DA LIEDHOLM A IBRAHIMOVIC I DIECI MIGLIORI SVEDESI DEL CAMPIONATO ITALIANO

di FRANCO ASTENGO

La coincidenza dell’insidioso scontro diretto Italia – Svezia rivelatasi letale per le ambizioni azzurre per l’ammissione alla fase finale dei Mondiali 2018 ha risvegliato nella nostra memoria le immagini dei grandi campioni che dal paese scandinavo sono approdati nel tempo al nostro campionato. Una passerella con protagonisti di grandi imprese, alcuni dei quali hanno esaltato il calcio italiano e mondiale e milioni di appassionati. Una storia che parte da lontano ma dai capitoli indelebili. Rivediamola.

Alla fine degli anni ’40  e all’inizio dei ’50 si registrò una vera e propria invasione dovuta a due episodi molto importanti: la Svezia, trascinata dal suo trio centrale d’attacco composto da Gren. Nordhal e Liedholm (poi arrivati in Italia al Milan a comporre il mitico trio Gre-No-Li , il cui ricordo è rimasto vivo nella memoria dei tifosi più anziani come si potrà ben evincere dalla nostra classifica) vinse il torneo di calcio delle Olimpiadi di Londra del 1948. Due anni dopo nel corso del primo campionato mondiale del dopoguerra, svoltosi in Brasile nel 1950, la squadra svedese (composta da giovani emergenti dei quali troverete pure traccia nel nostro elenco, perché i protagonisti di Londra’48 erano passati al professionismo in Italia e in Spagna) eliminò proprio la compagine azzurra campione uscente in una drammatica partita conclusasi 3-2 nello scenario dello storico Stadio Pacaembù di San Paolo.

Le squadre italiane pensarono così di rinforzarsi accaparrandosi i protagonisti di quelle imprese. Operazione analoga si verificò con la Danimarca che, sempre alle Olimpiadi del 1948, aveva eliminato nei quarti di finale l’Italia per 5-3. Così arrivarono tre ottimi danesi alla Juventus: John e Karl Hansen e l’ala sinistra Praest (protagonisti degli scudetti 1949-50 1951-52 a fianco di capitan Boniperti) e due ottimi centrocampisti al Bologna: Jensen e Pilmark.

La nostra (come sempre opinabile) graduatoria risulta così composta, per buona parte da giocatori arrivati nel Bel Paese a quell’epoca, anche se ci sono epigoni di tempi più recenti quali il magnifico Zlatan Ibrahimovic capace di vincere lo scudetto con Juventus, Inter e Milan oltre che tanti altri campionati all’estero in Spagna, Francia, Inghilterra.

Ecco i nomi della nostra classifica ricordando ancora tanti giocatori molto validi che giocoforza sono rimasti esclusi.

Tanto per fare degli esempi: il romanista, fiorentino e mantovano Jonsson, “Raggio di Luna” Selmosson, protagonista del secondo posto della magnifica Udinese 1954-55,  poi passato assieme al centravanti Lorenzo Bettini per 120 milioni alla Lazio e successivamente alla Roma; l’Udinese pescò in Svezia anche il possente centrocampista Lindskog,  successivamente all’Inter e al Lecco,  il vicentino Aronsson, il romanista Sundquivst giunto in giallo rosso assieme al fratello di Gunnar Nordhal, Knut che però giocava in difesa; il genoano Mellberg poco appariscente sotto la Lanterna ma in grande spolvero non appena rientrato in patria al punto da disputare diverse partite in Nazionale nei mondiali che la Svezia perse nel 1958 in finale dal Brasile; il mediano Borjesson, acquistato dalla Juve poi dirottato al Palermo, il fine ma leggerino Palmer, per molte stagioni colonna del Legnano, anche lui con un intervallo bianconero; l’atalantino Stromberg, il legnanista e novarese Eijdefiall,  protagonista anche in età avanzata, il raffinato parmense Brolin (qui però siamo negli anni ’90), i torinisti Rosen e Hjalmarson, il forte terzino Bergmark (anche lui titolare ai mondiali ’58) arrivato alla Roma per essere dirottato al Mantova nel quadro dell’affare Sormani (mister 500 milioni).

Ecco i dieci della nostra classifica.

1)      Nils Liedholm

Nils Erik Liedholm (Valdemarsvik, 8 ottobre 1922 – Cuccaro Monferrato, 5 novembre 2007) è stato un allenatore di calcio e calciatore svedese, di ruolo centrocampista. Soprannominato “il Barone”, nella sua carriera da calciatore ha segnato ufficialmente 139 goal.

