria fu approvato, a maggioranza, un nuovo regolamento. Il football si sarebbe dovuto giocare, da allora in avanti, soltanto con i piedi e con una palla “rotonda”; l’unico intervento sull’uomo ammesso sarebbe stato il contrasto spalla contro spalla. I punti si sarebbero ottenuti mandando la palla dentro una porta (goal) posta al centro delle linee di fondo e non collocandola oltre tali linee (il ruolo del portiere sarebbe stato codificato soltanto otto anni dopo nel 1871).

Il nuovo regolamento vietò l’uso delle braccia e delle mani (dalla spalla alla punta delle dita) e questo permise un sempre maggiore ricorso al colpo di testa quale succedaneo del colpo di piede che rimase l’assoluto protagonista. Si trattò di una decisione assolutamente rivoluzionaria perché segnò la nascita del calcio così come lo conosciamo ancora adesso.

Il Blackheath, sdegnato, abbandonò la FA promuovendo poi, nel 1871, la Rugby Union (RU) con  i club che avevano continuato a giocare alla vecchia maniera, scegliendo definitivamente la palla ovale. Ma lo “hacking” davvero pericoloso fu bandito anche dal regolamento della Rugby Union.

Nel calcio dunque il piede, sia pure associato alla palla, è l’elemento discriminante di un gioco del tutto nuovo anche se derivante da precedenti esperienze ludico – agonistiche: e non è stato certo inventato a tavolino come è successo alla pallacanestro nel 1891.

Il calcio, ormai regolato e condotto dalla FA, si diffuse attraverso una validissima rete spontanea di propagatori britannici (marinai, commercianti, turisti, cittadini residenti all’estero) che cominciarono a giocarlo lontano dalla madrepatria affascinando e coinvolgendo altri popoli; vi furono anche casi di persone soggiornanti nel Regno Unito per motivi di studio o di lavoro che, appreso il gioco in quel periodo lo esportarono al loro ritorno a casa.

Nel 1870 si giocò la prima partita internazionale tra Inghilterra e Scozia vinta dagli inglesi per 1-0 e si misero in mostra due diversi sistemi di gioco : gli inglesi con il lancio lungo e gli scozzesi con il passaggio breve.

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Una “disegnata” ante litteram riferita alla partita Inghilterra – Scozia del 1870

Nel 1873 nacque la Scottish FA che raggruppava i club scozzesi, desiderosi di svolgere un proprio campionato; nel 1876 fu la volta dei gallesi e nel 1880 degli irlandesi. Dal 1884 si disputò la “Home International Championship” tra le quattro rappresentative nazionali di Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda (con l’indipendenza dell’Eire soltanto Irlanda del Nord).

Per lo zelo dei propagandisti di cui già si accennava il calcio, nella versione del regolamento della FA, cominciò presto a giocarsi anche oltre la Manica e al di là dell’Atlantico. Nel 1867 a Buenos Aires un club fu fondato da marinai e residenti britannici.

Il primo club continentale vide invece la luce, ancora formato da marinai e residenti britannici, a Le Havre nel 1872, seguito nel 1873 da un club di Oporto (entrambe città di mare): nel 1878 il gioco approdò in Germania e il promo club fu fondato ad Hannover. Attorno a questi club se ne formarono altri in forma quasi naturale e il gioco si espanse in altri paesi: Belgio, Danimarca, Olanda, Svizzera. Intanto, nel 1881 era sorto un club anche a Montevideo in Uruguay. Il primo club brasiliano fu fondato a San Paolo nel 1888. Prima del sorgere del XX secolo sorsero i primi club anche in Ungheria, Russia, Spagna, Italia.

Nel 1885 in Inghilterra era già stato autorizzato il professionismo dei calciatori, e analogo provvedimento fu preso in Scozia nel 1893: era già sorta l’imprenditoria sportiva che portò alla formazione dei grandi club, provvisti di veste giuridica e di responsabilità finanziaria.

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Nel 1871 fu codificata la figura del portiere. Larghezza dei pali e altezza della traversa furono definitivamente fissati nel 1882.

Nel 1901 alla finale di Coppa d’Inghilterra tra il Tottenham e lo Sheffield assistettero (secondo le cornache dell’epoca) 114.815 spettatori. In Italia la cifra record di 20.000 spettatori fu raggiunta soltanto nel 1913.

Per garantire il rispetto delle regole del gioco dovunque venisse praticato era stato istituito, nel 1886, “l’International Football Association Board”  con competenza universale, alle cui decisioni tutti i club, sia britannici sia “stranieri” si sottoposero di buon grado dimostrando uno straordinario senso di disciplina.

Via via che i club di calcio venivano fondati in Europa e in Sudamerica essi presero l’abitudine di federarsi nell’ambito degli Stati di appartenenza allo scopo di farsi protagonisti di una vita sportiva meno sporadica e di risolvere assieme i problemi che potevano sorgere sia sul piano giuridico, sia amministrativo. Nacquero così nel 1889 le “Federazioni” calcistiche di Danimarca e Olanda, nel 1893 quella dell’Argentina, nel 1895 quella del Cile, Belgio, Svizzera, nel 1898 dell’Italia, nel 1900 della Germania e dell’Uruguay.

In Ungheria la federazione sorse soltanto nel 1901, quella austriaca nel 1904 (le due nazioni erano ancora collegate nella “duplice monarchia”). Egualmente Svezia e Norvegia organizzarono federazioni distinte, nonostante che il Regno fosse unificato, tra il 1904 e il 1905.

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Il Genoa Cricket and Football Club vincitore del primo campionato italiano di calcio nel 1898

Nel 1904 sette di queste “Federazioni Nazionali”, tutte europee, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Olanda, Svezia e Svizzera, decisero di federarsi a loro volta e fondarono la “Federation Internationale e Football Association (FIFA)”. La denominazione ufficiale fu in lingua francese (del resto la lingua diplomatica dell’epoca) per garantire una maggiore universalità e una minore “britannicità” del calcio.

La FA rimase un poco sconcertata da questa iniziativa che le toglieva il primato assoluto ma , alla fine, nel 1905 aderì, con la garanzia che l’International Board sarebbe rimasto in mano britannica ( 5 membri: uno per ogni federazione dell’UK e un solo membro per il resto del mondo. Sdegnosamente definito dai britannici “The rest”).

Anche la Federazione italiana aderì nello stesso 1905 (inizialmente si era denominata Federazione Italiana Football, per diventare poi nel 1909 Federazione Italiana del Gioco del Calcio, riecheggiando la vecchia denominazione del cosiddetto “calcio fiorentino”). Le federazioni scozzese e gallese si affiliarono nel 1910, quella irlandese nel 1911 mentre le prime adesioni sudamericane furono quelle dell’Argentina e del Cile che avvennero nel 1912.

Tutto era pronto ormai per le grandi stagioni delle competizioni internazionali: prima le Olimpiadi, poi i Campionati del Mondo voluti da Jules Rimet e disputati per la prima volta in Uruguay (tredici partecipanti, Italia assente), vinti dai padroni di casa (4-2) sull’Argentina. Da ricordare che l’argentino Stabile, un mito del calcio non solo sudamericano, fu capocannoniere con 8 reti.

Il calcio era ormai diventato un fenomeno universale e si giocava, dappertutto, con le stesse regole.

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