LA NAZIONALE ITALIANA NELLE GRANDI SFIDE CON BRASILE E ARGENTINA 

 

 di FRANCO ASTENGO

L’interscambio tra il calcio italiano e quello sud americano è sempre stato molto intenso fin dai primordi, del resto lo sviluppo del gioco, in particolare in Argentina, Brasile, Uruguay, ma anche in Cile e in Perù fu dovuto anche e in buona parte alla spinta degli emigrati italiani in quelle terre: basti ricordare il Boca squadra del quartiere “zeneize” di Baires e il Palmeiras nato come Palestra Italia.

La traversata oceanica fu affrontata per la prima volta addirittura nel 1914 dal Torino guidato da Vittorio Pozzo e rafforzato da alcuni prestiti di altre società: i granata, addirittura si trovarono a girovagare per Argentina e Brasile ben oltre il tempo stabilito per la loro tournée perché nel frattempo era scoppiata la guerra in Europa ed era diventato difficile rientrare. Finalmente trovato il piroscafo i torinisti al loro arrivo a Ponte dei Mille a Genova trovarono lo stuolo dei parenti ad accoglierli con in mano, in luogo dei fazzoletti di benvenuto, le cartoline-precetto.

Nell’immediato dopo guerra ebbe grande rilievo un viaggio del Genoa in America Latina. Le imprese di De Prà e soci avevano varcato l’Oceano e gli appassionati di football del Sud America richiesero a gran voce i rossoblù. Il 28 luglio 1923 tredici titolari, quattro rinforzi azzurri di altrettante squadre (Girani, Romano, Moscardini e Baloncieri), l’allenatore Garbutt e il dirigente Ghiorzi si imbarcarono sulla motonave “Principessa Mafalda” per la grande avventura sudamericana. Anche in Argentina il Genoa si fece onore. Sconfitto (la stanchezza del viaggio si fece sentire) nella prima partita contro una rappresentativa della Lega Nord (1-2), vittorioso contro una della Lega Sud (1-0), il Grifone pareggiò l’incontro con la Nazionale Argentina allo stadio Barracas davanti a 50.000 spettatori in delirio. C’era però un piccolo particolare ad ingigantire l’impresa del Genoa: il goal che aveva portato in vantaggio i sudamericani (poi pareggiato da un colpo di testa di Santamaria) fu segnato su passaggio del Sindaco di Buenos Aires, che aveva voluto dare il simbolico calcio d’inizio senza peraltro allontanarsi dal campo. I rossoblù, in attesa del vero e proprio via all’incontro, assistettero impassibili alla marcatura poi incredibilmente convalidata dall’arbitro di casa. Si recarono quindi in Uruguay dove furono sconfitti dalla Nazionale uruguagia (1-3) che circa dieci mesi dopo si sarebbe aggiudicata il titolo olimpico.

In quegli anni cominciarono anche a sbarcare in Italia gli “oriundi” immediatamente reclutati per far parte della Nazionale: da Julio LIbonatti (Torino e Genoa) ad Attila Sallustro (Napoli) fino agli juventini Cesarini, Sernagiotto,Monti e Orsi, ai romanisti Guaita, Scopelli e Stagnaro, ai bolognesi Andreolo, Fedullo e Sansone, agli interisti Demaria e Frione.

Monti, Orsi, Guaita titolari nella Nazionale Italiana campione del mondo del 1934 e Andreolo in quella del 1938 perché Orsi e Guaita con Scopelli, Cesarini e Stagnaro nel 1935, fiutata l’aria di guerra in Europa, si erano imbarcati di soppiatto a Le Havre ritornando in patria.

Più difficili, invece, i rapporti tra la Nazionale Italiana e quelle Sud Americane. Il primo confronto si verificò, infatti, il 7 Giugno 1928; semifinale del torneo di calcio Olimpico ad Amsterdam. Il primo grande appuntamento internazionale per la nazionale italiana che aveva  compiuto in pochi anni passi da gigante.

Si trattò di una partita drammatica che l’Uruguay vinse per 3-2 dopo che agli azzurri fu negato un calcio di rigore per una respinta di mano sulla linea del mediano Andrade (“la meravilla negra”) su tiro di Magnozzi: respinta di mano non vista dall’arbitro olandese Eymers.

Formazione dell’Italia in quel giorno: Combi, Rosetta, Caligaris, Pitto, Bernardini, Janni, Rivolta, Baloncieri, Schiavio, Magnozzi, Levratto. C.T. Rangone a segno Baloncieri e Levratto.