Cresciuto nella squadra calcistica della città natale, il Valdemarsvikdal 1942 al 1949 giocò nel campionato di calcio svedese con IK Sleipner e IFK Norrköping. Militò quindi nelle file del Milan, dove rimase fino al ritiro agonistico, avvenuto nel 1961dopo aver vinto 4 scudetti. Nella Serie A italiana totalizzò 359 presenze realizzando 81 gol. Quando decise di trasferirsi in Italia, si racconta che abbia detto al padre: “Tranquillo, papà: un anno, massimo due, e poi torno”. Ha finito per passare in Italia quasi sessant’anni di vita.

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Il Gre-No-Li del Milan: Gunnar Gren, Gunnar Nordahl e il capitano Liedholm

In maglia rossonera fu affiancato dai connazionali Gunnar Gren e Gunnar Nordahl, con cui formò il famoso trio Gre-No-Li. Capitano del Milan, vinse 4 scudetti e 2 Coppe Latine. Liedholm è inoltre il quinto giocatore più anziano ad aver giocato una partita ufficiale con la maglia del Milan nella storia del club, essendo sceso in campo il 21 maggio 1961 in occasione di Milan-Lecco all’età di 38 anni, 7 mesi e 13 giorni. In questa graduatoria lo precedono solo Alessandro Costacurta, Paolo Maldini, Enrico Albertosi e Filippo Inzaghi. Con la maglia del Milan totalizzò 394 presenze e 89 gol; è tutt’oggi il secondo giocatore straniero con più presenze nella storia del club rossonero, preceduto dall’olandese Clarence Seedorf. Il fratello minore Karl giocò un’amichevole nel Milan nella stagione 1954-55.

Con la nazionale svedese vinse la medaglia d’oro alle Olimpiadi del 1948,e giunse secondo da Capitano ai Mondiali del 1958 alle spalle del Brasile.Totalizzò 23 presenze, realizzando 12 gol. Nel 1961, dopo aver smesso di giocare all’età di trentanove anni, il Barone iniziò una brillante carriera di allenatore.Le squadre da lui allenate furono il Milan, il Verona (con cui ottenne la promozione in Serie A), il Monza, il Varese, con altra promozione in Serie A, la Fiorentina (con cui perse una finale di Coppa Mitropa e una finale di Coppa Anglo-Italiana) e la Roma.  Da allenatore vinse due volte il campionato italiano di calcio, con il Milan nel 1979 e con la Roma nel 1983. Con la Roma arrivò in finale nella Coppa dei Campioni 1983-1984, perdendo in finale contro il Liverpool ai rigori, all’Olimpico di Roma. Come allenatore, fu in Italia fra i primi ad adottare con sistematicità la disposizione difensiva a zona,sui modelli delle nazionali olandese e brasiliana.

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Liedholm all’esordio sulla panchina della Roma, nella stagione 1973-1974

L’ultima stagione da allenatore fu nel 1996-1997 quando prese il posto dell’esonerato Carlos Bianchi alla Roma arrivando a festeggiare le mille presenze in Serie A, dopodiché si dedicò al giornalismo come commentatore sportivo. Apprezzato tanto per le sue qualità di calciatore e allenatore quanto per la signorilità che ne contraddistingueva i modi, in campo come fuori, la Svezia ha dedicato a Liedholm un francobollo, per ricordare quello che secondo un sondaggio effettuato nel 1999 dal più diffuso quotidiano svedese è stato il più importante calciatore della sua storia. Liedholm fu inoltre raffigurato sulla copertina del primo album Calciatori Panini.

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2)      Gunnar Nordahl

Nils Gunnar Nordahl (Hörnefors, 19 ottobre 1921 – Alghero, 15 settembre 1995) è stato un allenatore di calcio e calciatore svedese, di ruolo attaccante. Considerato uno dei più forti centravanti di sempre, è il miglior marcatore straniero e il terzo miglior marcatore di sempre della Serie A italiana dietro Silvio Piola e Francesco Totti. Nordahl, a differenza di altri giocatori, arrivò a quota 225 reti tirando solo due rigori, inoltre tra tutti i 75 calciatori che finora hanno raggiunto quota cento è quello con la media gol a partita più alta: 0,77. È tuttora il miglior marcatore nella storia del Milan. Ha detenuto per 66 anni il record di gol (35) in una singola stagione di Serie A a girone unico (superato nell’edizione 2015-2016 dai 36 gol di Gonzalo Higuaín). Detiene inoltre il primato di volte (5) in cui è diventato capocannoniere della massima serie italiana, tre delle quali consecutive (quest’ultimo record è stato successivamente eguagliato da Michel Platini).

