LA STORIA DELLA SERIE D: Albenga, Savona, Vado e Alassio record di presenze in 56 edizioni

di LUCIANO ANGELINI e FRANCO ASTENGO

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Per i biancoblù indimenticabile la stagione 1958-59 con la squadra del presidente Del Buono e dell’allenatore Pelizzari. Cairese, Carcarese, Veloce, Varazze, Andora e Loanesi le altre savonesi. Il ritorno del Finale, dopo oltre 50 anni di assenza, e del retrocesso Savona.

 Il  Savona ritorna mestamente in Serie D e vale allora la pena fare un poco di storia di questo campionato, che tanto fa penare i tifosi, che ambirebbero (giustamente) ad una collocazione più consona al blasone degli  “striscioni biancoblù”.  Di contro si segnala il ritorno a questo livello del Finale che mancava da oltre cinquant’anni. E che la prossima stagione vivrà un derby inedito con il Savona.

Il torneo fu istituito, con la storica denominazione di IV Serie con l’annata 1952-53, trasformandosi successivamente in Serie D, Interregionale, Campionato Nazionale Dilettanti e nuovamente Serie D, ma mantenendo pressoché inalterate le caratteristiche di fondo, sia sul piano tecnico-agonistico, sia rispetto ai criteri di suddivisione geografica tra i vari gironi in cui le partecipanti sono suddivise.

In quel momento, cinquantasei anni fa, il calcio italiano era in fase di ristrutturazione degli organici dopo il periodo post-bellico e si era deciso di rendere estremamente selettiva la Serie C, formata da un unico girone nazionale ed istituendo così un campionato di raccordo tra i gironi regionali e, appunto, questa nuova Serie C (la formula a “girone unico” fu mantenuta sino alla stagione 1958-59 quando si passò ai due gironi (si affermarono il Mantova di Giancarlo Tonoli ed il Catanzaro) e, nella stagione successiva si passò ai tre gironi, rimasti tali sino all’annata ’78 -79 quando si arrivò alla famigerata e sciagurata suddivisione tra C1 e C2, la cui denominazione è mutata, proprio in questi mesi, in quella di Lega Pro di Prima e Seconda Divisione, un’altra scelta infelice.

La IV Serie o serie D ha, quindi, rappresentato un importante punto di mobilitazione ed attivizzazione della provincia calcistica italiana (anche se, nel corso degli anni, si è modificato più volte il numero dei gironi (all’inizio erano sei, poi si verificarono allargamenti: negli anni’80 si arrivò perfino a contare 16 “poule”, per poi tornare indietro, sino all’assestamento attuale).

Le squadre savonesi sono state incluse, nella maggior parte delle occasioni, nel classico girone A, con squadre piemontesi e lombarde (qualche volta ci sono state anche le toscane, anche se la presenza di quest’ultima è stata legata ad occasioni più rare che hanno visto le liguri nei gironi D o E).

Parlavamo della profonda provincia del calcio italiano, ma ciò non toglie che in serie D siano capitate, per via di crisi più o meno passeggere, anche compagini che avevano frequentato i “piani alti” del calcio italiano. Soltanto guardando indietro di pochi mesi, al termine del campionato 2007-2008 troviamo Alessandria e Como al vertice dei gironi A e B; ma ricordiamo anche Pisa e Livorno, nello stesso girone del Savona e poi il Bari, il Venezia, il Taranto, il Messina, la Triestina, tante altre illustri protagoniste del calcio italiano, costrette temporaneamente a militare in questo campionato.

La provincia di Savona è stata rappresentata, nel corso di questi 56 anni, da 10 società, via, via, alternatesi sulla scena.

Ricordiamo, allora, presenze e primati. Il record spetta all’Albenga con 26 partecipazioni (miglior risultato per gli ingauni il 2° posto nella stagione ’87-88. La promozione in Serie C fu mancata per soli due punti rispetto alla Juve Domo, dalla forte compagine allenata da Mialich ed imperniata su Ancona, Alfano, Di Napoli, Bado, Belvedere); segue con 24 presenze il Savona (tre successi finali, in Serie D, per i biancoblù, senza contare il primo posto della stagione ’91-92, perduto nello spareggio di Casale avversario l’Oltrepo. Le vittorie savonesi risalgono all’annata ’58-59, grazie alla squadra di Del Buono e Pelizzari con Galindo, Ferrero, Persenda, Mariani, Ciglieri, rimasta sempre nel cuore dei tifosi, ed alla stagione 2001-2002 legata allo spareggio di Voghera vinto sull’Ivrea e a quella assolutamente dominata nel 2009-2010); 23 partecipazioni per il Vado, appena retrocesso dopo lo spareggio con la Fezzanese (3° posto al termine della stagione 57-58: una squadra granitica, allenata da Vessillo Bartoli, con la difesa imperniata su Magnetto, Murialdo, Vacca, Martinucci, “Gian” Negro e 4° posto nella stagione 2003-2004, conquistato dalla squadra allenata da Mango ed “illuminata” dal goleador Iannolo).

Otto partecipazioni per l’Alassio, salito al termine della stagione ’61-62 dopo un appassionante duello con il Vado, e fermatasi a questo “piano nobile” fino all’annata ’69-70 (miglior piazzamento per le “vespe” proprio nel ’62-63: 5° posto,era la compagine allenata da “Budda” Campanelli, con Zenari, Maglioni, Lunetta, Grillo, Armella); 6 presenze per la Cairese (con 1 successo finale nella stagione ’84-85, mentre nella stagione appena precedente, ’83-84, i gialloblu persero lo spareggio di Torino con la Pro Vercelli); 5 partecipazioni per il Finale (dal ’60-61 al ’64-65, stagioni d’oro per il clan giallorosso del presidente Chiesa, con Marchisio, Cresci, Negro, Bergallo, Tognato ).

Da non dimenticare le tre presenze della Veloce (tra il ’55-56 ed il ’57-58. Si trattava della davvero “mitica” compagine messa su dal duo Besio-Levo, allenata da Borgo e, successivamente, in quel periodo, anche da Tortarolo e Manlio Bacigalupo. Vogliamo ricordare l’intera rosa della prima stagione dei granata a quel livello, ’55-56:  Bruno Ferrero, Gambetta, Rinaldi, Ballauco, Bith, Cepporina, Marchese, Tommasini, Sesena, Storelli, Luciano  Grazzini, Castanini, Gianni Folco, Pepè Minuto).

Tre partecipazioni per l’Andora (’83-84, ’84-85, ’85-86 sotto la guida di Sinagra e Spigno); due presenze per il Varazze (’57-58 e ’84-85); due partecipazioni per la Carcarese (’88-89 e ’89-90). Soltanto una “toccata e fuga” per la Loanesi del presidente Piave (ottavo posto nella stagione 2004 -2005), poi esclusa per “cavilli” burocratici.

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