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Uruguay all’attacco. Combi vigila

L’Italia poi rinunciò ai Mondiali 1930 (prima edizione: finale Uruguay-Argentina 4-2) disputata in quel di Montevideo. Dall’Europa si mossero soltanto 4 squadre: Francia, Jugoslavia, Romania e Belgio.

Giocatori di origine italiana però in campo se ne trovarono parecchi nelle squadre sudamericane: nell’Argentina i già citati Monti e Scopelli oltre al “el filtrador” Guilliermo Stabile che poi sarebbe arrivato al Genoa; nell’ Uruguay il capitano Nasazzi, il futuro interista Mascheroni ed il futuro fiorentino Scarone. L’elenco però sarebbe lungo: sia consentito citare soltanto tre cognomi che con Savona hanno una qualche attinenza: nel Perù (eliminato 1-0 dai futuri campioni della Celeste) in formazione si trovano un Galindo e un Astengo mentre il portiere del Messico si chiamava Bonfiglio.

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Il Perù ai Mondiali 1930: p. Pardón, p. Valdivieso, d. de las Casas, d. Fernández, d. Maquilón, d. Soria, c. Astengo, c. Denegri, c.. Galindo, c. García, c. Quintana, c. Valle, c. Cillóniz, a. Góngora, a. Lavalle, a. Lores, a. Neyra, a. Pacheco, a.  Rodríguez Nue, a. Sarmiento, a. Souza Ferreira; all. Villanueva , c.t. Bru.

Per ritrovare la Nazionale Italiana alle prese con una compagine sudamericana si dovette così attendere i mondiali di Francia nel 1938 (nell’edizione italiana del 1934 l’Uruguay aveva dato forfait e Brasile e Argentina erano stato eliminate al primo turno). Una partita destinata ad entrare nella leggenda prima ancora che nella storia.

Semifinale, Marsiglia 16 Giugno 1938

Italia – Brasile 2-1, a segno Colaussi e Mezza su rigore.

Punita la solita supponenza brasiliana (come si verificherà al Sarrià 44 anni dopo): i carioca, sicuri di vincere, lasciarono in panchina Leonidas per risparmiarlo in vista della finale e avevano già prenotato il charter per Parigi, poi dirottato a Bordeaux per il 3°/4° posto. Italia campione del Mondo, in finale a Colombes domenica 19 Giugno 4-2 all’Ungheria.

Formazione dell’Italia a Marsiglia: Olivieri, Foni, Rava, Serantoni, Andreolo, Locatelli, Biavati, Meazza, Piola, Ferrari, Colaussi; c.t. Vittorio Pozzo.

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Piola tra i difensori Brasiliani (il Brasile gioca ancora con la maglia bianca che sarà abbandonata, per adottare il gialloverde, dopo la sconfitta casalinga nella finale del 1950 avversario l’Uruguay)

Per ritrovare una partita Italia-Sud America si dovette aspettare così il dopoguerra e l’occasione si rivelò assai meno felice delle precedenti. Mondiali brasiliani 1950, l’Italia già eliminata per via della sconfitta subita dalla Svezia affronta il Paraguay riscattandosi, almeno parzialmente, con un vittoria 2-0. A segno Carapellese e Pandolfini per questa formazione (in un’Italia mutilata dalla tragedia del Grande Torino verificatasi 12 mesi prima privando la squadra azzurra dei suoi principali pilastri): Moro, Blason, Furiassi, Fattori, Remondini, Mari, Muccinelli, Pandolfini, Amadei, Cappello, Carapellese; c.t. Novo e Copernico.

Nel corso dei mondiali di Svizzera del 1954 non vi furono occasioni di incontro con compagini sudamericane, nel frattempo però si erano intensificate le relazioni tra squadre di Club, in particolare con l’Argentina.

Il River Plate fu in Italia per due volte tra il 1949 e il 1952: nella prima occasione per solidarietà verso i caduti del grande Torino; nella seconda per incontrare selezioni italiane nelle più grandi città senza però mancare ad un appuntamento a Vado Ligure, in omaggio alla memoria di Valerio Bacigalupo. Sul vecchio campo delle Traversine così si esibirono i grandi campioni del River per la giornata più importante per il calcio vadese.