Giocò due stagioni anche nella Roma, realizzando15 gol e diventandone per un breve periodo anche l’allenatore. Con i compagni e connazionali Gunnar Gren e Nils Liedholm formava nel Milan il prolifico trio svedese soprannominato Gre-No-Li. Gunnar Nordahl aveva anche altri 4 fratelli che giocarono a calcio a livello professionistico: Knut (che disputò anche due stagioni con la Roma), Bertil (che giocò in Italia nell’Atalanta) e i gemelli Gösta e Göran. Anche il figlio Thomas Nordhal ha giocato a calcio vestendo anche la maglia della nazionale svedese. Con la nazionale svedese segnò ben 43 gol in sole 33 presenze, tenendo quindi una media-gol di oltre un gol a partita, ed è il terzo miglior marcatore della storia alle spalle di Zlatan Ibrahimović e Sven Rydell. Con la Svezia vinse l’oro olimpico nel 1948. Morì d’infarto nel 1995, mentre stava trascorrendo le ferie ad Alghero.

3)      Gunnar Gren

Johan Gunnar Gren (Göteborg, 31 ottobre 1920 – Göteborg, 10 novembre 1991) è stato un calciatore svedese, di ruolo mezzala. La sua storia è legata al Milan, che lo acquistò nel 1949 e con cui vinse un campionato italiano e una Coppa Latina. Da allora il suo nome (‘Gre’) entrò a far parte del trio Gre-No-Li insieme a quelli dei connazionali Gunnar Nordahl (‘No’) e Nils Liedholm (‘Li’). In Italia venne soprannominato Il Professore.

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Nella sua avventura italiana lo svedese non vestì solo la maglia del Milan (133 presenze e 38 reti), bensì anche quella di Fiorentina (55 presenze 5 reti) e, prima di ritornare in patria, quella del Genoa (29 presenze e 2 reti). Arrivò a Firenze nel 1953, chi dice per motivi economici del Milan chi per una lite con l’allenatore dei rossoneri. Con i viola giocò per 2 stagioni con discreto successo. Conclusa la sua esperienza toscana, giocò una stagione al Genoa prima di concludere la sua carriera in categorie minori. Con il Genoa fu protagonista tra l’altro proprio della partita con la Fiorentina, quando all’ultima giornata la squadra genovese batté i gigliati 3-1 impedendo loro di concludere il campionato imbattuti: Gren segnò il primo gol di quella storica rimonta genoana.

Gren esordì con la maglia della Svezia il 29 agosto 1940 (Svezia-Finlandia 3-2). Alle Olimpiadi del 1948 conquista la medaglia d’oro: al fianco si trova Nils Liedholm col quale in seguito giocherà nel Milan e, nel 1958, nelle partite di qualificazione per i Mondiali di Svezia (la sua ultima presenza in nazionale è datata 26 ottobre 1958 (Svezia-Danimarca 4-4). All’epoca Gren ha 37 anni e 360 giorni.

Farà parte della rosa svedese classificatasi seconda ai predetti Mondiali svedesi del 1958 (assieme a Svensson e Liedholm è uno dei tre reduci dell’oro delle Olimpiadi 1948). È inoltre il secondo giocatore più anziano ad aver segnato in una fase finale dei mondiali, il 24 giugno 1958 a 37 anni e 238 giorni, preceduto solo dal primatista assoluto il camerunese Roger Milla. Il suo bilancio complessivo in nazionale è di 57 partite e 32 gol, quarto giocatore svedese per numero di gol nella storia della nazionale.

4)      Zlatan Ibrahimovic

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Zlatan Ibrahimovic Malmö, 3 ottobre 1981) è un calciatore svedese, attaccante del Manchester Utd. In carriera si è aggiudicato due campionati olandesi (2001-02 e 2003-04), una Coppa d’Olanda (2001-02) e una Supercoppa olandese (2002) con l’Ajax, tre campionati italiani consecutivi (dal 2006-07 al 2008-09) con l’Inter e uno (2010-11) con il Milan, due Supercoppe italiane (2006 e 2008) con l’Inter e una (2011) con il Milan, un campionato spagnolo (2009-10), due Supercoppe spagnole (2009 e 2010), una Supercoppa UEFA (2009) e un Mondiale per club (2009) con il Barcellona, quattro campionati francesi consecutivi (dal 2012-13 al 2015-16), tre Coppe di Lega francesi consecutive (dal 2013-14 al 2015-16), due Coppe di Francia (2014-15 e 2015-16) e tre Supercoppe francesi consecutive (dal 2013 al 2015) con il Paris-Saint Germain, una Community Shield (2016), una Coppa di Lega inglese (2016-17) e una Europa League (2016-17) con il Manchester Utd.

Con la nazionale svedese ha invece preso parte a due Mondiali (Corea del Sud-Giappone 2002 e Germania 2006), e a quattro Europei (Portogallo 2004, Austria-Svizzera 2008, Polonia-Ucraina 2012 e Francia 2016), risultando il miglior marcatore della storia con 62 reti in 116 presenze. Considerato uno dei calciatori più forti e completi al mondo, è il miglior marcatore nella storia anche del PSG, con 156 gol complessivi.Tra il luglio del 2012 e l’agosto del 2015 è stato il giocatore complessivamente più pagato nella storia del calciomercato, con un totale di circa 163 milioni di euro suddivisi in sei trasferimenti.Occupa il 9º posto della classifica dei marcatori della UEFA Champions League con 49 reti (a pari merito con Alfredo Di Stéfano); nella stessa competizione è l’unico ad aver segnato con le maglie di sei squadre diverse e uno dei dieci calciatori ad aver realizzato 4 gol in una sola partita, oltre a essere stato il miglior uomo assist dell’edizione 2012-13. Considerando invece tutte le competizioni UEFA per club, il totale sale a 56 (10º posto). Si trova inoltre al 4º posto della classifica marcatori della fase finale degli Europei (con 6 reti) e al 3º (con 25 reti) nel conteggio che include anche le gare di qualificazione.

È l’unico calciatore ad aver vinto undici campionati in quattro leghe differenti e le cinque supercoppe d’Olanda, Italia, Spagna, Francia e Inghilterra; inoltre è stato il primo a essersi laureato capocannoniere della Serie A con due squadre diverse (Inter nel 2008-09 e Milan nel 2011-12); in seguito ha vinto altri tre titoli in Francia come miglior marcatore della Ligue 1 (2012-13, 2013-14 e 2015-16) per un totale di cinque complessivi.

5)      Kurt Hamrin

Kurt Hamrin Stoccolma, 19 novembre 1934) è un ex calciatore svedese, di ruolo attaccante. Fu attivo nel campionato italiano, e con 190 reti in Serie A è l’ottavo miglior marcatore della competizione, con una media gol pari a 0,48 Si segnala inoltre per essere, con 400 presenze nella massima divisione, il quarto calciatore non italiano con più partite disputate.

Nonostante sia annoverato tra i goleador più prolifici, in Italia non vinse mai il titolo di capocannoniere, riconoscimento invece ottenuto nella nativa Svezia. Hamrin fu inoltre membro della Selezione nazionale del suo paese, con la quale prese parte al Campionato mondiale del 1958 organizzato proprio nello Stato scandinavo, perdendo la finale contro il Brasile. Giovanni Agnelli, presidente della Juventus, lo notò durante una partita tra Portogallo e Svezia e decise di ingaggiarlo, pagando quindicimila dollari. È da segnalare altresì una versione secondo la quale il giocatore sarebbe stato suggerito da un minatore italiano che lavorava in Svezia, il quale nel novembre del 1955 inviò una lettera ad Agnelli. L’avvio di Hamrin fu positivo, con due gol all’esordio contro la Roma e ulteriori marcature contro Torino, Inter e Udinese, ma poi intervennero tre infortuni consecutivi che portarono a ritenere che la caviglia del calciatore fosse eccessivamente fragile, sebbene egli si lamentò del fatto che i tempi di guarigione fossero stati troppo accelerati.

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Hamrin al Padova, fra i compagni di squadra Azzini e Scagnellato

L’anno seguente, con l’acquisto da parte della Juventus del gallese John Charles e dell’argentino Omar Sívori, nonché per via del regolamento che consentiva di tesserare solo due stranieri per squadra (altri tempi, altro rispetto e impegno per i vivai italiani), Hamrin fu ceduto al  Padova. È stato inoltre detto che il capitano bianconero, Giampiero Boniperti, abbia spinto per tale soluzione, dacché, sul piano tattico, la presenza di Hamrin gli impediva di concludere le azioni da lui stesso imbastite come avrebbe desiderato.

Nella squadra allenata da Nereo Rocco, suo estimatore che gli diede il soprannome di Faina, Hamrin realizzò venti gol in trenta partite, contribuendo fattivamente al raggiungimento del terzo posto in campionato, miglior piazzamento nella storia patavina. Assieme al compagno d’attacco Sergio Brighenti, costituì il necessario complemento di una formazione che già poteva contare su una solida difesa (Blason, Azzini e Scagnellato, davanti al portiere Pin, ne erano i mastini) schierata secondo i dettami del catenaccio. Nonostante la permanenza di appena un anno tra le file del club patavino, Hamrin è annoverato nella squadra ideale formata dai migliori giocatori di sempre del Padova.