Negli anni successivi la Federazione decise di intensificare i rapporti con le principali nazionali sudamericane, anche perché nel frattempo il nostro campionato ospitava tantissimi giocatori di grande classe provenienti dall’America Latina: in quegli anni si sarebbero ammirati Julinho e Vinicio, Montuori e Schiaffino, Sivori e Angelillo, Maschio e Pesaola, Ghiggia e Grillo, tanto per fare soltanto qualche nome degli antesignani di Maradona, Falcao, Cerezo, Socrates che saranno tra noi negli anni ’80 quale preludio delle vera invasione in atto nei nostri giorni.

Il 5 Dicembre 1954 per la prima volta una nazionale sudamericana incontrò la Nazionale Italiana all’Olimpico di Roma. Si trattò dell’Argentina e nell’occasione l’Italia fece esordire nelle proprie fila, contravvenendo anche le regole internazionali, Juan Pepe Alberto Schiaffino, già campione del mondo con l’Uruguay (sua la prima rete nella grande beffa del “Maracanazo”, con il Brasile battuto in casa: secondo goal di Alcide Ghiggia) allo scopo rafforzare un’Italia ancora convalescente dalla brutta battuta d’arresto subita ai Mondiali di Svizzera.

Successo azzurro (per la verità l’Italia, per dovere di ospitalità giocò in maglia verde) per 2-0: reti di Frignani (a segno dopo 28” di gioco, si scrisse di “zona Frignani”) e Galli.

Formazione: Viola, Magnini, Giacomazzi, Bergamaschi, Ferrario, Moltrasio, Boniperti, Celio (Bassetto), Galli, Schiaffino, Frignani; c.t. Marmo, allenatore Foni.

Toccò poi al Brasile tornare in Italia (i verde oro avevano già calcato i campi della penisola nel mondiale del 1934, senza però incontrare l’Italia e finendo eliminati a Genova per 3-1 dalla Spagna).

Il 25 Aprile 1956 nello scenario dello stadio di San Siro a Milano, un’Italia imperniata sul blocco della Fiorentina che stava vincendo lo scudetto, si impose al Brasile con un secco 3-0; fu la grande giornata di “Pecos Bill” Virgili autore di una doppietta. I viola in campo erano sette, con due juventini Viola e Boniperti, il sampdoriano Bernasconi e un genoano, l’anziano ma sempre valido Carapellese.

Formazione: Viola, Magnini, Cervato, Chiappella, Bernasconi, Segato, Boniperti, Gratton, Virgili, Montuori e Carapellese.

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25 Aprile 1956. Italia-Brasile 3-0. Da sinistra in piedi: Carapellese, Cervato, Virgili, Magnini, Gratton, il massaggiatore Farabullini; accosciati: Boniperti, Bernasconi, Chiappella, Segato, Montuori, Viola

Era arrivato dunque anche il momento per la Nazionale Italiana di attraversare l’Oceano per affrontare argentini e brasiliani. Accadde in quella stessa estate del 1956 e si trattò di due sconfitte, pur onorevoli.

A Buenos Aires 24 giugno 1956, stadio Monumental (sede del River).

Argentina-Italia 1-0. Italia: Viola, Magnini, Cervato, Chiappella, Bernasconi, Segato, Muccinelli, Gratton, Virgili, Pozzan (Pivatelli), Prini.

A Rio de Janeiro, 1 Luglio 1956, stadio Maracanà

Brasile-Italia 2-0. Italia: Viola, Magnini, Cervato, Chappella, Bernasconi, Segato, Muccinelli, Gratton, Virgili,. Montuori, Prini.

La strada era ormai aperta e gli incroci Italia – Sud America si fecero sempre più frequenti anche per via dell’intensificarsi del calendario internazionale.

Due finali mondiali tra Brasile e Italia (Azteca ’70, Pasadena ’94) a favore dei carioca, una drammatica semifinale perduta ai rigori in quel di Napoli dall’Argentina nei mondiali di Italia ’90, l’eliminazione con botte dal Cile padrone di casa nel Mondiale del ’62: tanto per citare a memoria alcune tappe.

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“Mundial” 1982. Da sin. in piedi: Zoff, Antognoni, Scirea, Graziani, Collovati, Gentile (spietato marcatore di Maradona e Zico) accosciati. Paolo Rossi, Bruno Conti, Cabrini, Oriali, Tardelli

Per chiudere come si deve doveroso il ricordo del secondo girone eliminatorio al Mundial spagnolo dell’82. Due gare davvero storiche con l’Italia di Bearzot capace di imporsi prima all’Argentina 2-1 e poi, in una gara di straordinaria intensità e pathos 3-2 ad un super, ma distratto e supponente come nel ’38, magno Brasile.

 

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