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Hamrin con la maglia della Fiorentina, club in cui detiene tuttora il record di miglior marcatore assoluto con 211 gol.

L’ottima stagione gli valse il passaggio alla Fiorentina, al tempo in cerca di un’ala destra che sostituisse il campione Julinho. Con Hamrin, in nove anni la squadra di Firenze non riuscì mai a vincere il campionato (terminò due volte seconda), anche per via della presenza di avversari altamente competitivi, come la già citata Juventus del Trio Magico, il Milan prima di Juan Alberto Schiaffino e poi di José Altafini, e infine la Grande Inter del presidente Angelo Moratti. Tuttavia arrivarono le vittorie in Coppa Italia (1961 e 1966), Coppa delle Coppe, Coppa delle Alpi e Coppa Mitropa, nonché 151 marcature, grazie alle quali Hamrin è stato per più di trent’anni il primatista di reti segnate in Serie A con la Fiorentina, superato solo dall’indimenticabile Gabriel Batistuta nel 2000.

Con la squadra toscana raggiunse un altro traguardo: il 2 febbraio 1964, nella partita Atalanta-Fiorentina 1-7, segnò una cinquina, record per un giocatore in una partita in trasferta di Serie A. Nello stesso periodo fu soprannominato Uccellino dal giornalista Beppe Pegolotti de La Nazione, il quale pubblicò un articolo dal titolo «Uccellino che vola».

Durante la militanza in maglia viola, Hamrin fu più volte sul punto di cambiare squadra: nel 1963 Helenio Herrera stava per portarlo all’Inter in uno scambio col brasiliano Jair, rinunciandovi perché non pienamente convinto, mentre nel 1965 Rocco lo voleva al Torino, ma desistette perché il conguaglio richiestogli dalla Fiorentina (circa trenta milioni) fu giudicato sospettosamente basso.

Nel 1967 Rocco si ricredette e, passato al Milan, fece sì che l’ormai trentatreenne Hamrin si unisse a una squadra composta da altri giocatori piuttosto anziani (tra cui i centrocampisti Giovanni Trapattoni e Giovanni Lodetti). Coi rossoneri Hamrin vinse lo scudetto, cui si aggiunse la Coppa delle Coppe nel 1968 (suoi i due gol in finale all’Amburgo) e la Coppa dei Campioni l’anno seguente, quando marcò il secondo gol che permise alla squadra di vincere la semifinale d’andata contro il Manchester United (campione in carica) per 2-0.

All’età di trentasette anni chiuse la carriera professionistica col Napoli, con cui militò per due stagioni, di cui solo la seconda da titolare. Tuttavia, dopo l’effimera esperienza da allenatore in Italia, una volta tornò in Svezia per ragioni d’affari (lì gestiva alcuni negozi ed era richiesto per delle pubblicità), il presidente dell’IFK Stockholm propose a Hamrin di giocare per il club, attivo a livello dilettantistico: l’accordo prevedeva come remunerazione una percentuale sugli incassi delle partite alle quali il calciatore partecipava. Complessivamente giocò dieci incontri durante i quali segnò cinque gol.

Con la Nazionale Hamrin disputò 32 partite segnando 16 gol Con la Svezia giocò nel 1958 anche la finale dei mondiali, persa 5-2 in casa contro il Brasile di Pelé. Fu il capocannoniere della squadra al torneo, con quattro reti realizzate contro Ungheria (due), Unione Sovietica[e Germania Occidentale (scartando sei difensori) Le prestazioni offerte gli consentirono di piazzarsi al quarto posto nella graduatoria del Pallone d’oro 1958

6)      Nacka Skoglund

Karl Lennart Skoglund (Stoccolma, 24 dicembre 1929 – Stoccolma, 8 luglio 1975) è stato un calciatore svedese, di ruolo attaccante. Era soprannominato Nacka, dal quartiere della capitale svedese in cui è nato. Iniziò a giocare nella terza divisione svedese nella squadra del Hammarby. A 19 anni fu acquistato dall’AIK Stoccolma, dove restò fino al 1950, anno in cui partecipò alla spedizione svedese per la Coppa del Mondo, giocando la partita in cui la nazionale svedese eliminò l’Italia (Ventura è avvertito, con la Svezia c’è poco da scherzare). Durante la Coppa, le sue prestazioni attrassero l’attenzione degli osservatori della squadra brasiliana del San Paolo che per lui offrirono l’equivalente di diecimila dollari, ma il conguaglio fu ritenuto insufficiente da parte del dirigente dell’AIK che accompagnava la Nazionale svedese. In meno di un mese, Skoglund fu venduto per un prezzo cinque volte superiore all’Inter.

Tornato in patria giocò cinque gare con l’AIK ma la squadra retrocesse, fu così ingaggiato dall’Inter dove si consacrò definitivamente. A Milano vinse due scudetti (nel 1953 e nel 1954), sotto la guida del tecnico Alfredo Foni, facendo da spalla ad un attacco con terminali offensivi molto prolifici come István Nyers e Benito Lorenzi. Esordì in maglia nerazzurra il 5 novembre 1950, nell’incontro Inter-Sampdoria (5-1); la domenica seguente segnò la sua prima rete, andando a segno in un derby vinto per 3-2. Il 4 aprile 1954 segnò due reti nella gara vinta per 6-0 contro la Juventus. In nove stagioni all’Inter disputò 246 partite, realizzando 57 reti.

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Skoglund (a sinistra) prima di Inter-Torino del 7 gennaio 1951, insieme al giocatore granata Kjell Rosén

Nel 1959, dopo una stagione condizionata da un infortunio, venne ceduto alla Sampdoria. Giocò tre stagioni a Genova conoscendo una seconda giovinezza e contribuendo alle ottime prestazioni di una squadra impostata su giocatori d’esperienza denominata dai tifosi come quella dei “terribili vecchietti”, poi si trasferì al Palermo. In terra siciliana, tesserato con un contratto a gettone giocò 6 partite prima di fare ritorno in patria, nella prima squadra della sua carriera calcistica. Proprio in quell’anno (1964) guadagnò la promozione in prima divisione con l’Hammarby, ritirandosi definitivamente due anni dopo.

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Sampdoria 1961 – 62: da sinistra in piedi Brighenti, Vicini, Bergamaschi, Vincenzi, Skoglund. Accosciati: Toschi, Bernasconi, Marocchi, Rosin, Boskov, Cucchiaroni

Con la Nazionale svedese ha totalizzato 11 presenze, partecipando ai campionati mondiali nel 1950 e nel 1958: ottenne rispettivamente il terzo ed il secondo posto.Nel torneo ospitato proprio in Svezia, segnò la sua unica rete in Nazionale nella semifinale contro la Germania Ovest.

7)      Hasse Jeppson

Hans Olof Jeppson detto Hasse (Kungsbacka, 10 maggio 1925 – Roma, 21 febbraio 2013) è stato un calciatore svedese, di ruolo attaccante. È scomparso nel 2013 a Roma, all’età di 87 anni, per complicazioni renali e cardiache a seguito di un intervento chirurgico per una frattura al femore.

Le sue prestazioni ai Mondiali del 1950, dove ne era il capitano attirano le attenzioni del Charlton Athletic: arrivato in Inghilterra solo per studiare per conto della ditta per cui lavorava e vedere le partite il manager Jimmy Seed lo convincea legarsi alla squadra il 6 gennaio 1951, diventando il secondo calciatore svedese a giocare nel campionato inglese, dopo Dan Ekner al Portsmouth nel 1949-1950. Qui giocò da dilettante per non perderne lo status come tennista (era campione nazionale studentesco). Con i suoi gol contribuì a migliorare la posizione in classifica della squadra, dalla zona retrocessione a una momentanea salvezza, riuscendo a segnare una tripletta all’Highbury contro l’Arsenal (la prima volta in circa vent’anni che la squadra subiva 5 gol in casa e la prima tripletta subita in assoluto in un derby di Londra e gol contro il Liverpool e il Chelsea[ Nella primavera del 1951 torna brevemente al Djurgaardens.

Dopo la parentesi nel campionato inglese, approda al calcio italiano con l’Atalanta nel 1951-1952; in crisi di risultati viene ingaggiato il 26 ottobre 1951 dopo che l’allenatore Ceresoli aveva richiesto rinforzi in attacco ricevendo per quei tempi la notevole somma come premio d’ingaggio di 18.000 sterline. Debutta così il 28 ottobre 1951, in Atalanta-Como 1-0(gara in cui realizza il suo primo gol in Italia, aiutando la squadra a lasciare la terzultima posizione in classifica: a fine stagione i bergamaschi arriveranno al dodicesimo posto in classifica e lui al quarto posto nella classifica dei cannonieri, segnando tra l’altro contro il Napoli il 27 gennaio 1952 in Atalanta-Napoli 2-4 e l’11 maggio 1952 in Milan-Atalanta 4-4.

L’esordio corredato con 22 reti, seppur segnato da un’iniziale carenza di forma, gli consente di passare al Napoli che, nel tentativo di allestire una squadra da scudetto – acquista anche Vitali e l’anno successivo Bugatti – e di cementare il consenso elettorale per Achille Lauro (proprietario della squadra ed all’epoca anche sindaco della città, Lo ingaggia per l’allora ingente cifra di centocinque milioni di lire (per la prima volta si supera il muro dei 100 milioni): a causa di questa somma pagata dal Napoli nel 1952, i tifosi napoletani lo ribattezzarono ‘o Banco ‘e Napule (il Banco di Napoli), quasi a sottolineare che da solo valeva quanto l’intero capitale dell’istituto di credito cittadino. A tal proposito è nota l’esclamazione «Gesù, è caduto il Banco di Napoli» di un tifoso partenopeo allorché, all’esordio in maglia azzurra, Jeppson ruzzola a terra per il brutale intervento di un avversario.

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Jeppson in azione con la maglia del Napoli a metà anni cinquanta

A Napoli, dove diventa subito uno degli idoli dei tifosi, Jeppson resta fino al 1956 realizzando 52 reti che lo piazzano al 2011 tra i migliori quindici cannonieri della squadra in Serie A e duettando con attaccanti del calibro di Amedeo Amadei e Luís Vinício; qui emerse la sua capacità nel siglare gol ritenuti difficili e, allo stesso tempo, fallire le occasioni considerate più semplici davanti al portiere, caratteristica nota già all’epoca in cui giocava in Svezia, come ricordava il suo connazionale Lennart Skoglund ai giornalisti italiani definendolo fenomenale nel segnare come nello sbagliare gol.

Questa sua alternanza di rendimento, accostata al suo valore in lire, portò alla creazione dell’esortazione tipicamente partenopea «Mannaggia Jeppson!» o anche «Uanema ‘e Jeppson!» (negli anni settanta i tifosi partenopei ritrovarono la stessa caratteristica in Giorgio Braglia); la squadra infatti, malgrado le premesse riuscì ad essere competitiva solo il primo anno, quando nella stagione 1952-1953 arrivò quarta mentre negli anni successivi la posizione in classifica peggiorò, quinta nel 1953-1954(Jeppson realizzerà 4 goal contro la sua ex squadra in un Napoli-Atalanta 6-3[15][16]), sesta nel 1954-1955 e quattordicesima all’ultima stagione, quella del 1955-1956 A peggiorare la situazione contribuì un difficile rapporto con il presidente Lauro e la sua voglia di trasferirsi in squadre come Juventus ed Inter.

La carriera di Jeppson si conclude nel 1957 dopo un campionato con la maglia del Torino, nel quale conquista l’affetto dei tifosi granata con una doppietta nel Derby della Mole del 17 marzo 1957 vinto 4-1. La maglia granata, con cui alla fine della stagione arrivò settimo in campionato, fu l’ultima della sua carriera, avendo già deciso da tempo di ritirarsi alla fine di quella stagione per non mostrare un decadimento della sua tenuta atletica; si tolse comunque la soddisfazione di segnare, il 19 maggio1957, un gol al Milan che poche settimane dopo, a termine campionato, avrebbe vinto lo scudetto.

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Jeppson impegnato con la maglia della Svezia

In Nazionale debutta nel giugno del 1949, realizzando uno dei tre gol nella prima vittoria svedese contro l’Inghilterra; l’anno successivo fa parte della squadra che gareggia nel Campionato del Mondo in Brasile, in cui le sue uniche reti sono i due gol contro l’Italia nella gara d’esordio alla fine del torneo la nazionale scandinava sarà terza, risultato che sarà migliorato solo 8 anni dopo nel mondiale organizzato in casa.

8)      Bengt  Gustavsson

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La figurina “Panini” di Gustavsson nella prima edizione dell’album campionato 1960 – 61

Bengt Gustavsson (Ringarum, 13 gennaio 1928 – Norrköping, 16 febbraio 2017[1][2]) è stato un calciatore e allenatore di calcio svedese, di ruolo difensore. Dopo aver vinto il campionato svedese con il Norrköping (con cui ha militato dal 1947 al 1956), venne acquistato dall’Atalanta nell’estate del 1956. Difensore dotato di grande forza e carisma, divenne un pilastro irremovibile nella difesa neroazzurra, diventando un maestro per i giovani della squadra. Partecipò alla campionato del mondo 1958 con la Nazionale di calcio della Svezia, giungendo fino alla finale persa contro il Brasile; al suo rientro, aiutò l’Atalanta a ritornare in Serie A dopo la retrocessione in Serie B.

Al termine della stagione 1960-61 decise di ritornare in patria, dove venne tesserato dal Åtvidabergs FF, rimanendovi fino alla fine della carriera agonistica, terminata nel 1965. Intraprende quindi l’attività di allenatore sulla panchina della stessa squadra per sei stagioni, durante le quali ottiene la promozione nella massima serie (nel 1967) e la vittoria nella coppa di Svezia (nel 1970). Viene quindi chiamato ad allenare le giovanili della nazionale svedese, ruolo ricoperto per due stagioni, dopo di che si sedette sulla panchina di numerosi altri clubs svedesi.

9)      Glenn Hysen

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Glenn Ingvar Hysén (Göteborg, 30 ottobre 1959) è un ex allenatore di calcio ed ex calciatore svedese, di ruolo libero, commentatore per la televisione del suo Paese.

Fu nominato calciatore svedese dell’anno nel 1983 e nel 1988 e, tra gli anni ottanta e novanta, giocò nei Paesi Bassi, in Italia e Inghilterra e fu capitano della Nazionale svedese. Hysén iniziò l’attività nelle giovanili del Warta, uno dei vari club calcistici di Göteborg, sua città natale. Con tale squadra esordì nel 1977 in terza divisione svedese, per poi passare, solo un anno dopo, allo Göteborg, che nel 1979 gli diede l’opportunità di debuttare nell’Allsvenskan, il campionato di prima divisione, sotto la guida di Sven-Göran Eriksson. Con la plurititolata – a livello nazionale – compagine, Hysén vinse due titoli nazionali (1982 e 1983) ma, soprattutto, la Coppa UEFA 1981-1982, e fu anche il successo internazionale, per la prima volta, di una squadra svedese, a far ricadere per la stagione successiva le scelte degli esperti di quel Paese sulla nomina del giovane difensore a giocatore dell’anno.

Il successo europeo fu il viatico per la prima avventura continentale di Hysén, che fu ingaggiato dagli olandesi del PSV nell’estate del 1983 per rimanervi due stagioni fino al settembre 1985, data in cui tornò in Svezia allo Göteborg. La seconda avventura fuori dai confini nazionali fu in Italia, alla Fiorentina, squadra in cui Hysén militò dal 1987 al 1989 per due stagioni. Le buone performance in Nazionale, nel frattempo, lo avevano portato all’attenzione del calcio inglese. Alla scadenza del contratto con la Fiorentina, dopo un primo contatto con il Manchester Utd., Hysén si accordò con il Liverpool per tre stagioni, vincendo subito, nel 1990, la First Division e formando con Alan Hansen e Gary Ablett un pacchetto difensivo di sicuro affidamento, anche se, venuto a mancare il compagno di reparto scozzese per via di un infortunio nel 1991, Hysén faticò a reggere da solo il peso di una difesa abituata al ritmo del calcio inglese. Terminata anche l’esperienza britannica nel 1992, Hysén tornò a Göteborg per giocare un’ultima stagione nel GAIS.

In Nazionale maggiore Hysén esordì nel 1981 nel corso delle qualificazioni al campionato del mondo 1982. Ebbe modo di farsi notare dagli osservatori inglesi nell’ottobre del 1988 quando, nel corso dell’incontro di apertura del girone di qualificazione al campionato del mondo 1990 contro l’Inghilterra a Wembley, riuscì a marcare alla perfezione la punta inglese Gary Lineker: la partita finì 0-0 e la Svezia si qualificò come prima del girone proprio davanti all’Inghilterra. Hysén fece parte anche della spedizione al conseguente campionato del mondo, dove la Svezia perse tutte e tre le partite del suo girone per 1-2. L’ultimo incontro in nazionale di Hysén fu il 20 giugno 1990 a Genova contro la Costa Rica. Furono in totale 68 (con 6 gol) gli incontri giocati nella selezione maggiore del suo Paese.  Dal 2002 al 2004 è stato vice allenatore del Torslanda IK, militante nel terzo campionato nazionale. Dal 2010 al 2012 ha guidato l’Utsiktens BK tra quarta e terza serie, squadra in cui militava anche il figlio Anto.

10)   Kennet Andersson

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Bernt Kennet Andersson (nato il 6 ottobre 1967 a Eskilstuna ) è un ex calciatore svedese , che ha giocato come attaccante . Ha giocato nella nazionale svedese che ha finito terzo nella Coppa del Mondo 1994. A livello di club, Andersson ha giocato per Tunafors SK (1976-1981), Eskilstuna (1982-88), Göteborg (1988-91), Mechelen (1991-92), Norrköping (1993), Lille (1993-94), Caen 1994-1995), Bari (1995-96), Bologna (1996-99 e 1999-2000), Lazio (1999), Fenerbahçe (2000-02) e Gårda BK (2005).  Per la Svezia, Andersson ha fatto 83 apparizioni e ha segnato 31 gol .Ha giocato nei Campionati Europei del 1992 e 2000 . Ha segnato cinque gol nella Coppa del Mondo del 1994, disputata negli USA.

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